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POLITICA

Nessuna modifica alla Legge Mancino. Ora il testo torna alla Camera

​Negazionismo, sì Senato al ddl. Fino a 6 anni di carcere

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L'Aula del Senato dice sì con 134 voti a favore, 14 contrari e 36 astenuti al disegno di legge che introduce nell'ordinamento italiano l'aggravante del negazionismo. Ma lo fa tra mille polemiche e con l'opposizione che protesta perché di fatto viene messo ai voti, non il testo discusso e approvato in commissione Giustizia praticamente all'unanimità, ma l'emendamento messo a punto dal presidente della commissione Nico D'Ascola che è interamente sostitutivo del provvedimento. Tutto nasce da un "pubblicamente" che la commissione Giustizia del Senato e l'Aula nel suo complesso tentano di inserire nel ddl (arrivato alla sua terza lettura), per ben due volte. La prima volta, la Camera "rimedia" sopprimendo quella parola. Ma, al secondo tentativo, i Dem di Montecitorio, prima tra tutti la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti, insorgono spiegando che quel "pubblicamente" non c'entra nulla con l'aggravante del negazionismo. Bensì è "solo un'escamotage per modificare la Legge Mancino nel suo complesso, restringendone di fatto la portata e mettendone a rischio i processi in corso".
   
La critica scatena le ire del centrodestra di Palazzo Madama i cui senatori attaccano a più riprese la Ferranti, ma alla fine nella maggioranza si conviene e si fa marcia indietro riconoscendo, come fa in Aula Giuseppe Lumia, che quella modifica con l'aggravante del negazionismo, che è un articolo a parte aggiuntivo nella Legge Mancino, non c'entra niente. I tecnici della Camera, quando si soppresse il "pubblicamente" la prima volta, spiegarono che inserendolo avrebbero di fatto depenalizzato la Legge Mancino" contro le discriminazioni razziali, ma non vennero ascoltati. E oggi la senatrice del Carroccio, Erika Stefani, spiega in Aula il perché: "Noi della Lega è da tanto che chiediamo di modificare la Legge Mancino che è di fatto una normativa che appartiene al ventennio fascista e che è utilizzabile per fini diversi rispetto a quelli originari". E il ddl contro il negazionismo era sembrato un buon "contenitore" per farla passare. Ma lo stop del presidente D'Ascola, arrivato dopo diverse riunioni di maggioranza anche al ministero, ha bloccato ogni velleità anche da parte di FI.
 
Così oggi passa solo l'aggravante che prevede la reclusione da 2 a 6 anni "se la propaganda ovvero l'istigazione e l' incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione si fondano in tutto o in parte sulla negazione della shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra". E si toglie tutta la parte, inserita stavolta alla Camera, che legava l'aggravante a "fatti accertati con sentenza passata in giudicato" pronunciata da organi di giustizia internazionali. Modifica che fa tornare il ddl nuovamente all'esame di Montecitorio.
   
Ma anche sull'introduzione dell'aggravante del negazionismo (che diventa l'articolo 3-bis della Legge Mancino) le critiche non mancano. "Si introduce un reato di opinione del quale nessuno sentiva il bisogno - afferma in Aula Gaetano Quagliariello di Idea - si attribuisce ai giudici un'ampia discrezionalità da loro non richiesta e, accostandola ad altri crimini genericamente intesi, si nega di fatto la specificità e l'unicità della shoah: genocidio unico perché perpetrato senza limiti di tempo né confini geografici". E duro è anche il commento del senatore Carlo Giovanardi, sempre di "Idea", sostenuto nei giorni scorsi da molti storici che contestano questo ddl. "Il testo non è una meraviglia - confessa un senatore Dem - ma lo avevamo promesso alla comunità ebraica e non potevamo mancare...". Il testo che approda alla Camera, commenta il capogruppo Dem Ettore Rosato, "è una giusta soluzione. Ora confidiamo in un' approvazione rapida".
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