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ITALIA

Operazione "Gordio"

Mafia, maxi blitz contro il mandamento di Partinico: 81 arresti

L'inchiesta avviata nel 2017. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reati in materia di armi, droga, estorsione e corruzione. Arrestata anche una collaboratrice di giustizia

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Ottantuno arresti (63 in carcere e 18 agli arresti domiciliari) e 4 misure di obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. E' il bilancio dell'operazione "Gordio", diretta dalla Dda di Palermo, che ha portato allo smantellamento del mandamanto di Partinico, comune della provincia di Palermo, composto da 5 organizzazioni criminali. Gli 85 indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reati in materia di armi, droga, estorsione e corruzione.

Il blitz ha colpito il mandamento mafioso di Partinico, del quale sono state ricostruiti gli assetti criminali, ed è stato portato a termine dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo e dalla Direzione investigativa antimafia del capoluogo siciliano. I carabinieri - supportati dalle unità cinofile, dal Nucleo elicotteri e dallo squadrone Cacciatori di Sicilia, sono entrati in azione nelle province di Palermo, Trapani, Latina, Napoli, Roma e Nuoro, eseguendo settanta degli 85 provvedimenti cautelari complessivi. La Direzione investigativa antimafia è intervenuta nelle province di Palermo, Trapani, Roma, Milano, Reggio Calabria e Cagliari, e arrestato quattordici persone (dieci in carcere e quattro agli arresti domiciliari) e ne ha sottoposta una all'obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria, indagate, a vario titolo, per il reato di associazione finalizzata alla coltivazione, alla produzione e al traffico illeciti di sostanze stupefacenti. Tutti i delitti contestati sono aggravati dall'agevolazione a Cosa nostra o 'ndrangheta.

Nei confronti di tre promotori (Nicola Lombardo,  Nunzio Cassarà e Michele Vitale, 53 anni) di due delle cinque organizzazioni criminali individuate è stata ipotizzata l'appartenenza a cosa nostra partinicese, manifestata anche nel controllo di attività commerciali e imprenditoriali, nella risoluzione di controversie private.

L'inchiesta,  avviata nel novembre 2017 per far luce sui possibili collegamenti criminali tra Ottavio Lo Cricchio, imprenditore partinicese attivo nel settore vinicolo, e Michele Vitale ha portato tra l'altro all'arresto di Giuseppina Vitale,  detta "Giusy", in passato reggente del mandamento e poi collaboratrice di giustizia, attualmente non sottoposta al programma di protezione, di sua sorella Antonina Vitale e del figlio di quest'ultima Michele Casarubia,

Secondo gli investigatori, nel novembre 2018, Casarrubia, si era recato a Roma per trattare l'acquisto di un ingente quantità di droga con Consiglio Di Gugliemi, detto "Claudio Casamonica", personaggio apicale dell'omonimo clan romano, poi deceduto per Covid. All'incontro, interamente registrato, avrebbe partecipato tra gli altri proprio l'allora collaboratrice di giustizia Giusy Vitale. Le conversazioni registrate tra la donna e il nipote hanno messo in luce il supporto fornito dalla prima in relazione al traffico di stupefacenti. L'autorità giudiziaria ha quindi evidenziato come sia "pertanto assolutamente chiaro come la donna non si sia dissociata dall'ambiente criminale in genere e da Cosa nostra partinicese in particolare".

Tra gli indagati c'è anche un agente della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere Pagliarelli di Palermo. E' accusato di corruzione aggravata. Avrebbe favorito le comunicazioni all'esterno di Francesco Nania, tratto in arresto per associazione mafiosa nel febbraio 2018, perché individuato quale referente della famiglia di Partinico.

Documentate pure le "aderenze" tra alcuni degli indagati e diversi politici locali: acquisizioni in parte già utilizzate per promuovere l'accesso ispettivo insieme ad altri elementi rilevati da altre indagini. Nel luglio 2020, il Consiglio Comunale di Partinico è stato sciolto con decreto ministeriale su proposta della Compagnia carabinieri di Partinico "per ritenuti condizionamenti mafiosi dell'attività amministrativa". Il provvedimento ha riguardato esclusivamente Consiglio comunale, poiché nel maggio 2019 il sindaco aveva gia' rassegnato le proprie dimissioni.
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