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Coronavirus

​Siamo figli della crisi

Pandemomics: come il Covid ha trasformato l'economia mondiale in un'enorme bolla

Se è vero che il mercato azionario considerato nel suo insieme, specie negli Stati Uniti, non ha conosciuto crisi, è pur vero che prima della pandemia tutto saliva indifferentemente, tutto lievitava senza sforzo

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di Luca Gaballo  Quando la pandemia ha investito il mercato finanziario globale questo viveva già in una dimensione eccezionale e senza precedenti nella storia. Stiamo ancora parlando delle conseguenze della crisi del mercato immobiliare in America (2008-09), e della crisi dei titoli sovrani in Europa (2011-12). Entrambe sono state crisi del debito: della errata misurazione e falsificata certificazione del merito di quel debito. Da quelle due crisi sorelle, nate una dopo l’altra, e dal ruolo che in quei frangenti si trovarono ad assumere prima la Fed e poi la Bce per riassorbire questo debito altrimenti impagabile, è nata una nuova era, l’era delle banche centrali, che non si è ancora conclusa.
 
Whatever it takes
Per gradi, superando ogni volta dogmi, prassi consolidate, polemiche e opposizioni anche violente i due istituti hanno esteso la loro sfera d’azione oltre quanto fosse immaginabile, hanno acquistato titoli di debito di ogni genere, prima pubblico, poi privato, poi sono passati all’acquisto di qualsiasi cosa avesse valore, immettendo nei mercati l’equivalente di 11mila miliardi di dollari. Mentre ai governi veniva richiesto di tagliare la spesa pubblica ed alle banche commerciali di accumulare riserve e restringere il credito.
 
I record della borsa e i tassi negativi
L’austerità imposta all’economia reale mentre veniva iniettata questa impetuosa corrente di denaro nelle alte sfere della finanza ha mutato la natura dei mercati, ha portato i rendimenti di gran parte delle obbligazioni in circolazione prima a zero e poi in territorio negativo, ha sospinto gli investimenti in cerca di un qualche profitto verso il mercato azionario e verso le obbligazioni ad alto rischio. Le borse hanno segnato un record dopo l’altro. La bolla del debito, soprattutto del debito privato, non si è ridotta ma si è gonfiata a dismisura.
 
Il divorzio tra wall street e main street
La crescita dell’economia reale è stata flebile e i salari sono rimasti al palo, si è ulteriormente allargata la forbice tra economia reale ed una finanza sempre più ricca ed autoreferenziale. Tra le conseguenze più odiose ci sono l’aumento della diseguaglianza sociale e la perdita di ruolo del lavoro e dell’impresa.
 
La trappola della liquidità
Le banche centrali, consapevoli dei rischi, più di una volta hanno tentato, in momenti diversi, di segnalare la fine delle attività non convenzionali, di ridurre l’offerta di liquidità al sistema; ma la reazione parossistica dei mercati ogni volta le ha indotte a tornare sui propri passi e a continuare a tenere ben aperti i cordoni della borsa, rinviando sempre più in avanti la resa dei conti. In pratica la gigantesca dimensione assunta dalla sfera finanziaria, ed il volume enorme dei rischi assunti, tiene in ostaggio i due istituti di emissione che non osano ridurre la loro offerta di denaro a costo zero per timore di gravi shock sistemici.
 
La scomparsa dell’inflazione
La teoria monetarista afferma che immettere molta liquidità in un sistema economico provoca inflazione. Eppure in questi dieci anni non si è vista? E’ morta? O abbiamo celebrato troppo presto il suo funerale? E se questa tornasse le banche centrali avrebbero gli strumenti per contenerla?
 
Arriva il COVID
E’ sintomatico osservare che l’irrompere della pandemia sui mercati finanziari tra febbraio e marzo dello scorso anno, dopo un paio di settimane di genuino terrore, non ha mutato la situazione. Ancora una volta le banche centrali sono scese in campo, moltiplicando gli acquisti e le iniezioni di liquidità ed il mercato finanziario si è rapidamente ripreso, anzi è stato portato a nuove altezze e nuovi record. Attenzione, questo avveniva, con economie reali in recessione, addirittura congelate in un lockdown generalizzato che ad un certo punto interessava oltre un miliardo di persone. Mai il divorzio tra finanza ed economia reale è apparso più plasticamente evidente.
 
