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MONDO

Vaticano

Papa Francesco: le diseguaglianze frutto di un’economia malata

Intervista a Carlo Petrini: “Siamo in presenza di tre crisi che non sono affatto risolte: l’economica, climatica e pandemica”

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di Roberto Montoya

Una recente previsione economica dell’Ocse sul nostro paese rivela un peggioramento a vari livelli, in special modo nel mondo del lavoro, registrando un incremento della disoccupazione di circa il 12.4%. Inoltre l’inaspettata pandemia ha spinto alla recessione diversi paesi. Per molti il futuro è incerto e senza via d’uscita; vengono a galla e peggiorano problemi già esistenti; si apre una breccia sociale di disuguaglianze, con il rischio per molte persone di perdere la speranza di vivere.
 
“Non possiamo più andare avanti cosi - ripete instancabilmente Papa Francesco in diverse occasioni – Questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. E dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata!”. Un forte messaggio ad un’economia che traballa da tempo, oramai sistema vecchio, arrivata alle sue ultime battute, frutto di una crescita economica iniqua che non ha tenuto conto dei valori umani fondamentali, con conseguenze gravi e irreversibili per la casa comune". 
 
La pandemia, esorta Francesco, oltre ad aver messo in crisi le nostre certezze, ci invita ad una conversione integrale, ad abbracciare uno stile di vita diverso, che contempli in tutti i campi la cura dell’altro: una regola d’oro che porta con sé salute e speranza. Il pontefice ammonisce: “Da una crisi non si può uscire uguali, o usciamo migliori, o usciamo peggiori. Questa è la nostra opzione”.

Le statistiche riguardo la distribuzione della ricchezza nel mondo confermano ancora che è in mano a pochissimi ricchi. Per Francesco è un grido di ingiustizia che arriva in cielo! Ma nel contempo si pone una domanda: dopo la crisi, continueremo con questo sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura dell’ambiente?
Negli ultimi 125 anni (dati FAO) abbiamo assistito alla perdita del 70% della biodiversità̀ presente sul pianeta. È un pensiero del tutto malato, che ci porterà prima o poi al collasso. 

La dimensione globale dell’ecologia integrale richiede un nuovo approccio ai problemi di sopravvivenza dell’uomo, nonché una nuova forma di pensiero: una nuova epistème, un tipo di sapere rigoroso e comprensivo. Solo così il processo di globalizzazione potrà̀ essere governato sotto il segno dell’etica e della saggezza.
La Laudato Sì afferma che diseguaglianze sociali e degrado ambientale, oltre ad andare alla stessa velocità, hanno la stessa radice: quella del peccato. Voler possedere e controllare i fratelli e le sorelle, come anche voler dominare la natura e lo stesso Dio, non fanno parte di quel disegno soprannaturale della creazione; sono fatti e atteggiamenti della vita quotidiana che scavano come la goccia che cade lenta sulla roccia più dura. Ci sentiamo impotenti dinanzi alla verità, pur sapendo di essere corresponsabili della crisi che stiamo vivendo.



Abbiamo incontrato Carlo Petrini, Fondatore di Slow Food, che recentemente ha pubblicato un libro in dialogo con papa Francesco “TerraFutura”

Lei, oltre ad essere Fondatore della Slow Food è anche un imprenditore. Mi sa dire quali sono state le radici che hanno portato ad un progresso così disumanizzante?
Alla base di tutto c’è un concetto di economia che è diventato pervasivo, quasi fosse un dogma assoluto, che ha messo come unico elemento di paragone e di valutazione solo il profitto. Questo messaggio non solo si è diffuso, ma ha permeato la vita di miliardi di persone. Ecco perché attorno a questo feticcio si è consolidata l’idea per cui le risorse naturali debbano essere costantemente depredate in virtù di realizzare un profitto come se fossero infinite. Oggi siamo arrivati ad un punto di non ritorno in cui la finitezza delle risorse è evidente, il disastro perpetrato da questa economia deve essere fermato, e questo non può avvenire se non attraverso nuovi paradigmi che ci consegnino un’economia diversa.

Papa Francesco ha sottolineato da sempre che non possiamo più andare avanti con un’economia malata e richiama ad una conversione ecologia integrale. Che tipo di approccio dobbiamo avere per ripartire con un’economia più sana e più equa?
Innanzitutto porre al centro non più il profitto, ma per esempio operare per distinguere e valorizzare i beni comuni e i beni relazionali. Questi due concetti molte volte non trovano spazio nelle prospettive di sviluppo di un’azienda. Se vogliamo cambiare questo paradigma di un’economia che uccide, bisogna inventarsi nuove forme di approccio economico che privilegino la dignità dell’essere umano. Anche avere coscienza che Il rapporto che dobbiamo avere con l’economia non può solo essere esclusivamente determinato dai consumi. Siamo in una fase storica in cui è necessario favorire i rapporti di relazione, e, nei rapporti di relazione, avere a cuore quelle che sono anche le istanze delle comunità.

