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MONDO

Scontri davanti alla Casa Bianca

Morte Floyd, 1.400 arresti per le proteste. Trump: media impegnati a fomentare odio e anarchia

345 arresti e 33 agenti feriti nella sola New York. Un morto a Indianapolis, un agente pugnalato a Jacksonville. Trump annuncia che il movimento Antifa sarà inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. A Minneapolis, col pugno alzato tra la folla, sfilano gli assi del basket e del football Usa. Il sindaco ha decretato un'altra notte di coprifuoco. La famiglia di Floyd chiede accusa di "omicidio premeditato"

Madison, Wiscounsin (Steve Apps/Wisconsin State Journal via AP)
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Coprifuoco in oltre 25 città di 16 Stati americani. In una decina di queste, tra cui la capitale Washington DC, è intervenuta la Guardia nazionale. E finora sono state arrestate circa 1.400 persone.

E' la violenta rabbia che sta attraversando gli Stati Uniti come una valanga, innescata a Minneapolis lunedì con la tragedia di George Floyd, afroamericano padre di famiglia morto dopo essere bloccato a terra con un ginocchio dall'agente di polizia, Derek Chauvin, durante l'arresto.

E proprio a Minneapolis la polizia è intervenuta, per la prima volta, con cariche contro le centinaia di persone che avevano violato il coprifuoco. Una donna è stata trovata morta sul sedile posteriore di un'auto dopo la seconda notte di violenti scontri. Secondo quanto riferito dalla polizia a una affiliata Cbs, si tratta di una donna sui trent'anni con "trauma visibile" sul corpo. L'auto si trovava nell'area dei disordini, in mezzo alla strada tra la 17esima e la Bryant Avenue. Secondo un portavoce della polizia, John Elder, citato dal giornale del Minnesota Pionee Press, l'automobile era bruciata e a breve distanza è stato trovato il corpo di un uomo con "evidenti" segni di "traumi".

Bilancio pesante a Indianapolis, nell'Indiana, dove una persona è stata uccisa e altre tre sono rimaste ferite a colpi d'arma da fuoco. Si tratta della quarta vittima dall'inizio della proteste.     

In tutto il Paese, da New York a Los Angeles, da Ferguson a Tampa, sono stati dati alle fiamme commissariati e mezzi della polizia. Sono stati saccheggiati negozi e distrutte vetrine. Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in strada, chiedendo accuse più severe e altri arresti per la morte di Floyd. Nelle proteste, presi di mira i numerosi monumenti confederati che si trovano ancora negli Usa, in particolare negli stati del Sud.

Nel campus dell'Università del Mississippi, le parole "genocidio spirituale", insieme a impronte di mani rosse, sono state dipinte sui lati di un monumento confederato. A Charleston, nella Carolina del Sud, i manifestanti hanno deturpato una statua vicino a The Battery, un'area storica a sud della città. La base della statua dei difensori confederati, eretta nel 1932, è stata verniciata a spruzzo con le parole "Blm" e "traditori". Nella Carolina del Nord, la base di un monumento confederato al Campidoglio è stata contrassegnata con una X nera e con una frase che esprimeva disprezzo per la polizia, insieme alla parola "razzista". La questione dei monumenti confederati è stata particolarmente controversa nella Carolina del Nord, dove tali monumenti sono generalmente protetti dalla legge. Una battaglia di quasi due anni è stata condotta sul destino della statua di "Silent Sam" dopo che è stata rovesciata dai manifestanti nel campus di Chapel Hill, l'ammiraglia della University of North Carolina nel 2018. Un accordo legale raggiunto lo scorso novembre ha consegnato la statua a un gruppo di discendenti confederati, tenendola fuori dal campus. Anche una statua confederata fuori da un tribunale di Durham è stata demolita dai manifestanti.  

A Jacksonville, in Florida, un agente di polizia è stato "pugnalato o ferito al collo ed è attualmente in ospedale". Lo ha reso noto lo sceriffo Mike Williams, riporta la Cnn. Il sindaco di Jacksonville, Lenny Curry, ha spiegato che la protesta è iniziata con 1.200 persone pacifiche e famiglie rispettose e dopo che se ne sono andate si è trasformata in rivolte e violenze. Sono state arrestate diverse persone ma il numero esatto non è stato ancora reso noto. "Non lo tollereremo nella nostra città né lasceremo che la nostra città bruci", ha dichiarato il primo cittadino.

