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MONDO

La relazione annuale

RSF: in pericolo la libertà di Stampa in America Latina, Cuba tra i peggiori del continente

Christophe Deloire: “Il giornalismo è il miglior vaccino contro la disinformazione. Spesso viene ostacolato da fattori politici, economici e tecnologici. A volte anche culturali”

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Il virus della disinformazione attacca la libertà di stampa in America Latina. È l’analisi della relazione annuale Reporter Senza Frontiere (RSF) 2021, che rivela un generale deterioramento della situazione nel continente, salvo “rare eccezioni”. L'ambiente di lavoro dei giornalisti, già ostile e difficile prima della crisi del coronavirus, è diventato sempre più dannoso e tossico, deteriorando ulteriormente la situazione e aprendo la strada ad un futuro di censure. La sfiducia nei confronti dell’informazione – sottolinea il report - si nutre della retorica anti-mediatica della classe politica latinoamericana, la cui aggressività è in crescita.

Il documento, che valuta ogni anno la situazione della libertà di stampa in 180 paesi del mondo, svela che il giornalismo sta affrontando impedimenti in 73 nazioni e trova ostacoli in altre 59, che insieme rappresentano il 73% dei territori valutati. La pandemia è servita da "acceleratore alla censura"- dichiara Christophe Deloire, segretario generale di RSF - ha giustificato "gravi difficoltà di accesso alle informazioni, confisca di materiale giornalistico, con il rifiuto spesso da parte dei funzionari presidenziali di sottoporsi a qualsiasi tipo di interrogazione".
I giornalisti sono stati pubblicamente accusati di aver esagerato la gravità della crisi sanitaria e di seminare il panico negli spazi pubblici. Coloro che hanno osato mettere in dubbio la risposta ufficiale delle autorità su come combattere la pandemia sono stati arrestati, accusati di praticare "terrorismo di disinformazione" e, a volte, imprigionati, come è successo al giornalista indipendente venezuelano Darvinson Rojas, che in un tweet ha chiamato in causa la credibilità dei dati ufficiali.

Secondo lo studio, Brasile, Venezuela ed El Salvador sono classificati come le nazioni in cui i giornalisti denunciano maggiormente blocchi o difficoltà di accesso alle informazioni ufficiali. El Salvador, dove secondo il rapporto "i giornalisti hanno grandi difficoltà ad ottenere informazioni ufficiali sulla gestione dell'epidemia", è sceso di otto posizioni finendo all'82esimo posto.

Scorrendo la classifica dei Paesi che non rispettano la libertà di stampa, e che attualmente sono collocati nella zona nera della lista, si trova Cuba, alla 171esima posizione, qualificata dall’organizzazione come la peggior nazione latinoamericana che manifesta grande ostilità alla stampa.

La classificazione fatta dall’ONG, il cui rapporto mostra una crescente difficoltà per i giornalisti a indagare e segnalare questioni delicate, misura le restrizioni di accesso e forte impedimento nel compito dell’attuale copertura delle notizie, a causa - o con il pretesto - della crisi sanitaria. La domanda che si pone l’organizzazione è: saranno più liberi quando la pandemia finirà?
Tuttavia, una delle maggiori preoccupazioni per RSF è in Brasile. Lì, oltre alle difficoltà di accesso alle informazioni ufficiali, i giornalisti devono fare i conti con il comportamento del presidente Jair Bolsonaro. Questo panorama ha portato la nazione più grande del Sud America a perdere quattro posizioni rispetto al rapporto 2020, classificandosi attualmente al 111esimo posto in materia di libertà di espressione. L’indagine mette in guardia già da tempo sulle azioni di Jair Bolsonaro e del presidente venezuelano Nicolás Maduro, ritenendoli responsabili della diffusione di false informazioni, come il caso di promuovere trattamenti contro il Covid-19 senza fare riferimento ad un supporto scientifico.

Il Venezuela, si colloca al 148 °posto nella classifica nel 2021. Il rapporto viene presentato pochi giorni dopo che la Corte Suprema di Giustizia ha emesso una sentenza in cui obbliga il quotidiano "El Nacional" a pagare un risarcimento al deputato Diosdado Cabello di $ 13,6 milioni a causa di una denuncia per diffamazione presentata nel 2015.

Il rapporto rivela preoccupazione anche in Paesi come il Cile (54), dove, tra le altre cose, denuncia lo "spionaggio dei giornalisti"; in Argentina (69esimo posto), che esprime preoccupazione per "la chiusura dei media e la crescente precarietà del lavoro"; in Colombia (134), Paese in cui, secondo il rapporto, crescono le molestie ai giornalisti attraverso Internet; e in Messico (143), dove oltre alla violenza contro i professionisti, c'è una stigmatizzazione della stampa "dal discorso pubblico".

RSF ha osservato un aumento dei procedimenti legali abusivi contro la stampa, generalmente intrapresi da funzionari eletti o rappresentanti dello Stato, tra cui spuntano il Perù (91º), Haiti (87°) e Nicaragua. L'Ecuador appare al 96° posto, di colore arancione, corrispondente alla fascia che riscontra "problemi significativi". Il Costa Rica (5) e la Giamaica (7) sono un caso a parte nello studio presentato da Reporter Senza Frontiere; sono questi “Paesi che guardano con rispetto la stampa”, nonostante, sottolinea l’ONG, la situazione rimanga comunque delicata, trovandosi in una "regione corrosa dalla corruzione, dall'insicurezza e da un accanimento quotidiano contro la stampa".
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