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MONDO

A Najaf lo storico incontro con l'Ayatollah Al-Sistani

Iraq, la Messa del Papa a Baghdad: "Disuguaglianze inaccettabili, oggi si sono dilatate"

Incontro privato tra il pontefice e la massima autorità religiosa sciita  Al-Sistani: "I cristiani in Iraq devono vivere in pace e in sicurezza". Il Papa nella Piana di Ur: "Libertà di fede e di coscienza diritti fondamentali. Basta riarmo, cibo per tutti". Il 6 marzo in Iraq diventa "giornata della coesistenza"

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"Le disuguaglianze sono inaccettabili" oggi poi "si sono dilatate". E' il grido di dolore del Papa nel corso della prima messa celebrata in terra irachena, nella Cattedrale di San Giuseppe, secondo il rito caldeo. "La sapienza in queste terre è stata coltivata da tempi antichissimi. La sua ricerca da sempre affascina l'uomo; spesso, però, chi ha più mezzi può acquisire più conoscenze e avere più opportunità, mentre chi ha meno viene messo da parte. E una disuguaglianza inaccettabile, che oggi si è dilatata".

"Il Libro della Sapienza - dice Francesco- ci sorprende, ribaltando la prospettiva. Per il mondo, chi ha di meno è scartato e chi ha di più è privilegiato. Per Dio no: chi ha più potere è sottoposto a un esame rigoroso, mentre gli ultimi sono i privilegiati di Dio. Il capovolgimento è totale: i poveri, quelli che piangono, i perseguitati sono detti beati. Com'è possibile? Beati, per il mondo, sono i ricchi, i potenti, i famosi! Vale chi ha, chi può, chi conta! Per Dio no: non è più grande chi ha, ma chi è povero in spirito; non chi può tutto sugli altri, ma chi è mite con tutti; non chi è acclamato dalle folle, ma chi è misericordioso col fratello".

"In Iraq i cristiani perseguitati sono i veri beati"
Papa Francesco nella sua omelia: "L'amore è la nostra forza, la forza di tanti fratelli e sorelle che anche qui hanno subito pregiudizi e offese, maltrattamenti e persecuzioni per il nome di Gesù. Ma mentre la potenza, la gloria e la vanità del mondo passano, l'amore rimane: come ci ha detto l'Apostolo Paolo, non avrà mai fine. Vivere le Beatitudini, allora, è rendere eterno quello che passa. E' portare il Cielo in terra".

"Né fuga, né violenza di fronte all'abuso"
"Di fronte alle avversità ci sono sempre due tentazioni. La prima è la fuga: scappare, voltare le spalle, non volerne più sapere. La seconda è reagire da arrabbiati, con la forza. E' quello che accadde ai discepoli nel Getsemani: davanti allo sconcerto, molti si diedero alla fuga e Pietro prese la spada. Ma né la fuga né la spada risolsero qualcosa". Papa  Francesco nel corso dell'omelia ha ricordato le sofferenze patite dai cristiani iracheni nel corso degli ultimi anni."Gesù, invece, cambiò la storia. Come? Con la forza umile dell'amore, con la sua testimonianza paziente. Così siamo chiamati a fare noi; così Dio realizza le sue promesse".

L'incontro inter-religioso nella Piana di Ur
"Oggi preghiamo per quanti hanno subito tali sofferenze, per quanti sono ancora dispersi e sequestrati, perché tornino presto alle loro case. E preghiamo perché ovunque siano rispettate e riconosciute la libertà di coscienza e la libertà religiosa: sono diritti fondamentali,perché rendono l'uomo libero di contemplare il Cielo per il quale è stato creato". Lo ha detto il Papa nel corso dell'evento interreligioso nella Piana di Ur, a Nassiriya. Chi ha fede "rinuncia ad avere nemici" ha detto il Papa. "Chi ha il coraggio di guardare le stelle, chi crede in Dio, non ha nemici da combattere. Ha un solo nemico da affrontare, che sta alla porta del cuore e bussa per entrare: è l'inimicizia. Mentre alcuni cercano di avere nemici più che di essere amici, mentre tanti cercano il proprio utile a discapito di altri, chi guardale stelle delle promesse, chi segue le vie di Dio non può essere contro qualcuno, ma per tutti. Non può giustificare alcuna forma di imposizione, oppressione e prevaricazione".

