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MONDO

Lunedì 11 ottobre

Le notizie dal mondo, la rassegna stampa internazionale

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di Paolo Cappelli L'America è tornata, scrive l'ex segretario generale NATO Fogg Rasmussen sul Wall Street Journal, è l'Europa che non ha capito che il mondo è cambiato e il pericolo, concreto e urgente, è la Cina. Ma l'Europa fa i conti anche con l'assestamento post pandemia: dopo le elezioni, la Germania è sempre alla ricerca di un governo post Merkel. La Francia si avvicina alle presidenziali e un piccolo Paese un tempo Impero tenta l'arrocco per non vedere sgretolarsi governo e maggioranza...  


Der Standard
I Verdi escludono il ritorno di Kurz in questo governo
Vienna - Il vice-cancelliere Werner Kogler (Verdi) ha incontrato ieri il cancelliere designato Alexander Schallenberg (ÖVP), dicendosi felice di "aprire un nuovo capitolo nella cooperazione di governo". Il nuovo cancelliere sarà incaricato formalmente dal presidente federale Alexander Van der Bellen oggi e avrà un compito impegnativo. Sebastian Kurz aveva aperto la strada a questo arrocco con le sue dimissioni da cancelliere sabato sera. Ha fatto questo passo, ha spiegato, per prevenire il caos e risolvere lo stallo causato dalla richiesta dei Verdi di una "persona irreprensibile" come cancelliere. Kurz rimane leader del partito e come deputato sarà provvisoriamente protetto dalla sua immunità da ulteriori passi investigativi da parte dell'ufficio del procuratore anti corruzione. Tuttavia, lui e il Partito Popolare hanno già dichiarato l'intenzione di rinunciare all'immunità.

Diplomatico cancelliere
Con Alexander Schallenberger diventa cancelliere federale un diplomatico di professione e un fedelissimo di Sebastian Kurz

Kleine Zeitung
"La vendetta sarebbe veleno"
Dopo il cambio forzato del cancelliere federale interrogativi sulla tenuta della coalizione. L'ex presidente della Stiria Herman Schutzenhofer invita i Popolari a non cercare rivalse sui Verdi e questi ultimi ad astenersi da toni trionfalistici. Determinante nel passo indietro di Kurz l'orientamento dei Popolari nei Lander


Die Presse
Il cancelliere e il cancelliere ombra
Oggi l'attuale ministro degli esteri Alexander Schallenberg sarà nominato cancelliere. Solo pochi giorni dopo che sono state rese note le indagini contro di lui per sospetta  istigazione all'appropriazione indebita e alla corruzione, l'era Kurz è giunta ad un rapido epilogo. Da un punto di vista giuridico, il cancelliere federale in Austria non ha modo di intervenire negli affari di governo dei singoli ministeri a differenza della Germania, dove il Cancelliere ha una funzione di indirizzo più forte. Nella realtà, in Austria il Cancelliere ha un ruolo forte perché - a parte brevi fasi di transizione - è stato anche sempre il capo del partito più forte e ha potuto far valere le sue idee con il suo peso politico. Questo non è il caso di Schallenberg, che non è il leader dell'ÖVP. Come cancelliere, proverà a guidare un governo che molti vedono condizionato dal suo predecessore, Sebastian Kurz, che - come ha affermato la leader dell'SPÖ Pamela Rendi-Wagner  diventerà una sorta di "cancelliere ombra".

