Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Obama-in-Etiopia-la-prima-volta-di-un-presidente-Usa-tra-terrorismo-diritti-umani-e-Sud-Sudan-0fd0a1cd-5e32-4ec7-a91b-e55447942d2e.html | rainews/live/ | true
MONDO

Il viaggio

Obama in Etiopia, la prima volta di un presidente Usa tra terrorismo, diritti umani e Sud Sudan

Il presidente Usa ha lasciato il Kenya, terra di origine del padre, ed ha raggiunto Adis Abeba, in Etiopia. Prima volta per un presidente in carica. Sul tavolo le questioni terrorismo con Adis Abeba impegnata nella lotta contro gli Shabaab, ma anche i diritti umani che nel Paese non sono rispettati e la sicurezza della regione

Condividi
E' iniziata oggi, ufficialmente, la visita del presidente americano Barack Obama in Etiopia, ad Adis Abeba, la prima di un presidente Usa nel secondo paese più popoloso del continente africano, sede dell'Unione africana. Giunto ieri sera dal Kenya, sta avendo colloqui con i leader etiopi sulla lotta al terrorismo, diritti umani e sicurezza della regione, mentre martedì si rivolgerà a tutto il continente, con un intervento davanti all'Unione africana.

La lotta al terrorismo
Come nella tappa in Kenya, la visita sarà incentrata sulla lotta al terrorismo, a fronte dell'impegno di Addis Abeba contro i jihadisti Shebab, con circa 4.400 uomini dispiegati nell'ambito della forza africana presente in Somalia (Amisom). Forza che non avrà l'appoggio di militari Usa perché, come ha chiarito il presidente americano, gli Stati Uniti non manderanno truppe di terra perché "gli etiopi sono combattenti tenaci". 

La questione dei diritti umani
Ma Obama è giunto nel Paese a due mesi dalle elezioni che hanno confermato al potere la coalizione di governo con il 100% dei voti. L'opposizione ha accusato i partiti al potere di aver fatto ricorso a tattiche autoritarie per garantirsi la vittoria, e anche il dipartimento di Stato Usa, nel suo ultimo rapporto sui diritti umani, ha denunciato "restrizioni alla libertà di stampa" e "vessazioni e intimidazioni contro gli esponenti dell'opposizione e i giornalisti". "Invitiamo Barack Obama a parlare di diritti umani e a sostenere le organizzazioni locali", ha chiesto Abdullahi Halakhe di Amnesty International.

Dopo l'incontro con il premier etiope Hailemariam Desalegn, Obama ha commentato: C'è "ancora molto da fare" in Etiopia per lo sviluppo democratico del Paese e "credo che il premier lo sappia". "Il partito di governo gode di forte popolarità e garantire maggiore spazio all'opposizione e ai media rafforzerà la posizione del premier", ha aggiunto il presidente Usa.

Da parte sua, il premier etiope ha sottolineato che "non è facile dopo due decenni di democrazia liberarsi di un'eredità anti-democratica", ma il Paese ha "una Costituzione democratica e ora dobbiamo imparare le migliori pratiche dagli Stati Uniti e dalle altre democrazie". Desalegn ha quindi tenuto a rimarcare come l'impegno del governo per lo sviluppo democratico sia "reale, non superficiale".

La crisi in Sud Sudan
In programma per Obama anche un mini-summit dedicato alla crisi in Sud Sudan, che vedrà coinvolti i leader di Etiopia, Kenya e Uganda, così come il ministro degli Esteri del Sudan, Ibrahim Ghandour; l'intento è ottenere il via libera a sanzioni più severe e a un possibile embargo sulle armi, qualora le parti in conflitto non accettino di firmare un accordo di pace entro il prossimo 17 agosto. Ai leader del Sud Sudan verrà fatta "l'ultima offerta", ha sottolineato un funzionario dell'amministrazione. "Non abbiamo molto tempo da perdere - ha detto il presidente Usa -, le condizioni sul terreno stanno diventando molto molto peggiori". "I leader in Sud Sudan non devono guardare solo ai loro interessi - ha aggiunto Obama -. Crediamo che gli Stati Uniti possano essere un meccanismo per fare ulteriormente leva sulle parti, che finora si sono dimostrate molto testarde".
Condividi