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EUROPA

Braccio di ferro in Ue

​Recovery fund: Ungheria e Polonia pongono il veto e bloccano il bilancio Ue

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán
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L'Ungheria e la Polonia hanno esercitato il diritto di veto, bloccando l'adozione del bilancio dell'Unione europea e il massiccio piano di ripresa per affrontare la crisi sanitaria. E' quanto riferiscono fonti europee,  sottolineando che Budapest e Varsavia hanno posto il veto per opporsi all'accordo raggiunto da presidenza tedesca ed Europarlamento sul legame tra concessione dei fondi Ue e rispetto dello Stato di diritto (indipendenza della magistratura, rispetto dei diritti fondamentali).

Intanto, in un post su Twitter di Sebastian Fischer, portavoce della presidenza tedesca, ha scritto che "gli ambasciatori non sono riusciti a raggiungere l'unanimità necessaria per avviare la procedura scritta a causa delle riserve espresse da due stati membri" e che "due Paesi membri hanno espresso riserve su un elemento del pacchetto, ma non sulla sostanza dell'accordo di Bilancio".

Commissario Ue al Bilancio: "Gli Stati membri siano responsabili"
"Sollecito gli Stati membri ad assumere responsabilità politica e fare i passi necessari per finalizzare l'intero pacchetto" del Bilancio Ue e Recovery. Così su Twitter il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, che si dice "deluso" per il mancato accordo alla riunione degli ambasciatori Ue (Coreper). "Non è una questione di ideologie, ma di aiuto ai nostri cittadini nella peggior crisi dalla Seconda guerra mondiale", afferma.

Weber: veto Ungheria-Polonia è da irresponsabili
"Lo stato di diritto non riguarda un paese in particolare, né riguarda l'est o l'ovest. È neutro e si applica a tutti. Se si rispetta lo Stato di diritto non c'è nulla da temere. Negare all'intera Europa i finanziamenti per la crisi nella peggiore crisi da decenni è irresponsabile" scrive su Twitter il presidente del gruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, che ha criticato il veto dei governi polacco e ungherese. "Se Orbàn e Kaczynski vogliono interrompere l'uso di questi fondi per tutti, allora dovranno spiegarlo ai milioni di lavoratori e imprenditori, ai sindaci e agli studenti, ai ricercatori e agli agricoltori che contano sul sostegno di questi. fondi", ha sottolineato.

Ungheria: noi coerenti, no a vincoli su Stato diritto
"L'Ungheria ha posto il veto al bilancio, come aveva avvertito il primo ministro Orbàn, perché non possiamo sostenere il piano nella sua forma attuale, che lega i criteri dello Stato di diritto alle decisioni di bilancio: è il contrario delle conclusioni del Consiglio di luglio" spiega su Twitter Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orbàn. "Non è stata l'Ungheria a modificare la sua posizione", ha aggiunto l'ungherese. "La nostra linea è stata chiara fin dall'inizio", ha aggiunto, "prima di partecipare al dibattito sul quadro finanziario pluriennale e il Next Generation EU", ovvero il piano di ripresa che comprende il Recovery Fund, "il primo ministro Orbàn ha ricevuto dal Parlamento ungherese un mandato sulla direzione che dobbiamo prendere", ha scritto con riferimento alla richiesta di assenza di condizionalità sullo Stato di diritto. "L'onere della responsabilità - ha concluso il portavoce - ricade su coloro che hanno dato origine a questa situazione nonostante la posizione ben articolata dell'Ungheria".

Tusk, presidente Ppe: oppositori stato di diritto sono contro l'Europa
"Chi è contrario al principio dello stato di diritto è contro l'Europa. Mi aspetto una posizione chiara al riguardo da tutti i partiti del Ppe. Gli oppositori dei nostri valori fondamentali non dovrebbero più essere protetti da nessuno", scrive su Twitter il presidente del Ppe, il polacco Donald Tusk, dopo il veto di Ungheria e Polonia. Il partito del premier ungherese Viktor Orban siede dentro il Ppe.

Amendola: potere di veto obsoleto e dannoso
"Il potere di veto è obsoleto per l'Ue e dannoso per chi lo esercita. O l'Europa unita si comporta da superpotenza di diritti e valori, o i singoli stati perderanno nella competizione globale. Sosteniamo la mediazione tedesca, su NextGenerationEu e QFP (bilancio) non si può perdere tempo". Lo scrive in un tweet il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, dopo il
veto posto da Ungheria e Polonia.

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