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MONDO

Si rischia un ulteriore conflitto in Medio Oriente

Migliaia di iracheni al corteo funebre per Soleimani a Baghdad. La folla grida "Morte all'America"

Ancora segnali di guerra in Iraq nel giorno dei funerali del generale iraniano Qassem Soleimani. Due razzi hanno colpito nell'area verde di Baghdad. Un ulteriore attacco ha preso di mira la base aerea di Balad. Ferite tre persone. La coalizione anti-Isis riduce le operazioni, l'Italia e i partner Nato sospendono le missioni di addestramento in Iraq

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Migliaia di iracheni, in un mare di bandiere, hanno partecipato ieri mattina a Baghdad al corteo funebre per il generale iraniano Qassem Soleimani gridando "morte all'America". Il corteo dietro alla bara dell'uomo chiave del regime di Teheran e a quella del suo luogotenente in Iraq, Abu Mehdi al-Mouhandis, è sfilato tra le vie del distretto di Kazimiya, dove si trova un santuario sciita. Al termine, nella zona verde di Baghdad,  il funerale nazionale alla presenza di molti leader iracheni. I resti di Soleimani saranno poi portati in Iran, dove verrà sepolto con un'altra cerimonia al termine dei tre giorni di lutto nazionale proclamati dalla Guida suprema, l'ayatollah Khamenei.

Quella di ieri è stata  la prima di tre giornate di cerimonie funebri e che culmineranno martedì con la sepoltura del generale a Kerman, sua città natale. La salma lascia la capitale irachena per volare verso l'Iran.

Razzi sulla Green Zone a Baghdad e contro la base di Balad
Due colpi di mortaio sono caduti nella Green Zone, vicino all'ambasciata americana a Baghdad, in Iraq. La struttura, riferiscono corrispondenti locali, è stata circondata dalle forze speciali e la strada che vi conduce è stata chiusa.

Due missili Katyusha invece sono stati lanciati contro la base dell'aeronautica militare di Balad, a nord di Baghdad. La base, la più grande del Paese, dista 64 chilometri dalla capitale e si estende per oltre 25 chilometri quadrati.

Il premier iracheno alla cerimonia
Presente alla cerimonia anche il primo ministro iracheno, Adil Abdul Mahdi. Mahdi aveva detto che il raid americano è "una pericolosa escalation", "la scintilla di una devastante guerra in Iraq". 

Rohani: vendicheremo il sangue del martire Soleimani 
"Il sangue del martire Soleimani sarà vendicato il giorno in cui vedremo la mano malvagia dell'America essere tagliata via per sempre dalla regione", ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una visita ai familiari del generale Qassem Soleimani. 

Zarif a Guterres: conseguenze incontrollabili
Potrebbe avere "conseguenze incontrollabili" l'uccisione da parte degli Stati Uniti del comandante delle forze di Quds, Soleimani, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, durante una conversazione telefonica ieri sera. 

Pentagono: 2.800 soldati in viaggio verso il Medio Oriente
Circa 2.800 soldati americani sono in viaggio verso il Medio Oriente. Si apprende dal pentagono spiegando che le ulteriori truppe saranno dispiegate a protezione delle sedi diplomatiche e degli interessi usa nell'area.

Ambasciatore Iran all'Onu: azione militare chiama azione militare
"La risposta a un'azione militare è un'azione militare. Da parte di chi? Quando? Dove? Lo vedremo". Così l'ambasciatore iraniano all'Onu, Takht Ravanchi, in un'intervista alla Cnn. "Non possiamo rimanere in silenzio, dobbiamo agire ed agiremo", ha detto ancora sottolineando che il raid degli Stati Uniti contro il generale iraniano Ghassem Soleimani "è stato un atto di guerra contro il popolo iraniano". 

La Nato sospende le missioni di addestramento in Iraq
La Nato ha sospeso le missioni di addestramento in Iraq. Lo ha riferito un portavoce all'indomani dell'uccisione del generale iraniano Soleimani. Fonti del ministero della Difesa fanno sapere che anche l'Italia, assieme agli altri partner, per ragioni di sicurezza ha deciso di sospendere l'addestramento delle forze irachene.