A Los Angeles, gli agenti hanno sparato proiettili di gomma e caricato i rivoltosi che hanno dato fuoco a un'auto della polizia. Scontri anche a Chicago e Philadelphia dove le forze dell'ordine non ha risparmiato su spray al peperoncino e granate stordenti.

A Denver, in centinaia sdraiati con la faccia a terra e le mani dietro la schiena, gridando in coro 'Ican't breathe', per mimare la posizione in cui l'agente ha tenuto per 9 minuti George Floyd prima che morisse.

Il sindaco di Chicago ha annunciato che il coprifuoco in centro città rimarrà in vigore e la Guardia Nazionale continuerà ad aiutare la polizia a rispondere alle proteste, scrive il sito della Cnn. Lori Lightfoot, la prima donna di colore e apertamente omosessuale alla guida della città, sta riducendo l'accesso al circuito, la sezione principale del centro di Chicago, e al quartiere centrale degli affari.

Tim Walzs, governatore del Minnesota, ha dichiarato che sta mobilitando l'intera Guardia nazionale di 13 mila membri dello Stato per occuparsi dei rivoltosi che hanno saccheggiato negozi e dato alle fiamme alcuni locali a Minneapolis e a St. Paul. Tutte le principali autostrade che conducono a Minneapolis sono state chiuse per non fare entrare chi viene da fuori espressamente per alimentare la rivolta.     

A New York la polizia di New York ha arrestato 345 persone nella notte tra sabato e domenica. Nei disordini 33 agenti sono rimasti feriti - alcuni in modo grave ma nessuno in pericolo di vita - e 47 mezzi della polizia sono stati danneggiati o distrutti. Lo riferisce Abc. Ma fanno discutere le nuove violenze degli agenti, in particolare dopo la pubblicazione di un video che mostra un'auto della polizia andare contro i manifestanti. Immagini che il sindaco Bill de Blasio ha definito "sconvolgenti" ma senza accusare gli agenti che "in questi giorni hanno subito cose orribili". "Vorrei che gli agenti avessero trovato un modo diverso", ha detto de  Blasio, accusando però i manifestanti di avere circondato e  attaccato il mezzo. Si è trattato, ha detto, di una "situazione  impossibile" nella quale gli agenti dovevano trarsi in salvo. Dichiarazioni che hanno innescato una polemica con la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, a sua volta esponente democratica.  Ocasio-Cortez ha dichiarato che "nessuno può lanciare un Suv su una folla di esseri umani". Sulla vicenda la polizia ha aperto un'indagine. 

Nonostante le reiterate minacce e accuse del presidente Donald Trump contro "anarchici e saccheggiatori", è stata una notte di scontri e tafferugli anche davanti alla Casa Bianca, con vetrine distrutte e cassonetti incendiati. 60 agenti sono rimasti feriti da lanci di "proiettili come mattoni, sassi, bottiglie, petardi e altri oggetti. Il personale è stato anche aggredito direttamente e fisicamente mentre veniva preso a calci, preso a pugni ed esposto a fluidi corporei" recita una nota del Secret Service ."Non permetterò a una folla arrabbiata di dominare, sono determinato a proteggere la democrazia e lo stato di diritto", aveva dichiarato Trump da Cape Canaveral che sono un diritto degli americani.

Nella sua telefonata ai familiari, secondo quanto raccontato dal fratello di Floyd, "non ha dato opportunità di parlare, come se avesse fretta di chiudere la conversazione".   "E' stato difficile. Tentavo di parlargli, ma lui continuava a respingermi come se dicesse 'non voglio sentire di cosa stai parlando'", ha spiegato Philonise. "Gli ho solo detto che voglio giustizia e che non potevo credere che avessero commesso un linciaggio della nostra epoca in pieno giorno".  Philonise ha parlato anche con Joe Biden: "Non avevo mai supplicato un uomo prima, ma gli ho chiesto giustizia per mio fratello. Ne ho bisogno. Non voglio vederlo su una maglietta come altri ragazzi. I neri non se lo meritano. Stiamo morendo tutti, le vite dei neri contano".  