"Odiare il fratello è profanazione blasfema di Dio"
"Da questo luogo sorgivo di fede, dalla terra del nostro padre Abramo, affermiamo che Dio è misericordioso e che l'offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello. Ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione. E noi credenti non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione. Anzi, sta a noi dissolvere con chiarezza i fraintendimenti". Così Papa Francesco nel corso dell'incontro interreligioso."Non permettiamo che la luce del Cielo sia coperta dalle nuvole dell'odio!", ha detto Bergoglio parlando in italiano, tradotto in simultanea in arabo."Sopra questo Paese si sono addensate le nubi oscure del terrorismo, della guerra e della violenza. Ne hanno sofferto tutte le comunità etniche e religiose. Vorrei ricordare in particolare quella yazida, che ha pianto la morte di molti uomini e ha visto migliaia di donne, ragazze e bambini rapiti, venduti come schiavi e sottoposti a violenze fisiche e a conversioni forzate. Oggi preghiamo per quanti hanno subito tali sofferenze, per quanti sono ancora dispersi e sequestrati, perché tornino presto alle loro case. E preghiamo perché ovunque siano rispettate e riconosciute la libertà di coscienza e la libertà religiosa: sono diritti fondamentali, perché rendono l'uomo libero di contemplare il Cielo per il quale è stato creato".

"Basta riarmo, cibo per tutti"
"Sta a noi, umanità di oggi, e soprattutto a noi, credenti di ogni religione, convertire gli strumenti di odio in strumenti di pace. Sta a noi esortare con forza i responsabili delle nazioni perché la crescente proliferazione delle armi ceda il passo alla distribuzione di cibo per tutti", ha detto il pontefice nel corso della preghiera interreligiosa.  "Sta a noi mettere a tacere le accuse reciproche per dare voce al grido degli oppressi e degli scartati sul pianeta: troppi sono privi di pane, medicine, istruzione, diritti e dignita'", ha sottolineato. "Sta a noi mettere in luce le losche manovre che ruotano attorno ai soldi e chiedere con forza che il denaro non finisca sempre e solo ad alimentare l'agio sfrenato di pochi. Sta a noi custodire la casa comune dai nostri intenti predatori. Sta a noi ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che e' e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalita' sono sacre sempre e contano come quelle di tutti! Sta a noi avere il coraggio di alzare gli occhi e guardare le stelle, le stelle che vide il nostro padre Abramo, le stelle della promessa"

L'incontro storico con l'ayatollah Al-Sistani
Il Papa ha incontrato a Najaf il Grande Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. Durante la visita, durata circa quarantacinque minuti, il Papa ha sottolineato "l'importanza della collaborazione e dell'amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell'Iraq,della regione e dell'intera umanità". Lo riferisce il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni aggiungendo che"l'incontro è stata l'occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l'importanza dell'unità del popolo iracheno".   

Nel congedarsi dal Grande Ayatollah, il Papa "ha ribadito la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace edi fraternità per l'amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero", conclude Bruni.

Al-Sistani: "I cristiani in Iraq devono vivere in pace e in sicurezza"
Dopo aver incontrato il Papa, Grande Ayatollah Ali al-Sistani, principale esponente religioso sciita iracheno, ha affermato che i cristiani dovrebbero vivere in pace e godere dei diritti come tutti gli altri iracheni.  Al-Sistani ha parlato ''della soppressione  delle libertà fondamentali e dell'assenza di giustizia sociale, in  particolare delle guerre, degli atti di violenza, degli embarghi  economici e dello sfollamento di molti popoli nella nostra regione che soffrono, in particolare il popolo palestinese nei Territori  occupati''. I leader religiosi e spirituali agiscano per mettere fine alle grandi ''tragedie'' dell'umanità, ovvero  ''ingiustizia, oppressione, povertà, persecuzione religiosa e  ideologica e soppressione delle libertà fondamentali e assenza di  giustizia sociale" ha dichiarato, come si legge in una nota  diffusa dal suo ufficio. Infine ''ha  augurato bene e felicità al Pontefice e ai seguaci della Chiesa  cattolica e all'umanità in generale'' ringraziando ''il sommo Pontefice per essersi recato a  Najaf per condurre questa visita''.

