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MONDO

da Beirut parla il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah

Nel nord della Siria in corso una nuova bataglia per il controllo di Aleppo

il coordinatore degli aiuti umanitari dell'Onu, Stephan O'Brien afferma che i siriani che oggi vivono in zone assediate o difficili da raggiungere, sono circa 5 milioni, un milione in più di quanto precedentemente stimato 

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Il capo dell'Hezbollah libanese Hassan Nasrallah ha affermato che quella per la città  di Aleppo è "la più grande battaglia" in corso attualmente in Siria, promettendo di mandare più combattenti per sostenere Damasco nella sua offensiva contro i ribelli.
 
Intervenendo in un meeting in occasione del 40esimo giorno dalla morte di Mustafa Badredin, un ex capo militare di Hezbollah, Nasrallah ha indicato che la sua organizzazione "rafforzerà  la sua presenza a Aleppo perché la più grande battaglia, che è reale e strategica, è quella per la città  e la regione di Aleppo".
 
La gran parte di questa provincia settentrionale e’ sotto il controllo del fronte Al Nusra, alleato siriano di Al Qaeda. Dal luglio del 2012 la città è divisa in zone controllate dai ribelli e altre tenute dal regime. Da mesi  le forze leali al presidente siriano Bachar al-Assad cercano di accerchiare completamente la città, anche con il sostegno dell’aviazione russa. L'obiettivo è quello di bloccare le linee di rifornimento che partono dal vicino confine con la Turchia, che accusano di appoggiare i ribelli.
 
Secondo Nasrallah, "difendere Aleppo significa difendere Damasco, il Libano, l'Iraq e la Giordania". "Rafforzeremo la nostra presenza ad Aleppo - ha aggiunto - e tutti gli alleati devono fare lo stesso perché la vera battaglia è là".
 
Nasrallah ha affermato che la battaglia nella martoriata città  di Aleppo e nella sua provincia rappresenta una nuova fase della guerra in Siria. "La comunità  internazionale, l'Arabia Saudita e la Turchia in particolare, hanno deciso di inviare attraverso la Turchia combattenti ad Aleppo e nelle provincia", ha accusato il leader di Hezbollah.
 
Intanto, secondo fonti dell’Onu i siriani che oggi vivono in zone assediate o difficili da raggiungere, sono circa 5 milioni, quasi un milione in più di quanto precedentemente stiamo. Lo ha detto oggi il Coordinatore degli aiuti umanitari Onu, Stephan O'Brien, giustificando tale incremento con la crescente insicurezza in diverse zone delle province di Aleppo, Raqqa e Hasakeh.
 
Al Consiglio di sicurezza dell'Onu O'Brien ha detto di auspicare che convogli umanitari possano raggiungere a luglio 1,2 milioni di civili in 35 zone considerate prioritarie, tornando a denunciare le restrizioni imposte dalle autorità siriane. 
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