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MONDO

L'esempio del cricket

Papa Francesco: la bellezza dello sport come via maestra per promuovere la pace e l’unità

“Nessuno vince da solo, né sul campo di gioco, tantomeno nella vita”

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di Roberto Montoya Fonte di ispirazione, esempio di virtù e rettitudine, con la loro azione gli sportivi, sia a livello agonistico che dilettantistico, hanno da sempre lasciato in tutti noi un’impronta profonda nella crescita. Una vera e propria funzione educativa e sociale, lo sport, fonte di bene e benessere comune, che con le sue regole e regolamenti, aiuta a comprendere meglio il significato della vita, influenza cultura, tendenze e comportamenti. Nella Dichiarazione di Nizza firmata nel lontano anno 2000 il Consiglio Europeo, preoccupato per l’esasperato interesse commerciale intorno alle competizioni sportive ad ogni livello, impegnò i Paesi membri a promuovere i valori sociali, educativi e culturali essenziali.

Da buon argentino, Papa Francesco ha una simpatia per la pratica dello sport, e dall’inizio del suo pontificato incontra sportivi e rappresentanti delle varie discipline, sottolineando spesso la loro grande responsabilità educativa: incoraggiare, attraverso la coerenza di vita i giovani a diventare grandi dentro, e magari anche campioni nella vita. Pensando ai bambini e agli adolescenti esorta gli addetti ai lavori a vivere lo sport come un dono di Dio, un’opportunità per moltiplicare i talenti.

Lo sport, inteso come sola fonte di notorietà, riconoscimento economico e prestigio inesauribili snatura la sua vera funzione con il rischio di considerare la persona come oggetto che alimenta la cultura dello scarto. Una visione, alla lunga, che apre le porte alla corruzione: l’abuso del doping per elevare le prestazioni, lo stare al passo con le sfide poste da un sistema esasperatamente competitivo ed individualista prima o poi degenera anche in violenza. Alex Zanardi si poneva l’interrogativo sul significato del benessere: fortuna, successo, denaro, o piuttosto saper soddisfare la propria anima comprendendo davvero cosa fare nella vita?

“La pratica sportiva - ricorda il pontefice in un incontro con la Federazione Italiana Nuoto - educa infatti ad essere leali, onesti, a coltivare la semplicità̀, il senso di giustizia, l’autocontrollo: virtù non solo per chi pratica sport, ma più propriamente dell’uomo”.

Da ex giocatore di calcio e tifoso della squadra del San Lorenzo de Almagro in Argentina, Francesco è sostenitore in particolare del buon calcio, dello sport come momento di incontro e tolleranza, crescita umana e spirituale: “Come la religione - afferma - lo sport è capace di generare valori e crescita nell’essere umano, esaltando la sua vita”. Orientato al bene, non si alimenta della rivalità invidiosa o dell’odio tra tifoserie violente.

E dunque “nessuno è in grado di vincere da solo, né sul campo di gioco, tantomeno nella vita”. Chiama i genitori a collaborare nel trasmettere ai figli una mentalità fondata sul gioco, sulla gratuità e la socialità, ad incoraggiarli nei momenti difficili, specialmente quelli di sconfitta. La panchina non è poi un'umiliazione, ma un'occasione per crescere e un’opportunità per qualcun altro”.



Abbiamo incontrato Fabio Marabini, Presidente della Federazione Italiana di Cricket, sport che viene praticato nel nostro Paese dalla fine del ‘700. Valori principi di questa disciplina, la promozione dell’integrazione di culture diverse, la correttezza del gioco dentro e fuori campo.  

Che importanza ha, per un giocatore, la consapevolezza delle proprie radici per arrivare a diventare un modello per i giovani? 

La consapevolezza delle proprie origini e radici culturali nel mondo del Cricket è fondamentale: c’è forte senso di appartenenza, il rispetto delle regole del gioco e per l’avversario, un rispetto dell’altro di cui in Europa si sono perse le tracce. Il nostro è uno sport che richiede molto lavoro di squadra. I protagonisti della nostra disciplina, sono in gran parte stranieri, spesso figli di seconda generazione, grandi lavoratori, che non si tirano indietro su niente e con un forte senso della famiglia, con un carattere anche allineato alle nostre usanze. I loro genitori sono immigrati anni fa in Italia per aiutare le famiglie nei paesi di origine. Il Cricket in quanto tale propone un modello positivo per i giovani, uno stile di comportamento dettato dalle regole del buon vivere all’interno della società, molto british. Anche la Federazione Internazionale spinge molto su questo aspetto, anche a livello globale. In Italia è uno sport ancora poco noto, forse proprio perché propone molte regole, bisogna dare il buon esempio. Questo, naturalmente, crea una forma mentis e porta a un maggiore impegno nella vita. 

Stiamo assistendo ad un cambio di vedute in molti campi: nell’economia, nell’educazione, nella cultura e nella politica. Come deve ricominciare lo sport? In che maniera dobbiamo formare i nostri giovani? 