La missione della nato in Iraq conta qualche centinaio di soldati e dall'ottobre 2018 addestra le forze del paese su richiesta del governo iracheno nell'ambito della lotta all'Isis. "La missione della Nato continua ma le sue attività di addestramento sono al momento sospese" ha spiegato White. Lo stesso portavoce ha poi confermato che il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha avuto una conversazione telefonica con il ministro americano per la difesa, Mark Esper dopo gli sviluppi recenti. 

Usa: coalizione anti-Isis ridimensionerà azioni 
La coalizione anti-Isis in Iraq ridimensionerà la portata delle sue operazioni per "ragioni di sicurezza", fa sapere un funzionario della Difesa Usa che guida la coalizione. "Condurremo limitate azioni contro lo Stato islamico assieme ai nostri partner laddove possano a loro volta sostenere i nostri sforzi", ha dichiarato il funzionario spiegando che gli Stati Uniti "hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle basi della coalizione in Iraq". 

Il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha ribadito l'impegno americano per la de-escalation. Pompeo ha riferito su Twitter il contenuto di due telefonate: in una ha informato il presidente iracheno Barham Salih "della decisione del presidente Donald Trump di intraprendere azioni difensive a protezione del personale americano". Pompeo ha aggiunto che gli Usa "restano impegnati nella de escalation". Nella seconda telefonata, Pompeo ha parlato con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, e su Twitter Pompeo aggiunge che anche gli Emirati Arabi uniti "sono preoccupati per le continue provocazioni militare del regime iraniano". 

Londra ai britannici: evitare viaggi in Iraq e Iran 
Il ministero degli Esteri britannico ha sollecitato i cittadini del Regno Unito a non recarsi in Iraq ed evitare viaggi "non necessari" in Iran dopo il raid Usa nel quale è stato ucciso il generale iraniano Soleimani. Lo riporta Sky News. 

La Germania rivede il livello di minaccia
I servizi di sicurezza della Germania hanno rivisto i livelli di minaccia interno e internazionale, a seguito dell'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani in Iraq. Il ministero dell'Interno ha confermato che un aggiornamento è stato inviato alla polizia dei 16 Land, così che possa prendere "le misure di sicurezza adeguate" per proteggere strutture statunitensi ed ebraiche. Secondo Welt am Sonntag, vari Land hanno già elevato i propri livelli d'allerta.

Francia, Macron: "Evitare campo di battaglia"
Il presidente francese Emmanuel Macron ha telefonato al presidente iracheno Barham Saleh, al quale ha ribadito l'impegno del governo "per la stabilità, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Iraq, sottolineando che la stabilità del Medio Oriente richiede che si lavori per risparmiare l'Iraq dalle ripercussioni delle crisi internazionali e regionali". Lo riferisce l'agenzia di stampa di Baghdad Nina, secondo il quale Macron ha affermato che "tutti dovrebbero lavorare per impedire che l'Iraq diventi un campo di battaglia tra le parti in conflitto nelle crisi internazionali e che i partner continuino a sostenere lo stato iracheno e le sue istituzioni per mantenere la sicurezza e la sovranità". "L'escalation di tensione in Medio Oriente non è una casualità. La Francia ha due priorità che condivide con i dirigenti interessati che ho sentito: la sovranità e la sicurezza dell'Iraq, insieme alla stabilità della regione e la lotta al terrorismo. Niente ci distoglierà da questi obiettivi", così il presidente francese Emmanuel Macron su Twitter.

Papa: chiediamo al Signore il dono della pace
"Dobbiamo credere che l'altro ha il nostro stesso bisogno di pace. Non si ottiene la pace se non la si spera. Chiediamo al Signore il dono della pace!". Lo afferma papa Francesco in un nuovo tweet, mentre la situazione internazionale è percorsa dai timori di nuovi conflitti.


La Cina esorta gli Usa a "non abusare della forza"
La Cina ha esortato gli Stati Uniti "a non abusare della forza" militare: lo ha detto il ministro degli Esteri, Wang Yi, che ha parlato al telefono con il suo omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif, e che ha esortato gli Usa a utilizzare "il dialogo" per la soluzione delle crisi internazionali. 
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