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MONDO

Nel 2001 l'altra crisi

Argentina in default per la seconda volta in 13 anni. Il ministro dell'Economia: "Cavolata atomica"

Le trattative delle ultime ore non hanno portato ad un'intesa con gli hedge fund statunitensi ai quali il Paese deve 539 milioni di dollari di interessi. Il ministro dell'Economia argentino: "Sono avvoltoi"

La sede della Banca nazionale argentina
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Buenos Aires (Argentina) Dalle 6 di questa mattina l’Argentina è in default. A nulla sono valsi i disperati negoziati delle ultime ore: l’accordo con i creditori statunitensi non è stato trovato. Si tratta della seconda volta nel giro di 13 anni.

Minimizza  il ministro dell'Economia Axel Kicillof, che da Buenois Aires commenta: "Dire che l'Argentina è in default è una cavolata atomica". Intanto comunque l'agenzia Fitch ha declassato il rating dell'Argentina a 'Rd' da 'CC'. 

Nessun accordo nella notte 
Il ministro dell’Economia argentino, Axel Kicillof, ha definito “avvoltoi” gli hedge fund americani ai quali il suo Paese deve 539 milioni di dollari di interessi dopo una sentenza emessa negli Stati Uniti. L’Argentina avrebbe dovuto onorare il pagamento entro il 30 giugno. Kicillof ha riferito che gli interlocutori hanno rifiutato il compromesso proposto dal governo di Buenos Aires, senza descrivere la proposta nei dettagli.

Buenos Aires attacca il giudice
Il ministro ha inoltre addossato la responsabilità della situazione anche al giudice Griesa, che nell'emettere la senzenza ha bloccato il trasferimento dei fondi depositati presso le banche per il pagamento degli interessi ai titolari di bond che hanno aderito al concambio. "Il default è quando non si paga - ha affermato Kicillof - mentre Buenos Aires ha pagato".

Gli hedge fund: "L'Argentina ha scelto il default" 
Ieri la disponibilità manifestata da alcune banche argentine ad acquistare e liquidare i bond nelle mani dei creditori aveva diffuso un po' di ottimismo, ma alla fine la situazione è precipitata. “L’Argentina ha scelto il default", ha ribattuto l'hedge fund, Elliott Management. Secondo il fondo speculativo il mediatore incaricato di facilitare l'intesa fra gli hedge fund e Buenos Aires, Daniel Pollack, ha proposto "numerose soluzioni creative ma l'Argentina ha rifiutato di considerarle".

S&P declassa il paese 
​Standard & Poors', che già collocava i titoli di Buenos Aires a livello spazzatura (CCC-), ieri ha emesso un giudizio di "selective default": situazione che non equivale ad un fallimento totale ma che riconosce che il Paese onora i sui impegni su certi bond ma non su altri. “Chi crede più alle agenzie di rating? – ha cercato di minimizzare Kicillof – Chi pensa che siano arbitri imparziali del sistema finanziario?”.
 
Le conseguenze sull'economia
Il default colpisce un’economia già in recessione. Preoccupano anche le possibili ricadute sui prezzi al consumo, in un Paese con un’inflazione al 40%, tra le più elevate al mondo.

Tredici anni di sforzi vanificati?
Alla fine del 2001 fu il governo argentino a dichiarare un completo ed effettivo default perché non era più in grado di onorare titoli per 132 miliardi di dollari. L’Argentina aveva fatto molti sforzi per tornare ad avere accesso ai mercati globali del credito. Il governo ha pagato i suoi debiti con il Fondo Monetario Internazionale e a maggio ha raggiunto un accordo con gli Stati creditori per ripagare 9,7 miliardi di dollari di debiti non pagati dal 2001. Secondo gli analisti, il nuovo default potrebbe compromettere tutti il lavoro compiuto finora.
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