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ITALIA

La cooperante liberata

Silvia Romano, nuove minacce sui social. Presidente centro islamico: "Pronti ad accoglierla"

La 24enne ha inviato alcuni screenshot agli inquirenti. Il suo messaggio su Facebook: "Il peggio è passato, non arrabbiatevi per difendermi".  "Rispettare lei e la sua scelta" è l'invito del Card. Filoni. I jihadisti somali Shebab smentiscono che il proprio portavoce abbia rilasciato un'intervista a Repubblica 

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L'avvio dell'inchiesta della Procura di Milano per minacce aggravate non ha fermato la campagna d'odio contro Silvia Romano. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, la cooperante rapita in Kenia nel novembre 2018, e liberata sabato scorso dopo 18 mesi di prigionia, è ancora sotto attacco degli hater del web che, nonostante l'iniziativa della magistratura milanese, hanno continuato a postare sui principali social network messaggi con insulti e minacce di morte relativi, soprattutto alla sua scelta di convertirsi alla religione islamica. E' stata la stessa 24enne a inviare alcuni screenshot degli ultimi messaggi ricevuti ai carabinieri del Ros che conducono le indagini coordinate dal pm Alberto Nobili, capo del dipartimento antiterrorismo della procura milanese.

Sono per la maggior parte profili fake quelli da cui partono insulti e minacce. I carabinieri del Ros, che seguono l'indagine, si stanno concentrando soprattutto su Facebook, cercando di risalire alle persone che si celano dietro questi account fasulli. Il lavoro principale in questo momento è quello di fare una cernita delle migliaia di messaggi ricevuti. A oggi, però, nessuno è stato ancora compiutamente identificato e non risultano nomi nel registro degli indagati.

Presidente Centro islamico: "E' la benvenuta, pronti ad accoglierla in moschea"
"Se Silvia vuole venire in moschea è libera di farlo, la moschea è aperta a tutti, musulmani e non  musulmani. Silvia sarebbe la benvenuta, come tutti. A qualsiasi  musulmano io dico 'benvenuto'". Non usa giri di parole, Ali Abu  Shwaima. Il presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia,  contattato dall'Adnkronos, si dice pronto ad accogliere Silvia Romano,  qualora la cooperante decidesse di recarsi in moschea.

Nessuna regola da seguire o linee guida per chi, come Silvia, ha  deciso di abbracciare la religione musulmana. "Ci sono i libri -  spiega Ali Abu Shwaima - c'è il Corano, oggi disponibile anche online, ed è tradotto in italiano. Può studiare da sola oppure venire in  moschea se ha delle cose da chiarire o approfondire". Lì, spiega, "riceviamo anche molti cristiani che vogliono sapere  qualcosa sull'Islam, la moschea è aperta a tutti. Chi è convinto  sceglie l'Islam come religione, ci sono anche quelli che seguono  l'induismo o altre religioni, siamo in una società e in un Paese  democratico che dà libertà di pensiero e di fede a tutti".

La scelta di Silvia Romano di convertirsi all'Islam, sottolinea "è una scelta personale, noi non possiamo dire nulla, è una sua scelta". E  sul polverone di polemiche sollevato nei giorni scorsi, osserva: "il  problema è di chi fa polemica. Non si può entrare nella scelte di una  persona. Siamo in un Paese democratico, dove ognuno sceglie la  religione che ritiene più adatta a sé". Poi, commentando gli insulti  sui social, spiega: "Penso che ora sarà la magistratura a fare  chiarezza. Noi abbiamo fiducia nei giudici che approfondiranno questi  atti".

Quando ha saputo che Silvia era stata liberata "ho reagito come qualsiasi italiano - racconta Ali Abu Shwaima - sono stato contento che una concittadina fosse stata liberata dopo una prigionia di un  anno e mezzo". E a chi polemizza sul fatto che la giovane milanese  possa essere stata costretta a convertirsi, Ali Abu Shwaima replica: "Nell'Islam e anche nel Corano si dice che non c'è obbligo" di  conversione. "I musulmani - fa notare - sono un miliardo e mezzo, uno in più o uno in meno non cambia nulla''.

