Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Papa-Francesco-San-Pietro-messa-Domenica-delle-Palme-Settimana-Santa-867a73dc-5096-4932-a08c-1afed708ea09.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Inizia la Settimana Santa

Papa Francesco a San Pietro: "Seconda Pasqua nella pandemia, siamo provati"

Il Papa all'Angelus: "Preghiamo per tutte le vittime della violenza, in particolare per quelle dell'attentato avvenuto questa mattina in Indonesia"

Condividi
Con la celebrazione della Domenica delle Palme, "siamo entrati nella Settimana Santa. Per la seconda volta la viviamo nel contesto della pandemia. L'anno scorso eravamo più scioccati, quest'anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante". Lo ha detto il papa all'Angelus aggiungendo: "in questa situazione storica e sociale, Dio cosa fa? prende la croce", "si fa carico del male" soprattutto quello "spirituale, perché il maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania. E noi? che cosa dobbiamo fare?". Come Maria dobbiamo prendere la nostra "parte di sofferenza, di buio, di smarrimento".

La Messa per la domenica delle Palme
Si è conclusa, nella Basilica di San Pietro, la messa per la Domenica delle Palme che apre la Settimana Santa. Papa Francesco ha celebrato all'Altare della Cattedra, concelebranti monsignor Stefanetti e monsignor Boiardi. Una trentina i cardinali. Circa un centinaio i fedeli presenti. Su ogni panca dei ramoscelli di ulivo.

Tanti ammirano Gesù ma non basta
Ammirare Gesù non basta. Occorre "lasciarsi mettere in discussione da Lui", bisogna lasciarsi stupire e "passare dall'ammirazione allo stupore". "Se la fede perde lo stupore diventa sorda" e non vede altra via che quella di "rifugiarsi nei legalismi e nei clericalismi, tutte cose che Gesù condanna". Lo ha sottolineato Papa Francesco durante l'omelia. "Lo stupore è diverso dall'ammirazione", ha precisato il Pontefice. "L'ammirazione può essere mondana, perché ricerca i propri gusti e le proprie attese; lo stupore, invece, rimane aperto all'altro, alla sua novità. Anche oggi tanti ammirano Gesù: ha parlato bene, ha amato e perdonato, il suo esempio ha cambiato la storia... Lo ammirano, ma la loro vita non cambia".

"Da subito Gesù ci stupisce. La sua gente lo accoglie con solennità, ma Lui - ha affermato - entra a Gerusalemme su un umile puledro. La sua gente attende per Pasqua il liberatore potente, ma Gesù viene per compiere la Pasqua con il suo sacrificio. La sua gente si aspetta di celebrare la vittoria sui romani con la spada, ma Gesù viene a celebrare la vittoria di Dio con la croce. Che cosa accadde a quella gente, che in pochi giorni passò dall'osannare Gesù al gridare "crocifiggilo"? Cosa è successo? Quelle persone seguivano più un'immagine di Messia, che non il Messia. Ammiravano Gesù, ma non erano pronte a lasciarsi stupire da Lui", ha aggiunto.

No a fede logorata dall'abitudine
"In questa Settimana Santa, alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore", "occorre ripartire dallo stupore" e lasciare perdere l'"ammirazione mondana". "San Francesco d'Assisi, guardando il Crocifisso, si meravigliava che i suoi frati non piangessero. E noi, riusciamo ancora - ha sottolineato - a lasciarci commuovere dall'amore di Dio? Perché non sappiamo più stupirci davanti a Lui? Forse perché la nostra fede è stata logorata dall'abitudine. Forse perché restiamo chiusi nei nostri rimpianti e ci lasciamo paralizzare dalle nostre insoddisfazioni. Forse perché abbiamo perso la fiducia in tutto e ci crediamo persino sbagliati. Ma dietro questi "forse" c'è il fatto che non siamo aperti al dono dello Spirito, che è Colui che ci dà la grazia dello stupore".

"Siamo succubi dell'ammirazione e del successo"
"Che cosa maggiormente stupisce del Signore e della sua Pasqua? Il fatto che Lui giunge alla gloria per la via dell'umiliazione. Egli trionfa accogliendo il dolore e la morte, che noi, succubi dell'ammirazione e del successo, eviteremmo".

Commentando il Passio il Pontefice ha sottolineato cosa stupisce: "Vedere l'Onnipotente ridotto a niente. Vedere Lui, la Parola che sa tutto, ammaestrarci in silenzio sulla cattedra della croce. Vedere il re dei re che ha per trono un patibolo. Vedere il Dio dell'universo spoglio di tutto. Vederlo coronato di spine anzichè di gloria. Vedere Lui, la bontà in persona, che viene insultato e calpestato". 

"Gesu è vicino alle nostre fragilità"
L'amore di Gesù "si avvicina alle nostre fragilità, arriva lì dove noi ci vergogniamo di più. E ora sappiamo di non essere soli: Dio è con noi in ogni ferita, in ogni paura: nessun male, nessun peccato ha l'ultima parola. Dio vince, ma la palma della vittoria passa per il legno della croce. Perciò le palme e la croce stanno insieme". Il Pontefice ha precisato che tutto ciò "lo ha fatto per noi, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana, per attraversare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro male. Per avvicinarsi a noi e non lasciarci soli nel dolore e nella morte. Per recuperarci, per salvarci. Gesù sale sulla croce per scendere nella nostra sofferenza. Prova i nostri stati d'animo peggiori: il fallimento, il rifiuto di tutti, il tradimento di chi gli vuole bene e persino l'abbandono di Dio. Sperimenta nella sua carne le nostre contraddizioni più laceranti, e così le redime, le trasforma".

Accogliendo gli ultimi amiamo Gesù
"Nel Crocifisso vediamo Dio umiliato, l'Onnipotente ridotto a uno scarto. E con la grazia dello stupore capiamo che accogliendo chi è scartato, avvicinando chi è umiliato dalla vita, amiamo Gesù: perché Lui è lì, negli ultimi, nei rifiutati", ha detto il pontefice. "Sotto la croce non si può più fraintendere: Dio si è svelato e regna solo con la forza disarmata e disarmante dell'amore. Oggi Dio stupisce ancora la nostra mente e il nostro cuore. Lasciamo che - ha concluso il Pontefice - questo stupore ci pervada, guardiamo il Crocifisso e diciamo anche noi: 'Tu sei davvero il Figlio di Dio. Tu sei il mio Dio'". 

Preghiamo per le vittime della violenza
"Preghiamo per tutte le vittime della violenza, in particolare per quelle dell'attentato avvenuto questa mattina in Indonesia, davanti alla cattedrale di Makassar". Ha aggiunto il papa al termine della messa.
Condividi