Joe Biden, sfidante democratico di Trump nella corsa alla Casa Bianca (l'ultimo sondaggio di Abc News/Washington Post lo dà 10 punti sopra il presidente), ha comunque condannato le violenze. "Protestare contro tale brutalità è giusto e necessario, è una risposta assolutamente americana ma bruciare le comunità e distruggere inutilmente non lo è", ha dichiarato.

Robert O'Brien, il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, non pensa che ci sia un "razzismo sistematico" negli Usa. "Ci sono cattivi poliziotti che sono razzisti e ci sono poliziotti che forse non hanno il giusto addestramento", ha detto in un'intervista alla Cnn, aggiungendo che la polizia è danneggiata da "poche mele marce".

Intanto, Anonymous si è schierato a sostegno delle proteste. In un video pubblicato sull'account Twitter ufficiale dei cyberattivisti, il gruppo, dopo aver elencato decine di episodi in cui la polizia americana si sarebbe macchiata di crimini contro i cittadini, annuncia una vasta operazione in cui promette di smascherare poliziotti e politici coinvolti in questo e altri episodi di violenza hackerando siti istituzionali e profili delle forze dell'ordine. Il video, della durata di due minuti, è stato visto oltre mezzo milione di volte in poche ore solo sui canali ufficiali del gruppo di hacker. Ma sono centinaia di migliaia le volte in cui è stato condiviso.

Trump: media impegnati a fomentare odio e anarchia
Donald Trump accusa su Twitter i media di "fare tutto ciò che è in loro potere per fomentare odio e anarchia", di essere "fake news e davvero cattive persone con una agenda malata" nel coprire le proteste. Questo dopo che molti reporter sono stati presi di mira sia dai poliziotti sia dai manifestanti.

Antifa sarà inserita in lista terroristi
"Gli Stati Uniti designeranno Antifa come organizzazione terroristica" ha affermato il tycoon sempre in un tweet. Già ieri Trump aveva accusato il movimento antifascista della sinistra antagonista per le violenze nelle proteste. In tweet precedenti aveva invece lodato la Guardia nazionale per aver bloccato "gli anarchici guidati da Antifa", sostenendo che è quanto avrebbe dovuto fare il sindaco "la prima notte", e invitando gli altri governatori e sindaci democratici a fare altrettanto: "La Guardia Nazionale ha fatto un grande lavoro e dovrebbe essere usata negli altri Stati prima che sia troppo tardi".

Arresti e attacchi ai giornalisti
Da Minneapolis a Washington DC, da Louisville a Las Vegas, i giornalisti americani vengono aggrediti, minacciati e arrestati, mentre cercano di raccontare le proteste. Sono una decina i casi segnalati, riporta la Cnn in una lunga ricostruzione.

Il primo è stato proprio l'arresto eclatante di una troupe della Cnn a Minneapolis. L'ultimo, finora, è il fermo di due fotografi a Las Vegas. Un altro episodio sconcertante si è verificato sabato, quando Ian Smith, fotoreporter per la Kdka Tv di Pittsburgh, ha raccontato di essere stato "attaccato" dai manifestanti in centro. "Mi hanno calpestato e preso a calci", ha scritto in un tweet dal retro di un'ambulanza. "Sono pieno di lividi e sanguinante, ma sono vivo. La mia macchina fotografica è stata distrutta. Un altro gruppo di manifestanti mi ha tirato fuori e mi ha salvato la vita. Grazie!", ha aggiunto.

I giornalisti in generale vogliono che l'attenzione sia focalizzata sulle comunità che raccontano, non sui loro problemi di sicurezza. Insomma, un giornalista non vuole mai essere la notizia. Tuttavia, gli incidenti hanno suscitato preoccupazione per diversi gruppi di difesa della categoria. "I giornalisti hanno il chiaro diritto del Primo emendamento di coprire eventi pubblici", ha affermato il direttore della Freedom of the Press Foundation, Parker Higgins.

Da Londra a Berlino, la protesta diventa globale
Le proteste per la morte di George Floyd varcano i confini americani e cominciano ad assumere una dimensione di solidarietà globale con il movimento Black Lives Matter. A Berlino, migliaia di manifestanti si sono radunati sabato davanti all'ambasciata degli Stati Uniti, vicino all'iconica Porta di Brandenburgo. I manifestanti hanno esposto cartelli con le scritte "Black Lives Matter", "Justice for George Floyd" e "I Can't Breathe" ("Non riesco a respirare"). A Copenaghen, manifestanti in marcia intonando lo slogan "non c'è pace senza giustizia". Alcune persone si sono radunate davanti all'ambasciata americana esponendo cartelli che chiedevano giustizia per Floyd e mostrando solidarietà con i manifestanti statunitensi.

