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MONDO

Rabat

In 10mila alla messa del Papa in Marocco: "Non viviamo come nemici, ma come fratelli"

Bergoglio: "L'odio, la divisione e la vendetta uccidono l'anima"

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Entrare in una dinamica che ci consenta "di guardare e di osare vivere non come nemici, ma come fratelli". Il Papa, celebrando la messa nel complesso sportivo 'Principe Abdullah' di Rabat - ultimo atto della breve visita in Marocco -  indica "la più grande eredità e ricchezza" per un cristiano. Con circa 10mila fedeli, quella del Papa è la più grande messa celebrata in Marocco.

"Sicuramente - dice il Papa - sono tante le circostanze che possono alimentare la divisione e il conflitto; sono innegabili le situazioni che possono condurci a scontrarci e a dividerci. Non possiamo negarlo. Ci minaccia sempre la tentazione di credere nell'odio e nella vendetta come forme legittime per ottenere giustizia in modo rapido ed efficace. Però l'esperienza ci dice che l'odio, la divisione e la vendetta non fanno che uccidere l'anima della nostra gente, avvelenare la speranza dei nostri figli, distruggere e portare via tutto quello che amiamo".

Il Papa invita ad andare oltre le miopi logiche divisive: "Gesù ci invita a guardare e contemplare il cuore del Padre. Solo da qui potremo riscoprirci ogni giorno come fratelli. Solo a partire da questo orizzonte ampio, capace di aiutarci a superare le nostre miopi logiche di divisione, saremo capaci di raggiungere uno sguardo che non pretenda di oscurare o smentire le nostre differenze cercando forse un'unità forzata o l'emarginazione silenziosa. Solo se siamo capaci ogni giorno di alzare gli occhi al cielo e dire 'Padre nostro' potremo entrare in una dinamica che ci permetta di guardare e di osare vivere non come nemici, ma come fratelli".

"Invece di misurarci o classificarci in base ad una condizione morale, sociale, etnica o religiosa, - osserva Bergoglio nella messa nel complesso sportivo di Rabat in Marocco - possiamo riconoscere che esiste un'altra condizione che nessuno potrà cancellare né annientare dal momento che è puro dono: la condizione di figli amati, attesi e festeggiati dal Padre. 'Tutto ciò che è mio è tuo', anche la mia capacità di compassione, ci dice il Padre. Non cadiamo nella tentazione di ridurre la nostra appartenenza di figli a una questione di leggi e proibizioni, di doveri e di adempimenti. La nostra appartenenza e la nostra missione non nasceranno da volontarismi, legalismi, relativismi o integrismi, ma da persone credenti che imploreranno ogni giorno con umiltà e costanza: 'venga il tuo Regno'".

Il Papa, ritornando alla parabola del giorno dedicata al Figliol prodigo, parla del finale aperto: "Vediamo il padre pregare il figlio maggiore di entrare a partecipare alla festa della misericordia. L'Evangelista non dice nulla su quale sia stata la decisione che egli prese. Si sarà aggiunto alla festa? Possiamo pensare che questo finale aperto abbia lo scopo che ogni comunità, ciascuno di noi, possa scriverlo con la sua vita, col suo sguardo e il suo atteggiamento verso gli altri. Il cristiano sa che nella casa del Padre ci sono molte dimore, e rimangono fuori solo quelli che non vogliono partecipare alla sua gioia. Cari fratelli e sorelle voglio ringraziarvi per il modo in cui date testimonianza del Vangelo della misericordia in queste terre. Grazie per gli sforzi compiuti affinché le vostre comunità siano oasi di misericordia. Vi incoraggio e vi incito a continuare a far crescere la cultura della misericordia, una cultura in cui nessuno guardi l'altro con indifferenza né giri lo sguardo quando vede la sua sofferenza".

A conclusione dello storico viaggio in Marocco, Papa Francesco è stato accompagnato all'aereo, sulla pista dello scalo di Rabatm dal premier marocchino Saadeddine El Othmani. In serata, Papa Francesco è rientrato a Roma. Il volo della Royal Air Maroc, un Boeing 737-800, con a bordo il Pontefice, è atterrato sulla pista dell'aeroporto militare di Ciampino alle 20.55.
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