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Coronavirus

Sentiti i funzionari della Regione

Rsa. Indagini al Trivulzio: finita la raccolta testi, ora tocca agli esperti

Allo studio centinaia di referti tra cui quelli di polmoniti sospette registrate a fine gennaio. Proseguono le indagini nelle altre Rsa del milanese. Venti i fascicoli aperti  
 

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E' terminata, salvo ulteriori convocazioni sempre possibili per approfondimenti, la fase di raccolta di testimonianze, tra medici, infermieri, operatori, parenti di anziani e funzionari regionali e dell'Ats (ex Asl),nell'inchiesta della Procura di Milano con al centro i contagi e le morti al Pio Albergo Trivulzio e la gestione dell'emergenza Covid nella struttura.

Secondo quanto appreso, gli inquirenti attendono ora il lavoro, lungo e complesso, che sta portando avanti il pool di consulenti, tra cui un epidemiologo, i quali stanno analizzando, tra le altre cose, centinaia di cartelle cliniche sequestrate, che riguardano anche casi di polmoniti sospette già da gennaio.
 
Lo stesso Trivulzio ha comunicato che tra gennaio e aprile nelle strutture dell'istituto ci sono stati in totale 405 decessi e 45 a maggio.
Nelle scorse settimane sono stati sentiti come testimoni funzionari dell'Agenzia di tutela della salute e della Regione Lombardia, tra cui anche il vicedirettore del Welfare, Marco Salmoiraghi.
 
Le altre Rsa
Anche nelle indagini sulle altre Rsa milanesi, i fascicoli sono più di  20, i pm del pool guidato dall'aggiunto Tiziana Siciliano sono in attesa delle relazioni degli esperti. Un lavoro quello dei consulenti che durerà ancora settimane.  
 
I controlli della Guardia di Finanza
Allo stesso tempo, la Guardia di Finanza di Milano ha lavorato a una ricostruzione di tutte le delibere regionali, delle comunicazioni con l'Ats (ex Asl) e delle disposizioni impartite da quest'ultima alle case di riposo su vari fronti, tra cui l'uso delle mascherine, ma anche il trasferimento di malati dagli ospedali nelle Rsa e l'effettuazione di tamponi.
 
A marzo nessun obbligo di mascherine
Da alcuni atti acquisiti, come un "vademecum" che richiamava indicazioni del Ministero della Salute e dell'Oms, risulta che ancora a fine marzo non c'era un obbligo specifico di uso delle mascherine per gli operatori delle Rsa. Un argomento su cui potrebbero puntare le difese, dato che proprio il mancato uso dei dpi, che scarseggiavano nelle prime fasi dell'emergenza, potrebbe aver favorito il contagio nelle strutture, così come l'ingresso di pazienti con sospette polmoniti anche prima del caso di Codogno.
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