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Coronavirus

L'omelia a Santa Marta

Papa Francesco: "Medici, preti e infermieri morti sono esempi di eroicità"

Il Pontefice durante la messa: "Si sono contagiati perché erano al servizio degli ammalati. Guardiamoci dal peccato dell'accidia"

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Nella messa di stamane a Santa Marta Papa Francesco ha fatto riferimento ai medici e agli infermieri che in queste ore sono in prima linea a combattere il coronavirus negli ospedali e che muoiono e si ammalano a causa del loro lavoro. "Ho avuto la notizia che in questi giorni sono venuti a mancare alcuni medici, sacerdoti, non so se qualche infermiere, ma si sono contagiati, hanno preso il male perchè erano al servizio degli ammalati. Preghiamo per loro, per le loro famiglie. E ringrazio dio per l'esempio di eroicità che ci danno nel curare gli ammalati". 
 
Nell'omelia, il Papa ha commentato il brano evangelico di Gesù che guarisce l'uomo malato che da 38 anni aspettava di poter immergersi nella piscina per poter guarire, lamentandosi di non aver nessuno che lo aiutasse ad entrarvi. "ci fa pensare l'atteggiamento di quest'uomo - ha detto Bergoglio -. era malato? sì, forse qualche paralisi aveva, ma sembra che poteva camminare, qualcosa. Era malato nel cuore, era malato nell'anima, era malato di pessimismo, era malato di tristezza, era malato di accidia. Questa è la malattia di quest'uomo: 'si' voglio vivere, ma stava lì'". "La risposta non è 'sì, voglio essere guarito', ma la lamentela contro gli altri che arrivano prima. sempre gli altri - ha proseguito -. la risposta all'offerta di Gesù è una lamentela contro gli altri.

Così 37 anni, lamentandosi degli altri e non facendo nulla per guarire". "Quell'uomo è il peccato - ha sottolineato Francesco -. ma non era lì perchè ne aveva fatta una grossa, no: il peccato di sopravvivere e lamentarsi della vita degli altri, il peccato della tristezza, che è il seme del diavolo, di quella incapacità di prendere una decisione sulla propria vita ma, sì, guardare la vita degli altri per lamentarsi, non per criticarli, per lamentarsi. 'Loro vanno prima e io sono la vittima di questa vita'. Le lamentele, respirano lamentele queste persone". "mi fa pensare a tanti di noi, tanti cristiani che vivono questo stato di accidia, incapaci di fare qualcosa ma lamentandosi di tutto - ha osservato il Papa -. e l'accidia è un veleno, è una nebbia che circonda l'anima, e non la fa vivere. E anche è una droga, perchè se tu l'assaggi spesso piace, e tu finisci un tristo-dipendente, un accidia-dipendente. E’ come l'aria".

"E questo è un peccato abbastanza abituale fra noi - ha aggiunto -: la tristezza, l'accidia, non dico la malinconia, ma si avvicina". Il Papa l'ha definita "una vita grigia, ma grigia di questo cattivo spirito che è l'accidia, la tristezza, la malinconia". "Pensiamo all'acqua - ha quindi esortato -, quell'acqua che è simbolo della nostra forza, della nostra vita, l'acqua che Gesù ha usato per rigenerarci nel battesimo e pensiamo anche a noi, se qualcuno di noi ha il pericolo di scivolare su questa accidia, su questo peccato neutrale, il peccato del 'neutro', questo ne' bianco ne' nero, lì, non si sa cosa sia. E questo è un peccato che il diavolo può usare per annientare la nostra vita spirituale e anche la nostra vita di persone". "Che il signore ci aiuti a capire quanto brutto e quanto maligno è questo peccato", ha concluso Bergoglio.
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