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SCIENZA

Lo spazio

Parmitano a RaiNews24: “Gagarin volò fra mille incognite"

​A 60 anni dal lancio del primo uomo nello spazio, l'astronauta dell'ESA ripercorre la storica missione del 12 aprile 1961: "Non si sapeva nemmeno se un essere umano potesse vivere in assenza di peso".

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di Andrea Bettini “Credo che sia difficile sopravvalutare l’impatto storico del volo di Yuri Gagarin e la sua capacità di ispirare”. Come ogni astronauta volato sulla Stazione Spaziale Internazionale dal cosmodromo di Baikonur, l’astronauta dell’ESA Luca Parmitano ha un legame particolare con il primo uomo nello spazio. I momenti che precedono il lancio, in particolare, ripercorrono ancora i passi e i rituali compiuti il 12 aprile 1961, il giorno in cui un coraggioso 27enne salì una scaletta ed entrò nella minuscola capsula Vostok per trascorrere 108 minuti fuori dall’atmosfera. 
 
Gagarin è stato il primo a poter descrivere la Terra dallo spazio. Ha parlato di un pianeta azzurro. È così? Come appare da lassù?
Gagarin probabilmente non aveva le parole. In 60 anni di volo spaziale nessuno ha trovato le parole giuste per descrivere il nostro pianeta. L’atmosfera e il mare lo rendono sicuramente un pianeta azzurro di una bellezza indescrivibile. Sono d’accordo con lui anche quando ha detto che la Terra è bellissima ed è giusto lavorare tutti insieme per preservarla.
 
Le tecnologie erano molto diverse rispetto a quelle di oggi. Quanto era alto il rischio che ha corso?
È difficile quantificarlo. Sicuramente la navetta Vostok era una tecnologia spaziale ancora primordiale. Una volta entrati nell'atmosfera, era previsto un ulteriore lancio dalla navetta per atterrare con il paracadute. Il rientro stava quasi per trasformarsi in tragedia. Fortunatamente in tutti questi anni sono stati fatti dei passi avanti che hanno reso non solo la Soyuz russa una delle navette più sicure mai utilizzate nel volo spaziale umano, ma anche un modello per tutte le altre che sono state realizzate in tempi più recenti.
 
Negli anni ’60 siamo passati in otto anni dal primo uomo nello spazio al primo uomo sulla Luna. Probabilmente all’epoca si immaginava che nel 2021 l’uomo sarebbe stato su Marte o almeno che potesse vivere stabilmente sul nostro satellite. Perché invece non ci siamo ancora riusciti?
E’ cambiata la prospettiva: andare sulla Luna per restarci per lungo tempo sembrava un progetto semplice ma in realtà si è rivelato molto più complesso di quello che si poteva immaginare. Negli ultimi 20 anni ci siamo soffermati su una piattaforma orbitale che ci ha permesso di studiare altri effetti del volo spaziale che sono risultati essere fondamentali per la comprensione dei cambiamenti fisiologici della lunga permanenza nello spazio. Non sarebbe stato possibile programmare una permanenza lunare di lunga durata gli studi compiuti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Oggi abbiamo la tecnologia e la volontà anche politica di poter effettuare questo passo.
 
C’è un’impresa spaziale ancora da compiere che si potrebbe paragonare per difficoltà a quella di Gagarin?
Da un certo punto di vista è impossibile essere di nuovo i primi. Il volo di Gagarin è stata una prima volta in cui la parte incognita era assoluta: non si sapeva se un essere umano potesse vivere in assenza di peso, non si sapeva se fosse possibile andare in orbita e rientrare in maniera sicura. Da qual momento l’umanità ha visto sé stessa in modo diverso. Da un altro punto di vista però tutti i voli spaziali sono di fatto una sperimentazione, una ricerca di qualcosa che non è mai stato fatto prima. Non fu così solo per i voli Mercury e poi Gemini e Apollo ma anche con il programma Shuttle, che anche quando ci sembrava ormai un volo perfettamente consolidato si è rivelato molto pericoloso. Lo stesso vale adesso per i voli sulla Stazione Spaziale Internazionale e sarà così anche quando torneremo al di là dell’orbita bassa terrestre o quando ci spingeremo oltre la Luna.
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