Dalla bolla di tutto alla curva K
Qualcosa però è cambiato. Se è vero che il mercato azionario considerato nel suo insieme, specie negli Stati Uniti, non ha conosciuto crisi, è pur vero che prima della pandemia tutto saliva indifferentemente, tutto lievitava senza sforzo. La pandemia segna la svolta e divide il listino tra vincitori e vinti. Semplificando molto: i titoli tecnologici e sanitari volano, i titoli energetici e più tradizionali sprofondano. Dentro la bolla di tutte le cose inizia qualcosa di diverso. La capitalizzazione in borsa di ZOOM diventa maggiore di quella della ESSO, solo per fare un esempio. Entriamo nel mondo della curva K, in cui c’è chi va giù in picchiata e chi vola. Senza però, - attenzione - una giustificazione solida nei conti, nei profitti, nei multipli senza che l’insieme delle quotazioni smetta di lievitare e il debito di ingigantirsi.  I titoli amazon e soprattutto Tesla moltiplicano il proprio valore di decine di volte.
 
Le banche centrali non sono più sole
Il COVID è l’occasione con cui anche i governi, indebitati o meno, virtuosi o meno, mettono da parte l’austerity e iniziano a fare debito e spendere senza limiti. Stavolta però non sono flussi che finiscono in borsa, ma denaro circolante nell’economia reale. Addirittura negli Stati Uniti Donald Trump invia un assegno a tutti gli americani, occupati o meno, e Biden si prepara a fare tra poco lo stesso, aumentando le somme a disposizione. Siamo ormai a qualcosa di molto simile all’helicopter money, la moneta stampata e gettata dall’elicottero sulla gente, tratta dalla teoria economica e fatta realtà. Stavolta arriverà la benedetta inflazione? E mentre tutti la aspettano ansiosi alle loro spalle avviene qualcosa di diverso e decisamente imprevisto.
 
La fine dei giochi
Alcune decine di milioni di giovani americani innamorati di un futuro tecnologico ed immateriale promesso da maestri di vita come Elon Musk, proprietario di Tesla ed uomo più ricco del mondo, si guardano bene dallo spendere i loro assegni in beni di consumo, li giocano in borsa, sfruttando le innovative piattaforme di trading online che frazionano le scommesse in grandezze gestibili anche da un commesso di Mc Donald. Non sono scemi, perché spendere nell’economia reale quando il mondo della finanza appare così seducente? La cosa sbalorditiva è che fanno soldi, ne fanno tanti. Battendo perfino gli hedge fund di wall street. Puntano alle materie prime, rame, oro, argento, puntano alle criptovalute. Puntano gli asset, in generale, che non sono attaccabili da una nuova crisi di debito.  I rialzi di queste classi di investimenti sono eccezionali. Per ora. Anche la loro è una scommessa ad altissimo rischio, la cui dimensione immateriale è spinta all’estremo. Nelle loro giovani vite hanno visto il mercato soltanto crescere. Non sanno che può procedere nelle due direzioni.
 
Non chiedetevi se il bitcoin è salito troppo
Non chiederti per chi suona la campana, essa suona per te. Non chiederti se il bitcoin, in questa situazione, è salito troppo, farlo sarebbe come guardare al dito e lasciarsi sfuggire luna.  Abbiamo già visto, all’inizio degli anni 2000 una bolla tecnologica, che faceva volare qualsiasi titolo fosse vagamente riferito ad internet. Poi la bolla esplose, qualcuno ci rimise le penne e i risparmi, molte aziende chiusero, altre andarono avanti. Non ci fu una crisi di sistema. Stavolta però l’umanità deve gestire questa bolla senza precedenti, in questo mercato finissimo e fragile come un negozio di cristalli le impennate delle criptovalute e dei titoli come Tesla rischiano di fare la parte del proverbiale elefante. Solo un grande salto di produttività, una transizione verso futuro reale e non da palcoscenico può mettere l’occidente al sicuro.
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