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ITALIA

Accoglienza migranti

Riace, Pm ha chiesto condanna a 7 anni e 11 mesi di reclusione per Mimmo Lucano

Lucano: "Richiesta così alta dimostra che modello fa paura". L'ex sindaco è accusato di vari illeciti nella gestione dei migranti

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di Tiziana Di Giovannandrea Imputato per presunti illeciti nella politica di accoglienza dei migranti, per l'ex sindaco di Riace Domenico "Mimmo" Lucano il sostituto procuratore di Locri ha chiesto una condanna a sette anni e undici mesi di reclusione.

Lucano è accusato nel processo "Xenia" di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d'asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti nel centro della Locride, che era divenuto famoso in tutto il mondo per il modello di gestione dei migranti. 

Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, la Procura ha chiesto 4 anni e 4 mesi. L'accusa ha poi chiesto tre assoluzioni e per gli altri imputati condanne con pene da un minimo di 6 mesi a un massimo 7 anni e 11 mesi. Nella sua requisitoria il Pm ha sostenuto tra l'altro che "è stata smentita la tesi difensiva che parlava di processo 'politico' ".

Lucano, è l'ideale politico che vogliono distruggere
Domenico Lucano, che non era presente in aula, subito dopo la fine della requisitoria del Pm ha commentato: "La richiesta così alta è l'ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. È stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l'area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l'opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l'accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficoltà. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l'ultimo capitolo si deve ancora scrivere". "Alcune accuse - dice Lucano - sono completamente inventate. Il profilo che hanno tratteggiato non corrisponde al mio. Non sono io quello che vogliono fare passare". "Per me - prosegue - la politica è un ideale. Io ho solo creduto in un ideale. Ogni passo che ho fatto ha avuto queste motivazioni, per il riscatto delle persone che arrivano a Riace. La Procura insiste che io ho avuto motivazioni politiche legate a candidature. Quello che non dice il Pm è che io non mi sono mai candidato se non al Comune di Riace rifiutando proposte come quella al Parlamento europeo, alle politiche e alle regionali. All'inizio mi hanno accusato di aver fatto sparire milioni di euro, poi il teorema della Procura è cambiato perché il dibattimento ha dimostrato che non era vero e così hanno ripiegato su motivazioni politiche inesistenti". 

Legali Lucano, non condividiamo argomentazioni Pm 
"Riteniamo che le conclusioni del Pm non si commentano ma si ascoltano per poi replicare quando la difesa prenderà la parola". Lo hanno detto i difensori di Mimmo Lucano, gli avvocati Giuliano Pisapia e Andrea Daqua al termine della requisitoria del processo "Xenia".  "In ogni caso - aggiungono i due legali - riteniamo che il dato emerso dall'istruttoria dibattimentale recepito dalla pubblica accusa diverga, e di molto, da quello che abbiamo recepito noi".  Non condividiamo, dunque, le argomentazioni e conclusioni della pubblica accusa che contesteremo sulla base di quanto emerso, anche documentalmente, nel corso del dibattimento". 
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