FAZ
Arrocco alla cancelleria federale salva la coalizione di governo in Austria

La CDU discute il suo riposizionamento
Cosa può imparare l'Unione da quanto sta succedendo in Austria? Al momento, scrive Jurge Kaube, l'Unione sembra fissata sulla leadership e l'analisi della sconfitta riflette la convinzione diffusa di una campagna elettorale segnata dalla debolezza, dalla scelta del candidato cancelliere sbagliato, dal suo comportamento goffo, dal mancanto sostegno, per dirla con un eufemismo, da parte dei suoi nemici di partito. C'è qualcosa di vero in tutto questo. Ma lo sventramento programmatico di un partito si vede anche quando la linea del suo rinnovamento insegue unicamente il desiderio di un grande capo che, a sua volta, dovrebbe essere solo grande animale alfa, possibilmente senza caratterizzazioni programmatiche. Magari, dicevano molti nella CDU, come Sebastian Kurz, convincente con i media, attento alle energie populiste, modernamente conservatore. Ora, se solo la metà di quanto scrivono i giornali in Austria, su fondi pubblici dirottati nella campagna elettorale di Kurz, è vero, la lealtà cieca di un partito a una persona ha un prezzo elevato. Lo stile non deve essere così volatile e non programmatico come quello della Merkel. Potrebbe definirsi forse borghese, conservatore o liberal-conservatore solo se fosse in grado di articolarsi in termini di contenuto prima che di leader

Handelsblatt
Ipoteca per il semaforo
Quando gli esploratori della SPD, dei Verdi e dei Liberali si incontreranno di nuovo oggi, uno dei temi con il maggior potenziale di conflitto sarà la futura politica energetica e climatica. I rappresentanti dell'industria, gli esperti e gli scienziati chiedono un cambiamento di rotta e mettono in guardia con urgenza contro un ulteriore aumento degli obiettivi di protezione del clima. "Non dovremmo ora gettare altri bastoni tra le gambe del prossimo governo chiedendo obiettivi ancora più severi per il 2030", ha detto Andreas Kuhlmann, capo dell'Agenzia tedesca per l'energia (Dena), in un'intervista a Handelsblatt. Per l'economista Veronika Grimm, la legge sulla protezione del clima, recentemente inasprita, si è rivelata inutile. Il "corsetto rigido" della legge rende la protezione del clima "particolarmente costosa e inefficiente", perché prescrive obiettivi troppo impegnativi a vari settori come i trasporti o l'industria. SPD e i Verdi li hanno fatti propri, mentre la FDP teme il "caos economico pianificato". Oltre alla politica climatica, anche la politica fiscale è controversa. Il segretario generale Volker Wissing ha ribadito il rifiuto dell'FDP di aumentare le tasse.

Tagesspiegel
I liberali confermano la linea rossa in questi colloqui con SPD e Verdi. Il responsabile del gruppo parlamentare FDP, Marco Buschmann, conferma il quadro di una possibile alleanza:"Le linee rosse del FDP sono ben note : nessun aumento delle tasse e nessun allentamento del freno all'indebitamento della nostra Legge fondamentale" , "i colloqui devono mostrare se c'è energia per uno slancio in avanti. Finora tutto è stato molto serio e professionale. È chiaro a tutti i soggetti coinvolti: si tratta del nostro Paese".

Lotta di potere nella CDU
"Il rinnovo è possibile, basta volerlo", una bella frase. E se sarà fortunato, il ministro federale dell'Economia Peter Altmaier sarà ricordato per queste parole. Almeno nel suo partito, la CDU. Perché Altmaier e il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer rinunceranno ai loro mandati nella prossima legislatura, il 20° Bundestag.
I due politici della Saar, 63 e 59 anni, lasciano spazio a democristiani più giovani che altrimenti non ce l'avrebbero fatta a causa del pessimo risultato elettorale dell'Unione: Nadine Schön, 38 anni, e Markus Uhl, 41. E Altmeier ha detto che l'Unione deve ora accettare la situazione e assumere il ruolo dell'opposizione. Solo allora sarà possibile rinnovare. Ma Armin Laschet, che vuole anche un nuovo inizio, vuole guidare lui stesso la ricerca di un successore. Cresce il risentimento nel comitato esecutivo della CDU per il suo passo indeciso. "Sono cavoli e barbabietole", si lamenta un membro. La sessione costitutiva del prossimo Bundestag è il 26 ottobre. Ma prima i comitati della CDU si riuniscono già oggi, prima il presidium (22 membri), poi il comitato esecutivo (presidio più altri 26 membri). Laschet dovrà fare chiarezza: quando sarà eletto il nuovo presidente della CDU?