Partendo dalla sua esperienza di lavoro, come percepisce le nuove generazioni?
Siamo in presenza oggi di un movimento giovanile trasversale. I giovani del mondo ci dicono che è giunto il momento di prestare attenzione al destino del nostro pianeta, perché il futuro è loro. È chiaro che il futuro che gli stiamo consegnando rappresenta un disastro di proporzione bibliche che li metterà in una situazione di grande sofferenza. A partire da questi giovani, si manifesta una rigenerazione non solo dell’economia ma anche dei rapporti sociali, della gestione di impresa, dell’attenzione verso spazi istituzionali. Questo già sta avvenendo: ricollocare le prospettive delle aziende su una dimensione di economia sostenibile.

In che maniera possiamo preparare il nostro futuro post- pandemia, che non significa prepararsi per il futuro…
Partendo ad esempio dalla gestione delle acque, dei rifiuti, dell’aria, dell’ambiente, del suolo, ecc. Non sono solo imprese da affidare alle grandi aziende e alle istituzioni, ma sono prospettive che possiamo anche realizzare a livello individuale. Prendiamo come esempio l’educazione che noi tutti possiamo operare sul fronte della riduzione dello spreco, della produzione del nostro C02, della riduzione del consumo di cibo che non serve…tutte queste piccole cose sono atti di vita quotidiana che possiamo mettere in pratica a partire dai nostri consumi individuali. È un grande messaggio insito nella Laudato Sì che rende tutti protagonisti nella cura della casa comune. È un progetto di lavoro enorme, appassionante, che può cambiare alle radici il nostro modo di operare.  

Le previsioni economiche lasciano presagire che c’è un incremento della disoccupazione nel nostro paese. Rimanere senza lavoro in questa fase sarebbe il massimo dell’ingiustizia.  Cosa ne pensa?
Siamo in un momento di profonda trasformazione anche nel mondo del lavoro. Non c’è dubbio che dovranno cambiare i nostri comportamenti e che la riproposizione di ritornare a essere quello che eravamo prima della pandemia non può che significare aumentare il disastro sul fronte ambientale e non solo. Ora è arrivato il momento non di piangere sui posti di lavoro persi, ma di studiare nuove forme di occupazione, e di fare in modo che questi diventino credibili. Per esempio nel mio settore dico che l’agricoltura si può rigenerare con una nuova occupazione, collegata al territorio, con buone pratiche, con la possibilità di interagire con le comunità locali. Dobbiamo pensare all’ipotesi di un ritorno alla terra ma no per fare la vita grama dei nostri vecchi, ma per studiare nuove forme di impiego, e quindi di realizzazione personale.



I nostri dirigenti sono pronti a questa nuova sfida?
Se non lo sono, lo dovranno diventare! La richiesta che viene da fuori dallo stato delle cose è che continuare a far finta di niente ci porta solo verso un baratro annunciato. Bisognerà prendere coscienza di questo, e poi lavorare, perché siamo davanti ad una situazione drammatica. Tra l’atro siamo in presenza di tre crisi che non sono affatto risolte: la crisi economica, la crisi climatica e pandemica. Ora, non si risponde ad un disastro come questo dando una mano di vernice alla facciata della casa. Bisogna assolutamente rivedere i muri maestri e le fondamenta. La casa deve essere ricostruita e deve essere funzionale ai tempi che si stanno prospettando, se non facciamo questo, mala tempora!

La Chiesa cresce non per proselitismo ma per attrazione, cioè̀ per testimonianza. Lei come è stato attratto dalla fede, da che tipo di testimonianza?
Sono rimasto impressionato innanzitutto da questo straordinario documento che è la Laudato Sì, che parla al mondo. Dopo di che, entrando più in confidenza, non solo con papa Francesco, ma anche con una certa Chiesa impegnata sul fronte del volontariato, della difesa dei più deboli, ho avuto l’onore di partecipare al Sinodo Pan Amazzonico e ho visto una realtà politica e culturale meravigliosa di vescovi, di persone in prima linea per difendere gli indigeni. Ecco, queste sono le cose che mi affascinano di questa Chiesa, che realizza a pieno il suo dovere di essere compassionevole, ma nello stesso tempo afferma con forza i diritti dei più deboli. E si schiera dalla loro parte. Questo è il fascino della Chiesa di Bergoglio. Catalogare Francesco con gli schemi di destra e di sinistra non ha nessun senso. Qui siamo davanti a comportamenti che sono mutuati dal messaggio evangelico.

Dopo la disgrazia che abbiamo toccato tutti noi dovuto al Covid-19, oggi per cosa vale la pena vivere?
Oggi vale la pena vivere per trovare degli obiettivi di cambiamento che possono favorire la giustizia sociale e la dignità delle persone. Questo è un motivo per cui vale la pena vivere. È anche un motivo alla base del quale ci sta e ci può essere la felicità. Noi possiamo realizzare una nostra dimensione di felicità nella misura in cui ci sentiamo protagonisti per il cambiamento e le nostre idee si possano realizzare con il concorso degli altri ma in maniera tangibile per portare avanti un obiettivo di dignità della persona umana. Questo è un motivo di gioia, non è un motivo di sofferenza. È un obiettivo di piena realizzazione umana.









 
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