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MONDO

I piani di Netanyahu

L'Onu a Israele: "No all'annessione di parti della Cisgiordania". Gli Usa danno il loro via libera

"Grave violazione del diritto internazionale" afferma Guterres. La stessa Corte Suprema israeliana il 10 giugno scorso ha annullato come "incostituzionale" la legge che legalizzava insediamenti ebraici in Cisgiordania: "Viola i diritti di proprietà e di eguaglianza dei palestinesi, mentre privilegia gli interessi dei coloni israeliani sui residenti palestinesi". Sabato marce e sit-in in tutta Italia

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Il segretario generale dell'Onu  Antonio Guterres ha invitato il "governo israeliano ad abbandonare i  suoi piani di annessione" di parti della Cisgiordania, sollecitando "i leader israeliani e palestinesi a impegnarsi in un dialogo con il sostegno della comunità internazionale".

"L'annessione di parti della Cisgiordania occupata - ha affermato  Guterres su Twitter - costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale, danneggerebbe seriamente la prospettiva di una soluzione a due Stati e minerebbe le possibilità di ripresa dei negoziati".

Non è evidentemente dello stesso avviso Ii Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Israele ha il via libera degli Usa per annettere territori palestinesi, ha detto. "Le decisioni sull'estensione della sovranità di Israele a quelle zone sono decisioni che gli israeliani devono prendere", ha detto Pompeo ai giornalisti. Il Segretario di Stato ha parlato pochi momenti dopo che l'Onu e la Lega araba si sono unite nell'appello a Israele perché abbandoni i suoi piani per annettere parti della Cisgiordania occupata.

L'appello di Salman (Comunità palestinese): sabato l'Italia stia con la pace
"La maggior parte dei politici italiani ed europei afferma di sostenere la soluzione dei due Stati per risolvere il conflitto israelo-palestinese, per questo ora chiediamo un gesto di coerenza: si deve riconoscere lo Stato di Palestina subito, fermando il piano di annessione di territori palestinesi da parte di Israele e difendendo una volta per tutte i diritti della popolazione palestinese". L'appello giunge da Yousef Salman, presidente della Comunità palestinese di Roma e del Lazio. Medico pediatra, giunto in Italia nel 1972 all'età di 18 anni, è tra gli organizzatori di una serie di marce e sit-in che sabato 27 giugno avranno luogo in Italia da nord a sud per dire "no" al piano del primo ministro Benjamin Netanyahu che potrebbe portare sotto il controllo di Tel Aviv fino al 30 per cento dei territori della Cisgiordania. Il capo di governo ha negato si tratti di "un'annessione". Secondo uno studio del Washington Institute for Near East Policy, d'altra, parte, in territorio israeliano si potrebbero così venire a trovare 78 comunità palestinesi, per oltre 109.000 persone, all'incirca il 4,5 per cento della popolazione totale della Cisgiordania. Netanyahu, rieletto quest'anno, gode per il suo piano del sostegno degli Stati Uniti.  Alle iniziative in Italia "hanno già aderito 15 città e la lista continua ad allungarsi". Appuntamenti anche a Roma, Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Napoli, Bari e Palermo. Dalle piazze, sottolinea il presidente della Comunità, il monito a Israele sara' "di rinunciare al suo piano, perché viola le risoluzioni delle Nazioni Unite e il diritto internazionale".

Secondo Salman, Cisgiordania e Gaza "già sono occupate dall'esercito, che è dappertutto, e permette ai coloni israeliani di appropriarsi della terra dei palestinesi, commettendo violazioni in piena impunita'".  A difesa degli insediamenti, già condannati dall'Onu e dall'Unione Europea, riferisce Salman, "i coloni possono usare armi e minacciano le esistenze dei palestinesi, rubando loro terra e averi".

Negli ultimi giorni dalle istituzioni e dai partiti politici italiani sono giunti appelli e moniti rispetto al piano di Israele, ma per il presidente della Comunità palestinese di Roma e del Lazio non basta: "Non è più tempo delle parole, servono i fatti". Salman usa il termine "apartheid" per i "crimini subiti dai palestinesi" e ricorda le parole di Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano alleato di Nelson Mandela e Nobel per la pace, che ha definito la condizione dei palestinesi "peggiore" rispetto a quella dei neri nel Sudafrica segregazionista.

Oltre alle manifestazioni di piazza, Salman propone "una grande conferenza internazionale con tutte le parti interessate per risolvere il conflitto, da tenersi a Roma, in virtù del suo legame storico, religioso e culturale con Gerusalemme". Non a caso, il sit-in di sabato "si terrà in Campidoglio, proprio per rilanciare un segnale di pace".

Il 10 giugno scorso, la Corte Suprema di Israele ha annullato come "incostituzionale" la legge del 2017 che avrebbe legalizzato insediamenti ebraici in Cisgiordania costruiti su terra privata palestinese. La decisione si basa sul fatto, scrive la Corte, che la legge "viola i diritti di proprietà e di eguaglianza dei palestinesi, mentre privilegia gli interessi dei coloni israeliani sui residenti palestinesi". Riguarda circa 4.000 case costruite dai coloni.

La Cisgiordania fa parte, assieme alla striscia di Gaza, dei "territori palestinesi" e della regione storico-geografica della Palestina. Con gli accordi di Oslo (1993) la maggior parte della Cisgiordania è stata posta sotto l’amministrazione dell’Autorità nazionale palestinese, sebbene Israele vi mantenga insediamenti e ne costruisca di nuovi, e nonostante la costruzione di una barriera difensiva lungo il confine provvisorio fra i due Stati. Nel 2005, Israele ha attuato il ritiro unilaterale dalla sola Gaza, senza rimuovere l’embargo posto all’ingresso di merci e persone. 

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