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ITALIA

Aveva 20 anni

Suicida il calciatore Seid Visin. Genitori: il razzismo non c'entra

L'atto d'accusa contro il razzismo scritto due anni fa da Seid Visin è stato letto integralmente stamane nella chiesa di  San Giovanni Battista, accolto da un lungo applauso, nel corso dei funerali

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Il giovane calciatore Seid Visin, arrivato dall'Etiopia in Italia e adottato da una coppia di Nocera Inferiore (Salerno), si è suicidato impiccandosi nella casa della famiglia. Non aveva compiuto ancora 21 anni.

In una lettera aveva denunciato il razzismo: "Ovunque io vada, comunque sia, sento il sulle mie spalle come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone", aveva scritto. Il suicidio risale a due giorni fa, ma la notizia è stata confermata solo oggi.

Genitori: razzismo non c'entra
“Il gesto estremo di Seid non deriva da episodi di razzismo”. È la dichiarazione che i genitori di Seid Visin hanno affidato all'emittente Telenuova, chiarendo che la lettera che in queste ore sta circolando  è tratta da un post Facebook del 2019.

I genitori "escludono con fermezza ogni correlazione tra il gesto e la pista razzista", e arrivano a parlare di "strumentalizzazione" delle parole di Seid.

La lettera di due anni fa
L'atto d'accusa contro il razzismo scritto due anni fa da Seid Visin è stato letto integralmente stamane nella chiesa diSan Giovanni Battista, accolto da un lungo applauso, nel corso dei funerali. "Buon viaggio campione", uno dei messaggi affissi all'esterno della chiesa dagli amici che hanno indossato anche magliette con la scritta "Arrivederci fratello. Ciao talento".

Il ragazzo era nato in Etiopia ed era stato adottato in Italia, da piccolo, a Nocera Inferiore .Aveva giovato nelle giovanili del Milan insieme a Donnarumma e indossato la maglia del Benevento.Era tornato a casa a studiare e prendersi il diploma di liceo scientifico. Giocava ancora, ma nella squadra di calcio a 5 dell' Atletico Vitalica.

Tempo fa - si legge sul Corriere della Sera - aveva scritto parole drammatiche in una lettera mandata ad alcuni amici.

"Non sono un immigrato - si legge - sono stato adottato da piccolo.. ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovano lavoro...Dentro di me è cambiato qualcosa, come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone che che non mi conoscevano che ero come loro, che ero italiano, bianco. Facevo battute di pessimo gusto su neri e immigrati...come a sottolineare che non ero uno di loro. Ma era paura. La paura per l'odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati. Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo sono una goccia d'acqua in confronto all'oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un'esistenza nella miseria e nell'inferno. Quelle persone che rischiano la vita, tanti l'hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare, il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente 'vita'".

Sono anche i suoi compagni della squadra a salutarlo su Facebook ricordandone il sorriso, "l'indiscusso talento, la naturale straordinaria predisposizione a dare del tu alla palla, che restano impressi nella nostra mente" e "la refrattarietà a vedere il calcio come fonte di di guadagno. Vai via come sei arrivato, lasciandoci attoniti senza parole. A-Dios  talento enorme dal cuore fragile".

Ancora più straziante l'addio della sua psicoterapeuta, Rita D'Antuono D'Ambrosio, che il 3 giugno scorso ha messo in Fb un enorme cuore rosso accanto al suo nome, e poi ha  pubblicato una lettera del ragazzo del gennaio 2019, ora nel Corriere della Sera: "Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sento che si è capovolto tutto. Ovunque io vada, comunque sia, sento il sulle mie spalle come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone. Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me. E, come se non mi sentissi già disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovavano lavoro".
 
 "Ho conosciuto Seid appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere". Gianluigi Donnarumma, giovane portiere della Nazionale di calcio, racconta all'ANSA il suo dolore per un compagno di strada perso troppo presto: "Era un amico, un ragazzo come me". 
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