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ITALIA

23 dicembre 1984

Rapido 904, assolto Riina: non solo mafia, possibile convergenza interessi

Dei pentiti ascoltati, scrivono i giudici, "nessuno ha avuto conoscenza" che la strage fosse riconducibile "a un mandato, istigazione o consenso di Riina". L'attentato "indubbiamente giovava alla mafia, ma non ne recava la tipica impronta"

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"Non può escludersi" che nella decisione, organizzazione ed esecuzione della strage del Rapido 904, oltre a quelli della mafia "abbia trovato coagulo un coacervo di interessi convergenti di diversa natura". Lo scrive la Corte d'assise di Firenze, assolvendo Totò Riina dall'accusa di essere mandante dell'attentato del 23 dicembre 1984 che causò la morte di 16 persone e il ferimento di altre 260.

Dei pentiti ascoltati, scrivono i giudici, "nessuno ha avuto conoscenza" che la strage fosse riconducibile "a un mandato, istigazione o consenso di Riina". L'attentato del Rapido 904, spiegano i giudici, "indubbiamente giovava alla mafia, ma non ne recava la tipica impronta". La strage, infatti, colpì in maniera "feroce e del tutto indiscriminata inermi cittadini" secondo "una logica squisitamente terroristica".

Ecco che, dice la Corte, a differenza di quanto sostenuto dalla procura di Firenze, "la evoluzione storica pare smentire qualsiasi linea di continuità strategica" fra la strage del Rapido 904 e quelle mafiose del biennio 1992-1994, rivolte contro nemici di Cosa nostra, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, o contro i beni artistici, per dimostrare "la vulnerabilità" dello Stato e "costringerlo a scendere a patti".    

Prima di parlare degli "interessi convergenti di diversa natura" che hanno "trovato coagulo" con l'attentato del Rapido 904, i giudici ricordano che per la strage sono già stati condannati il cassiere della mafia, Pippo Calò, i suoi 'collaboratori' Guido Cercola e Francesco Di Agostino, e un artificiere tedesco, Friedrich Schaudinn. Per la 'sola' detenzione di esplosivo, invece, sono stati condannati l'ex parlamentare del Msi Massimo Abbatangelo e quattro camorristi: Giuseppe Missi, Giulio Pirozzi, Alfonso Galeota e Lucio Luongo.    

Non solo mafia e camorra. Missi, scrive la Corte, "vantava spiccate simpatie neofasciste" e "coltivava progetti politico eversivi", mentre "i legami con esponenti della banda della Magliana già ponevano Calò come tramite tra 'il potere mafioso ed ambienti eversivi di destra'". Quindi Calò, considerato il maggiore responsabile della strage, intratteneva con un "certo grado di autonomia" delle "relazioni collaterali" alla mafia e questo, concludono i giudici, "avvalora il dubbio" che per la strage del Rapido 904 "non abbia avuto la necessità di avere impulso, autorizzazione o consenso di Riina".
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