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MONDO

"Non è una pedina di ricatto"

Regeni, Di Stefano: "Ritiro dell'ambasciatore non è la soluzione"

"Se si toglie l'ambasciatore di fatto si finisce di dialogare" ha detto il il sottosegretario agli Esteri. Il presidente della commissione parlamentare di inchiesta Palazzotto: "La collaborazione non ha pagato"

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"Non credo che il ritiro dell'ambasciatore sia una soluzione, non l'ho mai creduto per un semplice motivo: l'ambasciatore è sostanzialmente il rappresentante del suo Paese in un altro Paese. Se si toglie l'ambasciatore di fatto si finisce di dialogare, ma a noi interessa dialogare perché dobbiamo avere la verità su Regeni": lo ha detto oggi a Radio 24 il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano.

"Le pressioni si fanno in mille modi, non si fanno certamente togliendo l'ambasciatore", ha proseguito. E poi: "Ha un senso l'ambasciatore in un Paese, non è una pedina di ricatto".

Procura di Roma, accertamenti su altri cinque 007 egiziani
Sono almeno altri cinque gli agenti della National Security finiti sotto la lente della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul rapimento di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso nel 2016 in Egitto. I loro nomi sono emersi dai tabulati telefonici forniti nei mesi scorsi dal Cairo e si tratta di colleghi degli ufficiali già iscritti nel registro degli indagati dal pm Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta, il 4 dicembre del 2018. La Procura di Roma, già nella rogatoria inviata a maggio del 2019 chiedeva di "mettere a fuoco il ruolo di altri soggetti della National Security che risultano in stretti rapporti con gli attuali cinque indagati".

Palazzotto: "La collaborazione non ha pagato"
Avevo detto di non essere fiducioso rispetto a questo incontro tra procuratori, ma e' andata peggio di quanto pensassi, e anche di quanto si aspettassero i genitori di Giulio": questo il commento il presidente della Commissione Regeni, Erasmo Palazzotto, all'esito dell'incontro in videoconferenza di ieri tra le procure di Roma e del Cairo. In un'intervista a La Stampa, Palazzotto ha affermato che i magistrati egiziani "non hanno nessun interesse nella ricerca della verita'" e lui personalmente lo considera "un altro tentativo indiretto di depistaggio" perché "sono tornati indietro a quando cercavano nel lavoro di Giulio le ragioni della sua morte". Quindi il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta riflette sul fatto che "si era tanto detto che avere buone relazioni avrebbe portato dei risultati e invece oggi abbiamo la prova, se ancora ne servisse una, che non e' cosi'", aggiunge, per poi sostenere che "è difficile che il governo regga a questa nuova provocazione egiziana senza prendere una posizione dura". Lui stesso, del resto, aveva messo in guardia i funzionari della Farnesina dicendo in audizione: "Se avessimo fatto un'apertura di credito e l'Egitto ci avesse risposto picche ci saremmo trovati in grosse difficoltà", per poi chiosare: "Forse -osserva Palazzotto - sarebbe stato più prudente aspettare l'incontro delle procure prima delle aperture commerciali".

Orfini: " Pd chieda blocco forniture militari a Egitto"
"Ieri l'Egitto ha dimostrato ancora una volta di non avere alcun interesse alla ricerca della verità sull'omicidio Regeni: l'incontro tra le procure è andato malissimo tanto che il governo italiano ha fatto filtrare la sua delusione. Nelle stesse ore nelle commissioni del Senato il Pd ha votato per rifinanziare la guardia costiera. Senza alcuna discussione nel gruppo e in evidente contrasto con il deliberato dell'Assemblea.

Esattamente come aveva fatto la nostra delegazione al governo quando aveva varato il decreto missioni":lo scrive su Facebook Matteo Orfini, parlamentare del Partito Democratico."Mi chiedo, dunque - prosegue - cosa riuniamo a fare gli organismi del partito se poi quello che decidiamo non conta nulla.Chiedo alla segreteria del partito che su queste due questioni ha avuto il coraggio di una posizione forte di essere conseguente: si chieda al governo di bloccare subito le forniture militari all'Egitto. Si blocchi già dal voto in Senato della settimana prossima ogni sostegno alla guardia costiera libica", conclude Orfini.

M5S: "Da Egitto pretendiamo rispetto e discontinuità dal passato"
A 4 anni dalla morte di Giulio Regeni non possiamo più accettare tentennamenti. Per questo bene ha fatto la Farnesina ad esprimere tutta la delusione per l'incontro di ieri tra la procura di Roma e quella del Cairo: un incontro, appunto, deludente e che ha palesato, ancora una volta, la mancata collaborazione delle autorità egiziane che - invece di fornirci le agognate risposte che tanto invochiamo - ha incredibilmente avanzato pretese nei nostri confronti chiedendo persino lumi sulla presenza di Regeni sul loro territorio. Ciò è per noi inaccettabile. Dall'Egitto pretendiamo maggiore rispetto”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati e le deputate del MoVimento 5 Stelle in commissione Esteri.“In questo tempo Al Sisi ci ha abituato alle sue promesse a cui non è mai seguito nulla di concreto. Ieri ci è giunta solo l'ennesima conferma che le autorità egiziane non hanno nessun interesse nella ricerca della verità non rispondendo alla rogatoria che la nostra procura ha mandato al Cairo nell’aprile del 2019. Ora serve un segnale di discontinuità rispetto al passato", aggiungono.

Laforgia: "Ritirare ambasciatore e stop alla vendita delle armi"
"L'Egitto continua a non dare segnali reali di collaborazioni sul caso Regeni. Per questo il Governo ha il dovere di interrompere ogni fornitura di armamenti e di richiamare immediatamente l'ambasciatore italiano in Egitto".Così su twitter il senatore di LeU Francesco Laforgia.
 
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