In questo preciso momento credo sia veramente necessario tornare a parlare e a vivere di più dei valori nello sport. L’idea che lo sport sia necessario solo per mantenere la salute e un bell’aspetto è veramente riduttiva. Lo sport fa bene alla mente nel momento in cui ci insegna a disciplinarci in un determinato modo, per la vita. Avere un senso del rispetto delle regole del gioco in ambito sportivo, ci rende più capaci di accettare un sistema di regole, per il benessere della vita interiore e sociale. Se nella società è indispensabile ora, per il bene di tutti, l’uso della mascherina, che mascherina sia. Ho dovuto imporre un protocollo molto rigido per poter proseguire il campionato nazionale, mi sono trovato molto meno in difficoltà di quanto mi aspettassi in origine dai miei atleti. Nel mondo del cricket c’è un maggiore rispetto e rapporto umano tra le persone. Per noi questo rappresenta già un modo di ricominciare diversamente. 

Cos’è che un giocatore, un allenatore, un presidente di società, nell’agire quotidiano, non devono perdere mai di vista? 

Non bisogna mai perdere di vista il fatto che lo sport alla fine è un pezzo della vita, per quanto si tenda a vederlo in maniera centrale. In determinate situazioni ho sentito rivendicare da alcuni miei colleghi un’autonomia dello sport e la sua importanza per l’indotto economico. È necessario però ricordare che lo sport non può essere più centrale rispetto ad altri settori, quali possono essere l’istruzione o la sanità pubblica. Non dobbiamo dimenticare l’aspetto ludico e ricreativo dello sport, che abbraccia la parte divertente del vivere comune. Sono molti altri gli aspetti importanti che concorrono all’eccellenza e a fare arrivare in alto un atleta. Ci sono milioni di persone che lavorano nel settore, sono anche atleti ma non guadagnano le cifre del calcio. Per cui lo sport deve restare divertimento, parte integrante della vita e partecipa alla crescita dell’individuo e soprattutto un ponte per promuovere la pace e l’unità.  

Quanto influisce in un giocatore la crescita in famiglia? 

La famiglia ha grande importanza. Sono i genitori per primi a stimolare i figli alla pratica sportiva, e non necessariamente solo dal contesto in cui uno si muove. Io stesso sono stato incoraggiato a suo tempo dai miei genitori a sviluppare la mia passione sportiva. La famiglia ha un ruolo fondamentale, nella formazione e trasmissioni dei valori, nel rispetto per l’avversario e per le regole. Ci sono sportivi che in passato sono stati eccellenti nelle loro discipline e che oggi sono eccellenti manager grazie ai valori appresi in famiglia e nello sport. I genitori hanno un ruolo importante, come esempio di vita, sia nello sport che nella vita quotidiana. 



Essere un grande giocatore dà prestigio e riconoscimento. Ma qual è il rischio che corre un giocatore ad alti livelli, intendo dal punto di vista umano? 

Si corre il rischio che il risultato sportivo influenzi la vita privata e la propria felicità. Io penso che bisognerebbe puntare ad essere semplicemente felici, fare certe cose a prescindere da un eventuale risultato, quindi godere della possibilità di fare sport. I giocatori di calcio che oggi vengono strapagati, anche i meno noti, guadagnano cifre che sicuramente non sono confrontabili con uno stipendio medio in Italia. Penso che dovrebbero essere più che soddisfatti che la vita abbia consentito loro di guadagnarsi il pane giocando a calcio, facendo ciò che più gli piace, al di là del risultato che conseguono. Quindi dobbiamo lavorare sull’umiltà. Posso dire che il Cricket porta valori nuovi e tradizionali insieme, quelli che una volta in Europa davano prestigio, essere anzitutto gentiluomini è più importante dei premi e del denaro.

Visto che il calcio, come altre discipline sportive, è diventato un grande affare, in che maniera si sta lavorando per non perdere il carattere sportivo? 

L’idea di dover vincere a tutti costi svuota la pratica sportiva dei suoi contenuti più nobili ed educativi, centrali, o almeno per la nostra disciplina. Personalmente, anche alla fine di una partita persa, non mi sono mai sentito depresso, anzi sono stato felice di aver giocato, e credo che il Cricket in questo senso abbia molto da insegnare. I comportamenti scorretti, aggredire un avversario o protestare con l’arbitro, ma anche ogni scorrettezza nella vita comune, nel mondo britannico si definisce con That’s not Cricket, non è Cricket. Per quanto riguarda gli affari sarebbe meglio tenerli quanto più possibile ai margini. Bersi una birra, dividersi il cibo tra buoni amici, nel momento in cui tutti sono in grado di godere di questo momento positivo, lo sport diventa un bene comune. Poi, se faccio crescere una squadra economicamente, come sta succedendo adesso alla Federazione in alcune situazioni, non nuoce, e si arriva ad un livello dove la gente può scegliere se vivere di Cricket o giocare senza perdere di vista l’aspetto ludico.  

Papa Francesco sostiene che lo sport non è solo una forma di intrattenimento, ma uno strumento per comunicare valori. Come può contribuire il Cricket a dare esempi costruttivi? 

Credo che il cricket possa insegnare anzitutto il rispetto: tra le persone e per le regole, ma anche per la diversità. Ho visto giocare India e Pakistan, che sono paesi in guerra da oltre 30 anni, e sul campo i giocatori si confrontano come amici. Possiamo imparare tante cose positive dal mondo dello sport! Il Cricket ha dimostrato di saper promuovere non solo i propri valori, la correttezza in campo, il fair play dello sport dei gentiluomini, ma anche l’integrazione tra popoli, razze, culture, rispetto, e quindi…altro che via maestra. Se guardassimo tutte le cose in maniera più positiva, la vita diventerebbe più semplice.




 
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