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MONDO

Sì ma con “numero chiuso”

Moschee e Pellegrinaggio alla Mecca

L’Arabia Saudita ha annunciato il pellegrinaggio musulmano con un “numero molto limitato” di fedeli a causa della pandemia del nuovo coronavirus

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di Leonardo sgura Dalla sera del 28 luglio i musulmani celebreranno Id Al-Adha, una delle celebrazioni religiose più importanti dell’Islam. Cinque giorni, dedicati al simbolico sacrificio del montone che il profeta Ibrahim dedicò a Dio, durante i quali non va rispettata alcuna forma di ascesi o digiuno. E’ in questo periodo che si svolge l’Hajj, il pellegrinaggio rituale verso la Mecca, che mobilita di solito due milioni e mezzo di fedeli ma che quest’anno sarà invece riservato solo a poche migliaia.

Muhammad Benten, ministro dell'Hajj in Arabia Saudita, durante una conferenza stampa virtuale ha ipotizzato “circa mille” persone, spiegando che la misura è stata decisa per garantire il distanziamento sociale e il contenimento del Coronavirus, che nel regno ha fatto 161mila contagi e 1300 vittime.

Era una decisione prevista, ma che ha comunque avuto un forte impatto sul mondo islamico. E’ infatti la prima volta che nei suoi quasi 90 anni di storia l'Arabia Saudita impedisce a tutti i musulmani di svolgere il pellegrinaggio alla Mecca.

In particolare, è stato deciso che i fedeli ammessi non dovranno avere più di 65 anni, saranno di nazionalità diverse, ma selezionate tra persone già residenti nel regno saudita, e che osserveranno la quarantena sia prima che dopo il pellegrinaggio.

L'hajj, almeno una volta nella vita è un dovere per ogni buon musulmano, cancella tutti i peccati passati e mette in sintonia il singolo con i valori del Corano. Ma Ahmed Al Tayeb, sceicco di Al Azhar, la voce più autorevole dell’islam sunnita, plaude alla decisione saudita: “E’ una scelta saggia, perché lo scopo più importante della legge islamica è quello di proteggere la vita umana”. Molti Imam stanno invitando i fedeli a donare ai poveri i risparmi messi da parte, spesso a costo di lunghi sacrifici, per sostenere il canonico pellegrinaggio nella “città santa”, da sempre interdetta ai non musulmani.

Le limitazioni sull’Hajj arrivano proprio nei giorni in cui l’Islam sta gradualmente tornando alla preghiera pubblica dopo tre lunghi mesi di restrizioni.

Nei giorni scorsi proprio Riyad ha deciso la riapertura delle moschee, anche alla Mecca, che riammetteranno i fedeli da domenica prossima, mantenendo comunque in divieto di assembramenti superiori a 50 persone. Anche l’Egitto ha deciso di autorizzare la riapertura delle moschee (e delle chiese copte) a partire dalla fine di questa settimana. “Ma solo per la preghiera quotidiana – precisa il primo ministro Moustafa Madbouly – perché resta il divieto per le funzioni collettive settimanali”: una misura che si inserisce nel piano di riapertura di tutti i locali pubblici come cinema, ristoranti, teatri, caffè, che sono autorizzati a ripartire ma con l’obbligo di chiudere alle 22 e non superare il limite del 25% della capienza. L’Egitto, che ad oggi conta oltre 57mila contagiati e circa 2300 morti su 100 milioni di abitanti, tenta in questo modo di limitare l’impatto economico del virus. Ma il governo annuncia che nel caso di una nuova impennata dei contagi è pronto a ripristinare il lockdown. Come è accaduto in Nigeria, dove il governo aveva programmato la riapertura delle moschee, ma è stato costretto a fare un passo indietro, ripristinando il blocco a tempo indefinito.
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