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MONDO

Scuola

Save the Children: 16 milioni di bambini a rischio "collasso educativo"

Sono tre i motivi che mettono a rischio l’istruzione e quindi il futuro delle nuove generazioni: il Covid, la crisi climatica e la carenza di vaccini
 

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Una delle conseguenze più pesanti del Covid è l’aver bruciato per sempre il futuro di una generazione. Un futuro perso e irrecuperabile. La scuola è lo specchio di questo sfilacciamento sociale ed educativo. I dati di Save the Children, l'Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, sono allarmanti.

Nel mondo
In un quarto dei paesi del mondo, l'educazione di centinaia di milioni di bambini rischia di collassare. Già prima della pandemia 258 milioni di bambini in tutto il mondo, un sesto della popolazione totale in età scolare, non avevano accesso all'istruzione e oggi si stima che 10-16 milioni di bambini rischiano di non tornare a scuola a causa delle conseguenze economiche del Covid-19. I motivi per un doppio rovesciamento delle condizioni di vita e di povertà i bambini sono costretti a lavorare o a sposarsi a 10, 12 anni.

Italia
Un rischio che non risparmia neppure gli studenti in Italia dove le scuole ci sono, ma non tutti possono permettersela e che dopo un anno e mezzo di DAD, hanno fatto registrare una grave perdita di apprendimento, con una "dispersione implicita" che sale di 2,5 punti nella media nazionale, con importanti disparità territoriali e una drammatica ricaduta sul Mezzogiorno.
 
Disuguaglianze
Secondo le analisi di Save the Children, contenute anche nel nuovo rapporto "Build Forward Better", lanciato dall'Organizzazione alla vigilia dell'apertura dell'anno scolastico in Italia, sono milioni i bambini che non possono entrare in aula per le misure di sicurezza per il Covid-19, per l’impatto economico della pandemia sulle famiglie. Una condizione che si aggrava nei paesi a basso reddito: i paesi con sistemi educativi a "rischio estremo" - secondo l'indice redatto da Save the Children - sono la Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Somalia, Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Mali e Libia, seguiti da Siria e Yemen in "alto rischio".

Il futuro? Molti non sapranno leggere
Il futuro strappato dalla pandemia significa anche che 2030 il 20% dei giovani tra 14 e 24 anni e il 30% degli adulti non saranno in grado di leggere. Le bambine.  e le ragazze sono ancora più penalizzate rispetto ai loro coetanei maschi. Sono, infatti, 9 milioni le bambine: 9 milioni non avranno un posto in classe Inoltre, più della metà dei 720 milioni di studenti delle scuole elementari, circa 382 milioni, hanno un livello d'istruzione molto basso, non vanno a scuola o sono al di sotto del livello minimo di competenza nella lettura. Inoltre, a causa della pandemia di Covid-19 il numero di bambini il cui apprendimento è peggiorato potrebbe effettivamente aumentare di altri 72 milioni.
 
L’Italia"in dispersione implicita"
Qui si parla di "in dispersione implicita", ovvero che non si raggiungono livelli sufficienti sia in italiano che in matematica alla fine del percorso di istruzione. Una “in dispersione implicita” altro termine che dovremo imparare in questa pandemia, è aumentata dal 7 al 9,5% su base nazionale. Il nodo è il divario sociale economico che il Covid ha fatto emergere in modo esponenziale. Nel Nord solo il 2,6% dei 'diplomandi' è risultato in dispersione implicita, al Centro l'8,8% e nel Mezzogiorno il 14,8. Al di la di numeri e percentuali si torna al punto di partenza, cioè agli adolescenti, gli studenti più grandi che hanno pagato e pagheranno questi 2 anni di più del calo di competenze, e sono anche quelli che hanno totalizzato il maggior numero di settimane in DAD.
 
Il clima
A complicare questo quadro emergenziale ci sono i cambiamenti climatici, che non sono un’emergenza di oggi ma da molti. Non è facile per circa  75 milioni di bambini andare a scuola se viene investita cicloni, inondazioni e siccità. 50 milioni hanno lasciato tutto. E non è facile collegare un computer quando intorno c’è solo fango.

Altra pagina i conflitti: “gli attacchi alle scuole in paesi come Nigeria e Yemen, la situazione in Siria e infine quella dell'Afghanistan dove già prima dell'escalation di violenze, bambini e soprattutto bambine faticavano a poter frequentare la scuola e che ora rischiano di non rivedere più i banchi", afferma Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children Italia.
 
Stime recenti mostrano che la chiusura delle scuole per  il Covid-19 potrebbe portare a una riduzione della crescita economica globale equivalente a un tasso annuo dello 0,8%, con perdite maggiori nei paesi a basso e medio reddito rispetto ai paesi ad alto reddito. Una recente ricerca di Save the Children ha infatti rilevato che in media, durante la pandemia, i minori dei paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi. A tutto questo si aggiungono altri fattori che avranno gravi conseguenze sulla prossima generazione tra cui l'alto tasso di disoccupazione giovanile, la scarsa istruzione primaria e il divario digitale che impedisce l'accesso all'apprendimento a distanza. Conseguenze che non ricadono solo sull'apprendimento, ma anche sulla condizione psicologica di bambini e bambine.

 
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