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POLITICA

Ancora polemiche sul servizio pubblico radiotelevisivo

Rai, nuovo appello del Pd a Forza Italia: non votate Foa presidente

Berlusconi: su nomine logica spartitoria, pessimo segnale 

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Il Pd lancia un appello a Forza Italia per bloccare la nomina di Marcello Foa a presidente della Rai. "Foa - afferma il senatore Davide Faraone, capogruppo Pd in commissione di vigilanza della Rai - non è l'allievo di Montanelli, né l'uomo rassicurante che parla dalla Grecia già da presidente della Rai, è solo il portavoce dei nazionalpopulisti, uno schieramento che farebbe rabbrividire i grandi maestri del giornalismo e i padri della Costituzione".

"Lo ha dimostrato in passato - spiega Faraone - e lo sta dimostrando in queste ore, dimostrando una avversione alle istituzioni democratiche. È in linea con l'idea di Parlamento inutile dei suoi dante causa. La sua figura non solo non garantisce il pluralismo e l'indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo ma, ancor più grave, le sue uscite sulla stampa di queste ore dimostrano una totale avversione alle prerogative del Parlamento, considerando il voto del 1° agosto in Commissione di vigilanza un passaggio inutile, una perdita di tempo".

"Dimostreremo che non è così - aggiunge il senatore - e facciamo appello ai colleghi di Forza Italia e di tutte le opposizioni affinché si impedisca che il portavoce dei nazionalpopulisti che prova fastidio per la democrazia, che attacca il presidente Mattarella, che propende per i no-vax, possa essere eletto presidente della più importante industria culturale del paese".

Berlusconi: su nomine logica spartitoria, pessimo segnale 
''Vedo una forte volontà spartitoria. Il carattere unilaterale della proposta per la Rai, che la maggioranza ha concordato solo al proprio interno, mi sembra un pessimo segnale''. Lo dice in un'intervista a La Stampa il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, riferendosi alle nomine ai vertici della Rai.

Fnsi: con M5S-Lega siamo alle liste di prescrizione 
"Nella Rai legastellata è già tempo di liste di proscrizione". Lo scrive il segretario Fnsi, Raffaele Lorusso, sul sito www.articolo21.org. "L'invettiva del vicepremier Luigi Di Maio contro 'raccomandati e parassiti' lascia presagire tempi difficili per chi lavora per assicurare agli utenti un'informazione di qualità, secondo i canoni del servizio pubblico. Il tentativo non è soltanto quello di imporre il pensiero unico, ma anche di intimidire i giornalisti Rai".

Lorusso sottolinea che "parlare di "raccomandati e parassiti" significa alimentare l'odio della rete nei confronti di chi fa informazione pubblica. Una notizia falsa - Di Maio è il primo a saperlo - funzionale al tentativo di far passare in secondo piano l'occupazione della governance della Rai. Il vicepremier sa bene che da dieci anni, ormai, i giornalisti Rai vengono reclutati con selezioni pubbliche, nelle quali ai partecipanti viene richiesta la laurea. Non lo stesso, invece, avviene per i membri del Cda, per i quali valgono le regole della spartizione partitocratica, alla faccia di chi, nel governo, predica la trasparenza e alimenta il falso mito della democrazia digitale".

Laganà (Cda Rai): né lottizzati né parassiti
"In qualità di Consigliere di amministrazione Rai eletto dall'assemblea dei dipendenti, rispondo al governo che minaccia rastrellamenti per scovare chissà quale razza di delinquenti tra i dipendenti Rai", dice Riccardo Laganà, il nuovo consigliere di amministrazione Rai, scelto dai dipendenti Rai con 1916 voti. "Noi non siamo né lottizzati né parassiti. La quasi totalità sono invece gli anticorpi di un sistema immunitario ben collaudato", afferma. "Ogni giorno - dice Laganà - teniamo vivo il Servizio Pubblico difendendolo dagli attacchi della politica che ha piazzato in Rai, oggi come in passato, i suoi uomini più fidati. Noi lavoratori e lavoratrici, tutti insieme, difendiamo l'azienda dalla cattiva gestione, dagli appalti e delle società esterne che spuntano come funghi sulla pelle della nostra azienda. Non meritiamo quindi di essere minacciati di chissà quale repressione".

Il giovane consigliere -che è stato eletto come candidato dell'Associazione Rai Bene Comune-IndigneRai, che ha fondato e di cui è presidente (come dipendente ricopre il ruolodi mixer video presso gli studi TV di Roma)- aggiunge "se veramente la politica volesse curare la Rai e i suoi malanni dovrebbe iniziare facendo un passo indietro. Si permetta alla Rai di dotarsi di una vera classe dirigente sostituendo gli attuali burocrati e lacchè nominati dai partiti. La si lasci trasformare da ministero della distribuzione a terzi del canone in una vera azienda con un progetto industriale e culturale". Il consigliere eletto dai dipendenti è una novità prevista dalla legge Renzi di riforma del servizio pubblico tv del 2015. "Anche questa volta Parlamento e governo - attacca Laganà - hanno usato i soliti metodi spartitori per la scelta dei vertici Rai. Noi non vogliamo avere pregiudizi nei confronti delle persone appena nominate, non vogliamo valutarli solo dai loro curricula, ma ci basteranno pochi giorni per capire dalle loro azioni che strada vorranno intraprendere".
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