Ieri, in centinaia sono scesi in piazza anche a Londra e lo slogan "I Can't Breath" risuona anche oggi a Trafalgar Square, dove i manifestanti si sono dati appuntamento davanti alla National Gallery. "Se non puoi partecipare, ti preghiamo di inginocchiarti nel posto in cui ti trovi in segno di solidarietà, e di condividere. Vogliamo fare pressione sul governo americano e mostrare che si tratta di un problema mondiale", si legge in un post accompagnato dai video del raduno e condiviso con l'hashtag #LDNBLM. Proteste pacifiche sono in programma nella capitale britannica nei prossimi giorni a Hyde Park, in Parliament Square e davanti all'ambasciata degli Stati Uniti. 

Anche in Canada, migliaia di persone hanno affollato sabato il Christie Pitts Park di Toronto e hanno marciato in tutta la città verso il quartier generale della polizia in centro, manifestanto solidarietà per Floyd e anche per Regis Korchinski-Paquet, una donna morta la scorsa settimana dopo essere caduta dal suo balcone al 24esimo piano, dopo un intervento della polizia.

Bundesliga, Thuram Jr segna doppietta e si inginocchia per George Floyd
Il giovane attaccante francese del Borussia Mönchengladbach ha voluto prendere posizione in occasione delle due reti segnate contro l'Union Berlino in Bundesliga. Thuram Jr dopo ogni gol non ha esultato, ma si è inginocchiato e ha abbassato il capo per ricordare George Floyd. Il suo gesto ricorda quello di Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers nella NFL, diventato simbolo della lotta contro il razzismo negli Usa.

E a Minneapolis, pugno alzato tra la folla, sfilano assi Nba e Nfl
Pugno alzato alla Tommie Smith tra la folla: sfilano anche gli assi del basket Usa e del football tra la gente di Minneapolis che protesta per la morte di Floyd. Sei giocatori della Nba, la lega del basket fermatasi dopo la pandemia (potrebbe riprendere il 31 luglio), hanno sfilato in mezzo alla folla a Minneapolis.

Secondo quando documentano le immagini postate sui social e diffuse da alcuni media, JR Smith, attualmente 'freeagent' e Karl-Anthony Towns, star dei Minnesota Timberwolves, hanno sfilato accanto all'ex giocatore Nba Stephen Jackson, campione nel 2003 con San Antonio, che era amico personale di Floyd (i due erano cresciuti insieme in Texas), e all'attore Jamie Foxx. Erano con lui anche quando Jackson ha improvvisato una conferenza stampa in strada. Su Twitter molti utenti hanno sottolineato la presenza e l'atteggiamento di grande dignità di Towns, che di recente ha perso la madre, morta per coronavirus.  Ma hanno protestato in strada, tutti con la mascherina anti Covid 19 sul volto, anche Jordan Clarkson degli Utah Jazz, Jaylen Brown dei Boston Celtics, Justin Anderson dei Philadelphia 76ers (che reggeva un cartello con il disegno del pugno chiuso) e Malcom Brogdon degli Indiana Pacers, armato di megafono per dare ancora più voce all'indignazione sua e generale. Ma in prima fila c'era anche l'ex star del football americano Tyrone Carter, vincitore del Super Bowl 2008 con Pittsburgh ma anche ex dei Minnesota Vikings: era in prima fila, con giubbetto protettivo e pugno alzato alla Tommie Smith. La sua presenza non è passata inosservata.Ieri è scesa in strada anche Naomi Osaka, ex n.1 della classifica Wta e tennista più pagata al mondo nel 2019. In un post affidato a Instagram la ragazza, che vive negli Usa ed è di madre giapponese e padre di Haiti, ha ripreso i suoi piedi mentre cammina insieme ad altri manifestanti.  "Solo perché non ti sta succedendo nulla, non vuol dire che non stia succedendo nulla", è stato invece il suo tweet. La Osaka ha anche postato una foto del murales di Minneapolis con l'immagine di Floyd.



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