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TECH

Ologrammi interattivi: stupire il pubblico delle conferenze grazie agli effetti speciali

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di Celia Guimaraes Sono tra noi, si vedono, interagiscono con il pubblico, eppure sono dei veri e propri ‘fantasmi digitali’: sbarcano nel mondo delle conferenze ibride gli ologrammi degli speaker 

A Bto, la conferenza sul turismo del futuro in corso a Firenze, l’ad di Enit Roberta Garibaldi ha raccontato le nuove frontiere rese possibili da questa proposta, non esattamente innovativa, ma molto cambiata grazie ai computer. Abbiamo potuto vedere e ascoltare l’ad Enit, farle domande.

Non era presente né collegata da remoto ma appariva al pubblico come un ologramma generato con tecnologia digitale.  

Gli ologrammi rimando a esperimenti del passato: “Sono, in sintesi un’illusione ottica, utilizzata fin dai secoli scorsi per creare spettri per spaventare i turisti nei castelli”, racconta Margherita Tennirelli, co-founder dell’azienda pisana Alkedo che ha sviluppato la tecnologia utilizzata a Firenze, rendendola up-to-date grazie a una enorme massa di dati elaborati con il supporto di intelligenza artificiale e connessioni 5G.


Ologrammi interattivi: stupire il pubblico delle conferenze grazie agli effetti speciali 

Tennirelli lo definisce ‘Holopresenza’ il sistema che utilizza l’illusione ottica dell’ologramma integrandola in un contesto reale senza l’utilizzo di supporti come occhiali o visori. 

L’effetto è molto suggestivo: siamo molto vicino alla risoluzione e all’interattività ‘reali’, con un forte richiamo alla fantascienza, prima fra tutte Star Trek.   

‘Apparsi’ come ologrammi anche Marco Gilardi (Operations Direction Italy & Usa NH Hotel Group), Massimo Canducci (Chief Innovation Officer Engineering) e Simone Puorto (Founder Travel Singularity) che dal palco del Salone di Cinquecento, in dimensione reale, hanno interagito con i moderatori. 

Saranno gli ologrammi tecnologici un sistema utile per le conferenze ibride del futuro? Il settore del turismo business, che organizza migliaia di congressi e meeting ogni anno e che rappresenta l’1% del Pil italiano (dato 2019), prende il digitale in seria considerazione.
 
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