Card. Filoni: rispettare lei e la sua scelta
"Dobbiamo rispettarla,è stata in una situazione difficile, inimmaginabile. Dobbiamo lasciare che ritrovi la pace, che recuperi il tempo per riflettere sulla vita. Ribadisco: rispetto per lei e per la sua scelta". Così il cardinale Fernando Filoni, a margine di una conferenza stampa per la presentazione dei progetti straordinari in Terra Santa, in difficoltà a causa del blocco dei pellegrinaggi. Filoni, oggi Gran maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro, è stato Prefetto di Propaganda Fide e prima ancora Nunzio apostolico in diversi Stati, anche in Iraq al tempo della guerra. "La libertà religiosa è uno dei primi diritti dell'uomo, per me è il primo, e va rispettata. Non è questione di tolleranza, di concessione, è un diritto da rispettare ovunque", sottolinea il cardinale.

Silvia Romano su Facebook: "Il peggio è passato, non arrabbiatevi per difendermi" 
"Vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi, il peggio per me è passato, godiamoci questo momento insieme" scrive Silvia Romano su Facebook. "Sono felice - si legge - perché ho ritrovato i miei cari ancora in piedi, grazie a Dio, nonostante il loro grande dolore. Perché ho ritrovato voi, tutti voi, pronti ad abbracciarmi. Io ho sempre seguito il cuore e quello non tradirà mai". 

"Non vedevo l'ora di scendere da quell'aereo, perché per me contava solo riabbracciare le persone più importanti della mia vita, sentire il loro calore e dirgli quanto le amassi, nonostante il mio vestito". 

Nel post, la giovane ha voluto dire "grazie, grazie, grazie" a "tutti gli amici e le amiche che mi sono stati vicini con il cuore in questo lungo tempo". E ha ringraziato anche "chi non era un amico, ma un conoscente o uno sconosciuto e mi ha dedicato un pensiero. A tutti coloro che hanno supportato i miei genitori e mia sorella in modo così speciale e inaspettato: scoprire quanto affetto gli avete dimostrato per me è stato ed è solo motivo di gioia, sono stati forti anche grazie a voi e io sono immensamente grata per questo". 

Shebab: mai rilasciato interviste a Repubblica
I jihadisti somali Shebab hanno smentito oggi che il proprio portavoce, Ali Dhere, abbia rilasciato un'intervista a La Repubblica sul sequestro di Silvia Romano, bollata come "fake news"."Non c'è stata nessuna intervista del portavoce con nessun media sul caso Romano", ha detto l'organizzazione al sito Somali Memo, uno dei canali di comunicazione usati dagli Shebab. Nell'intervista pubblicata due giorni fa da Repubblica, Dhere ha confermato il pagamento del riscatto per la liberazione della cooperante italiana, affermando che i soldi verranno spesi per finanziare la jihad.

Don Ciotti: offese a Silvia dimostrano Paese malato
"Gli insulti e le offese a Silvia dimostrano come quanto sia ancora malato il nostro Paese.Il virus, in questo caso, si chiama "capro espiatorio". È il bisogno di costruire un nemico simbolico - chiamato ora"traditore", ora "reprobo", ora "impuro" - contro cui una comunità incattivita scarica il suo odio e la sua rabbia, e così nasconde agli altri e a se stessa le storture al proprio interno, la propria ingiustizia e la propria mancanza di umanità. Il capro espiatorio serve a dare illusoria compattezza a comunità disgregate". Lo scrive don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele.

"Silvia è una giovane donna che è andata in Africa per lavorare in un orfanotrofio e che ha vissuto il trauma terribile di un sequestro di persona. Liberata dopo un anno e mezzo, ha dichiarato di aver cambiato nome e di essersi convertita all'Islam durante la prigionia. Una comunità degna di questo nome dovrebbe darle il tempo di elaborare la sua esperienza,capire come ha influito sulla sua interiorità la terribile esperienza della prigionia. Sono vicende che non possono essere guardate da fuori con occhio freddo, giudicante o, peggio,cinico. Una comunità vera sa mettersi nei panni degli altri, a maggior ragione se gli altri soffrono o hanno sofferto.L'empatia è il collante della civiltà. Senza empatia precipitiamo nella barbarie. Quanto alla conversione all'Islam,non tutti i musulmani sono integralisti così come non tutti i cattolici sono reazionari. La fede autentica chiama in causa la coscienza e la responsabilità. È una faticosa ricerca di verità,non un imporre certezze travestite da verità.Sono certo che Silvia arriverà col tempo a capire quanto c'è di autentico nella sua conversione e quanto di dettato dalle contingenze terribili vissute. Nel frattempo dobbiamo lasciarla in pace e gioire con lei e per lei del suo essere viva",conclude don Luigi Ciotti.

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