L'incontro, di carattere privato, si è tenuto nella casa del leader religioso, Si tratta di uno dei principali appuntamenti del viaggio di Papa Francesco in Iraq. Francesco, giunto a Najaf con un seguito minimale, si è recato in auto alla residenza privata di Al-Sistani. Come ha ricostruito l'Associated press, il grande ayatollah, 91 anni, riceve molto raramente degli ospiti, ha accettato di aprire straordinariamente le porte della sua abitazione al vescovo di Roma, 84 anni, che è stato accolto sulla porta dal figlio di Al-Sistani.

Colombe bianche sono state fatte volare  all'arrivo di Papa Francesco nello stretto vicolo davanti alla residenza del Grande Ayatollah, secondo l'emittente curda Rudaw. L'immagine della colomba, simbolo di pace, è stato anche utilizzato  per accompagnare le foto del Pontefice e del leader degli sciiti che  campeggiano in Iraq.

Il Grande Aayatollah, da parte sua, in segno di reverenza ha atteso il Papa in piedi nella sua sala di ricevimento: il colloquio tra i due poi alla sola presenza degli interpreti per circa un'ora sorseggiando the, Francesco seduto su un divano blu. Il grande ayatollah Al Sistani, figura carismatica di importanza eccezionale per tutti gli sciiti dell'Iraq e della regione non si alza mai in piedi per ricevere chi gli fa visita. Non è stato così con Bergoglio. Al Sistani si è alzato in piedi al cospetto del Papa, stamani, sia all'inizio che alla fine dell'incontro durato ben quarantacinque minuti.

Al termine dell''incontro, il Papa ha lasciato l'abitazione del religioso 91enne e si è diretto in auto all'aeroporto per partire alla volta di Nassiriya, e verso la piana di Ur, per l'incontro inter-religioso. Nel pomeriggio il rientro a Baghdad e la Messa - la prima officiata in Iraq da Papa Francesco - nella cattedrale caldea di San Giuseppe.

Padre Spadaro: "A Nassiriya, indimenticabile strage del 2003"
"A Nassiriya. Indimenticabile qui la strage del 12 novembre 2003 che provocò 28 morti di cui 19 nostri italiani". Così in un tweet padre Antonio Spadaro,  direttore della rivista La Civiltà Cattolica, che sta accompagnando Papa Francesco nello storico viaggio in Iraq.

Premier Iaq dichiara 6 marzo giornata della coesistenza
Il premier dell'Iraq, Mustafa al-Kadhimi, a seguito dell'incontro di papa Francesco con l'ayatollah Ali al-Sistani e del successivo raduno interreligioso a Ur, ha dichiarato il 6 marzo Giornata nazionale della tolleranza e della coesistenza. L'annuncio è stato dato con un tweet, in cui si spiega che la Giornata viene dichiarata "in celebrazione" dei due eventi di oggi del pontefice in Iraq, che il premier iracheno definisce "storici".

Usa elogiano visita
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha apprezzato la storica visita di papa Francesco in Iraq. In un tweet, ha detto che gli Usa ritengono che questa visita ispirerà speranza e "aiuterà a promuovere armonia religiosa e comprensione fra i membri di diverse religioni in Iraq e nel mondo". "Felice di vedere la storica visita di Sua Santità papa Francesco in Iraq. Crediamo che la sua visita ispirerà speranza e aiuterà a promuovere armonia religiosa e comprensione fra i membri di diverse religioni in Iraq e nel mondo", ha scritto Blinken, usando come hashtag "Pope in Iraq", cioè "Papa in Iraq".
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