Liberation
Macron, presidente dei ricchi
L'ora dei conti. Inchiesta di Liberation: in 5 anni la redistribuzione è avvenuta a favore dei più agiati, con 1178 euro di guadagno medio rispetto ai 346 euro per i meno abbienti. Il governo cerca un'ultima vetrina con l'ultima legge di bilancio che comincia oggi il suo iter parlamentare. I Francesi non vedono alcun miglioramento del loro livello di vita: conversazioni in un parcheggio dell'ipermercato


Le Figaro
Orizzonti, il nuovo partito di Edouard Philippe, suscita interrogativi nella maggioranza
Lanciando la nuova forza politica sabato a Le Havre, città di cui è sindaco, l'ex primo ministro ha rinnovato il sostegno a Emanuel Macron alle presidenziali 2022 ma ha aggiunto di guardare molto più lontano. Giudica insufficiente o esaurita l'esperienza di LREM?

L'attivismo della Cina, una minaccia per l'Occidente
Pechino utilizza tutti i mezzi della sua potenza per aumentare la sua influenza nel mondo e denigrare il modello liberale. Una sfida che le democrazie cominciano a prendere sul serio solo ora, organizzandosi per vigilare sugli investimenti cinesi all'estero

WSJ
fusioni nel settore tech per 11 miliardi

Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO, 2009-14.
Il compiacimento dell'Europa aumenta la sfida della Cina
Dopo il caotico ritiro dell'Afghanistan e l'annuncio delle nuove relazioni di difesa degli Stati Uniti con l'Australia, molti europei mettono in dubbio l'affermazione dell'amministrazione Biden secondo cui l'America è "tornata". E quanti bramano la cosiddetta autonomia strategica europea hanno ripreso a battere il tamburo affinché l'Unione europea si sganci dagli Stati Uniti. È tempo che gli europei si confrontino con la nuova realtà globale: l'America è tornata, ma il mondo è cambiato. Ci sono ancora minacce alla sicurezza in Europa, non da ultimo dalla Russia, ma per Washington la priorità è la campagna di egemonia di Pechino. È la giusta priorità. Se l'America perde il suo dominio nell'Indo-Pacifico, si scatenerà un'onda d'urto negli equilibri di potere globale che travolgerà anche l'Europa. Contro tali probabilità, gli Stati Uniti e l'Europa dovrebbero lavorare insieme, non in competizione, nella regione indo-pacifica.
Finora l'Europa ha cercato di fungere da forza di equilibrio tra Stati Uniti e Cina. La politica europea è ancora troppo guidata dal mercantilismo, come dimostra la corsa di Francia e Germania a firmare un accordo di investimenti con la Cina a fine 2020.
La posta in gioco è se vogliamo che i nostri figli e nipoti crescano in un mondo governato dall'America democratica o dalla Cina comunista. L'Europa non può stare a guardare in questa battaglia e aspettarsi che lo zio Sam paghi il conto.

Le Parisien
La bella vittoria dei bleus








L'Equipe
un'altra coppa a casa








Marca
Stanno uccidendo il calcio
un'interpretazione incomprensibile del VAR su una nuova e ridicola regola del fuorigioco punisce la Spagna. Peggio ancora la spiegazione dell'arbitro a Eric Garcia: dovevi spostarti, Mbappé sarebbe stato in fuorigioco





Super deporte
Senza VARgogna








SPORT
Ingiustizia
Una grande nazionale cade conto la Francia grazie a un goal in fuorigioco di Mbappé
La squadra di Luis Enroque ha dominato ed è passata in vantaggio con Oyarzabal ma Benzema ha riaperto la partita con un golazo
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