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ITALIA

Siamo al top in area

Lavoro. Ocse, in Italia disoccupati più che raddoppiati da 2006

E’ un quadro a tinte fosche quello del rapporto Ocse sull’occupazione del nostro paese. Tutti gli indicatori hanno il segno meno e il futuro parla di giovani a rischio e di divario digitale  

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Siamo un paese di disoccupati e a forte rischio disoccupazione. Queste le immagini scattate dal rapporto sull'occupazione presentato oggi dall'Ocse. La quota di lavoratori sotto occupati in Italia è più che raddoppiata dal 2006, ed è ora la più alta tra i paesi Ocse''. La cifra di lavoro temporaneo, rileva ancora il rapporto, ''è superiore alla media Ocse ed è cresciuta notevolmente nell'ultimo decennio''.  I contratti a tempo determinato si collocano al 15,4% del lavoro dipendente contro una media nell'area Ocse dell'11,2%; quelli a tempo parziale breve, cioè da 1 a 19 ore settimanali, al 15,2% del lavoro dipendente contro una media Ocse al 15,9%.

Le regole e istituzioni del mercato del lavoro svolgono un ruolo importante nel proteggere i lavoratori, ma molti di coloro che hanno contratti 'atipici', dunque non a tempo indeterminato, spiega l'Ocse, ''Spesso hanno protezioni solo parziali. Le tutele dei lavoratori, atipici possono essere rafforzate estendendo alcuni diritti anche a chi sta nella zona grigia tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, compresi molti lavoratori delle piattaforme digitali".
 
Divario digitale
Molte persone, rileva il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria nell'introduzione del rapporto, sono state lasciate indietro dalla globalizzazione e esiste un divario digitale che crea disuguaglianza per genere e ceto socio-economico. Non tutti, infatti, sono stati in grado di beneficiare dei migliori posti di lavoro che sono stati creati e molti sono bloccati dal lavoro precario con una retribuzione bassa e un accesso limitato o nullo alla protezione sociale Italia e formazione Il sistema italiano di formazione permanente non è grave; attrezzato per le sfide future. Solo il 20,1% degli adulti in Italia ha partecipato a programmi di formazione professionale nell'anno precedente la rilevazione. E' questo quadro del nostro paese che i dati del rapporto dell'Ocse fotografano tra lavoro e formazione. Solo il 60% delle imprese, con almeno 10 dipendenti, guarda ad una organizzazione internazionale, offre formazione continua ai propri dipendenti, contro una media europea Ocse del 75,2%.
 
Il nodo del lavoro autonomo
C'è poi il nodo del lavoro autonomo, che può mascherare un lavoro di fatto "dipendente": in Italia l'incidenza era pari a quasi al 22% nel 2017 contro una media Ocse del 14,2% e il gruppo più vulnerabile è quello dei lavoratori autonomi che dipendono finanziariamente da un solo cliente. E' aumentata la polarizzazione del lavoro, con il progressivo svuotamento delle qualifiche. Il numero di chi prende una qualifica media è calato in Italia del 9,3%, mentre quello di chi ne ha una bassa è aumentato del 4,5% e le alte qualifiche del 4,8%. Le medie Ocse: sono tutte  +1,9%,-9,5% e +7,6%.
 
Scivolano i salari
I rischi di un salario basso sono aumentati più della media Ocse per i lavoratori dipendenti con un livello di istruzione medio o basso. Lo 'scivolamento' è ancora più evidente tra i giovani, anche istruiti. Tra il 2006 e il 2016 la quota dei giovani con grado di istruzione medio è aumentata del 3,5% nei posti a bassa retribuzione, è diminuita del 2,5% in quelli a paga media e dell'1% in quella meglio retribuita. non va meglio per i giovani con un alto grado di istruzione. La quota finita nella fascia di basso salario è aumentata dell'8%, quella con retribuzione media è diminuita dell'8,8% e quella con salario elevato è aumentata solo dello 0,8%. Inoltre il premio retributivo dei laureati sui diplomati è calato del 2%.
 
La disoccupazione parla giovane
Sono i giovani a correre i maggiori rischi di ritrovarsi senza lavoro: l'incremento è del 14%, il terzo più  alto dell'Ocse contro il +3,7% dei 25-54enni e il -1,5% dei più anziani. E - come nota l'Ocse - molti di coloro che hanno contratti 'atipici' (non a tempo indeterminato) spesso hanno protezioni solo parziali.

Il futuro
Per aiutare i lavoratori più vulnerabili a destreggiarsi in un mercato del lavoro in rapido cambiamento è fondamentale, dice il rapporto Ocse, c'è bisogno di una formazione permanente, ma il sistema italiano "non e' attrezzato per le sfide future". Solo il 20,1% degli adulti in Italia ha partecipato a programmi di formazione professionale nell'anno precedente alla rilevazione. Inoltre, solo il 60% delle imprese (con almeno 10 dipendenti) offre formazione continua ai propri dipendenti, contro una media europea Ocse del 75,2%. C’è un grande divario circa il 38% nell'accesso alla formazione professionale tra lavoratori ad alta e bassa qualifica, poco sotto la media Ocse (39,3 punti). La contrattazione collettiva può integrare le politiche pubbliche nel campo della formazione.
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