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ITALIA

La sentenza

Ritrasse Ratzinger e Padre Georg come gay, artista condannato per vilipendio

La Cassazione conferma una multa di 800 euro per Xante Battaglia. Aveva esposto tre foto affiancate di Benedetto XVI, di Padre Georg e di un organo sessuale maschile, con una didascalia allusiva

Benedetto XVI e Padre Georg
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Roma Vilipendio della religione cattolica: questo il reato per il quale la Cassazione ha confermato la condanna a 800 euro di multa nei riguardi di Xante Battaglia, un artista che aveva esposto nel centro di Milano tre foto affiancate (con una didascalia con allusioni di carattere omosessuale) raffiguranti, tra gli altri, papa Benedetto XVI, il suo segretario mons. Georg Gaenswein e un organo sessuale maschile.
 
La difesa invoca la libertà di espressione
L'uomo, tramite il suo legale, si è difeso in giudizio sostenendo che la sua opera non poteva essere considerata indecorosa e offensiva, ma che il suo intento, nel contesto del diritto costituzionale di libera espressione del pensiero, era la rappresentazione della presunta opposizione delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti dell'omosessualità.

Confermata la sentenza della Corte d'appello
La Cassazione, facendo proprie le argomentazioni della Corte d'appello, ha invece confermato il giudizio di responsabilità dell'imputato, bocciando la rappresentazione fotografica come "altamente volgare e idonea al vilipendio della religione cattolica, andando a colpire il Papa, al vertice della struttura ecclesiastica, ponendone l'effigie - con ciò facendo intendere rapporti interpersonali di natura non consentita a chi ha fatto voto di castità - accanto a quella del suo collaboratore più stretto e, collocando fra di esse, l'immagine del membro maschile".

"Contumelia, scherno e offesa fine a sé stessa"
In tal modo - secondo i giudici - è risultato "violato il limite dovuto al rispetto della devozione altrui, ingiustamente messo a repentaglio da una manifestazione che, lungi dall'essere meramente critica di costumi sessuali non consentiti a ministri del culto, appare costituire una mera contumelia, scherno e offesa fine a sé stessa".

I limiti della critica in materia religiosa 
Nella premesse della sentenza, la Corte ricorda i limiti della critica in materia religiosa. Essa - ribadiscono i giudici - è lecita quando consiste "nell'espressione motivata e consapevole di un apprezzamento diverso e talora antitetico, risultante da una indagine condotta, con serenità di metodo, da persona fornita delle necessarie attitudini e di adeguata preparazione"; al contrario, trasmoda in vilipendio quando, "attraverso un giudizio sommario e gratuito, manifesti un atteggiamento di disprezzo verso la religione, disconoscendo all'istituzione e alle sue essenziali componenti (dogmi e riti) le ragioni di valore e di pregio ad essa riconosciute dalla comunità".
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