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CULTURA

Vincitore del Premio Cairo

Sculture tatuate, pneumatici di marmo. A Pietrasanta le opere di Fabio Viale

Diventato famoso per aver realizzato e varato la prima barca di marmo, vincitore del Premio Cairo e in costante ricerca di nuove sfide, lo scultore Fabio Viale porta una selezione delle sue opere alla Ex Marmi di Pietrsanta. Qui racconta gli esordi - quando faceva il falsario e costruiva tombe per il Cimitero Monumentale di Milano – la fatica e la bellezza del rapporto con il marmo e traccia un percorso per visitare la mostra.

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Ci sono giorni in cui Fabio Viale, 40 anni, lavora con il martello pneumatico, altri con gli stessi strumenti che vediamo in uno studio dentistico. Non c'è giorno, invece, che appena entrato in laboratorio non indossi il suo scafandro: una mascherina sulla bocca per non respirare la polvere, le cuffie di plastica per proteggersi dai rumori, il grembiule di cuoio e le scarpe con la punta di ferro. A sera la fatica fisica si sente, ogni sera per sei mesi o anche un anno, il tempo che serve per le sue opere più elaborate. Vincitore della 15esima edizione del Premio Cairo, ha agganciato la sua vita al marmo a 16 anni, quando frequentava il liceo artistico. Le sue opere sono arrivate a New York e in Russia, ancora prima hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani quando ha fatto navigare una barca di marmo.

E dal 27 giugno alla Galleria Poggiali e Forconi a Pietrasanta se ne può vedere una selezione nella personale dal titolo Punk: icone del mondo classico tatuate come se fossero criminali russi, la serie Pneumatici Borchiati, una madonna che sembra di polistirolo e Obelisco, un traliccio dell'alta tensione portatore di luce nel mondo di oggi come lo furono gli obelischi egizi, rappresentazione di un raggio di Aton, Dio del sole. Fabio Viale invita a visitare la mostra "come il panorama da un belvedere, senza uno schema, cogliendo ciò che ti colpisce".

Nella prima sezione si incontrano l'iconografia classica e la Russia delle carceri: le copie del braccio del David di Michelangelo, del pugno di una statua romana e del torso di una statua greca vengono tatuate come se fossero di pelle umana. Perché i tatuaggi della criminalità russa?
È un incontro tra vita e morte, tra sacro e profano c'è la mano del David con sopra un teschio, alle immagini icona si sovrappongono pistole, simboli come quelli legati alla religione ortodossa. Ai tatuaggi mi sono avvicinato sei anni fa e ho scoperto un mondo che poi ho approfondito durante i miei viaggi a Mosca e San Pietroburgo: hanno un codice molto complesso che non va spiegato, lo capiscono gli iniziati, lo scopo è quello di raccontare una vita e di incutere timore.

Il Premio Cairo è una consacrazione, quale ritiene sia il punto di svolta nella sua carriera artistica?
Se parliamo di svolta concettuale sicuramente l'opera Ahgalla. Avevo appena terminato gli studi e ho scoperto che potevo fare galleggiare il marmo. Dopo aver testato un prototipo di un metro nella vasca da bagno sono andato a Carrara e ho convinto un cavatore a darmi a credito il marmo necessario. In due mesi, in una soffitta, l'ho trasformato in una barca. Ero terrorizzato che, una volta attaccato il motore, sul marmo si formassero delle crepe: e invece no, nelle acque nere del porto, ha funzionato tutto. Anzi, il giorno dopo, una soddisfazione enorme: sulla Nazione, in prima pagina c'era il titolo "In mare la prima barca di marmo".
 

Ora lavora insieme ad alcuni collaboratori, principalmente per la fase di sbozzatura. Gli esordi, invece, come sono stati?
Mi sono avvicinato al marmo al liceo artistico, sono andato a bottega per imparare il mestiere e anche all'inizio ho cercato di trarre dal marmo il mio sostentamento. E’ un materiale solo all’apparenza ostile, quando lo si scolpisce si crea subito un rapporto fisico. I primi anni lavoravo da solo, principalmente come restauratore e falsario. Mi spiego: un artigiano, ad esempio, aveva bisogno di un camino come se fosse del Settecento. E io lo facevo. Ma ho fatto anche le tombe per il Cimitero Monumentale di Milano.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
I progetti che segnano il mio percorso sono quelli che hanno il carattere della ricerca, della sfida, del superare i limiti. Quando ho fatto Ahgalla, ad esempio, ho consultato un ingegnere navale che mi ha spiegato che sì, la barca di marmo si poteva fare, ma cosa sarebbe successo con il motore potevo scoprirlo solo provando. Ora sto lavorando ad un automa di marmo che si muove grazie ad un meccanismo in lega che ho studiato insieme ad alcuni ingegnerei. È alto due metri ed è ispirato ad una bambola che aveva mia moglie.
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