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MONDO

L'esplosione per il cortocircuito di un trasformatore elettrico

Strage in Turchia: oltre 200 i minatori morti, un centinaio ancora intrappolati; contestato Erdogan

I parenti dei minatori hanno contestato il primo ministro Erdogan arrivato a Soma, prendendo a calci la macchina in cui viaggiava. Intanto continua la corsa contro il tempo dei soccorritori che stanno mandando ossigeno in profondità per cercare di far sopravvivere gli intrappolati. Manifestazioni contro le scarse misure di sicurezza nelle miniere ad Ankara e Istanbul

Primo Ministro Erdogan contestato a Soma
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I parenti delle vittime hanno contestato il primo ministro Recep Tayyip Erdogan arrivato a Soma. Hanno preso a calci e pugni la macchina su cui viaggiava. La folla gli ha urlato "assassino" e "ladro" e ha chiesto le sue dimissioni; alcuni tweet raccontano che è stato costretto a rifugiarsi in un supermercato. Violenti scontri sono scoppiati anche a Istanbul dove migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare le responsabilità del governo nella tragedia. La polizia ha usato gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla.

Intanto di ora in ora diventa sempre più tragico il bilancio dell'esplosione avvenuta in una miniera di carbone a Soma, 120 km da Smirne nella provincia di Manisa, nell' ovest della Turchia. È di 245 morti, tra cui un quindicenne, l'ultimo bilancio "provvisorio" del ministro dell'energia Taner Yildiz. I decessi sono stati causati da avvelenamento per monossido di carbonio. Il primo ministro Tayyp Recep Erdogan arrivato a Soma ha poi precisato che sono ancora oltre cento i minatori intrappolati ancora sotto terra.
L'incendio in fondo alla miniera, ha detto Yilmiz, non è stato ancora spento. I soccorritori continuano a portare ossigeno alle persone intrappolate perchè le maschere antigas dei minatori hanno autonomia limitata. Il governo ha decretato tre giorni di lutto nazionale per onorare le vittime, con tutte le bandiere sugli edifici pubblici esposte a mezz'asta. E dal Vaticano anche il Papa ha rivolto un pensiero alle vittime della tragedia.

Al momento del crollo sotto terra c'erano 787 persone, di queste circa 400 sono state tratte in salvo. Sono ottanta i minatori  rimasti feriti, di questi quattro in modo grave. Il disastro di Soma ricorda la tragedia del 1956 a Marcinelle in Belgio, in cui morirono 262 minatori in gran parte italiani.  

Il momento dell'esplosione
L'incidente è avvenuto durante un cambio di turno. L'esplosione che ha fatto crollare parte della struttura, raccontano i media locali, è avvenuta a due chilometri di profondità e sarebbe stata provocata dal cortocircuito di un trasformatore elettrico. Le gallerie sono state invase da fiamme e fumo spesso.

Protesta ad Ankara 
Un centinaio di dimostranti ad Ankara ha protestato per il disastro nella miniera di Soma, contro le misure di sicurezza ritenute carenti. La polizia ha usato gas lacrimogeni e idratanti per disperdere la folla che voleva arrivare al Ministero dell'Energia. 
 
Israele offre aiuto per soccorrere i sopravvissuti
Il 'Magen Adom David', il pronto soccorso israeliano, ha offerto alla Turchia il proprio aiuto - in termini di personale ed equipaggiamento medico - per curare i sopravvissuti. Il supporto di Israele arriva nonostante il recente deterioramento dei rapporti tra i due Paesi in seguito all'uccisione di alcuni attivisti turchi nell'assalto delle forze speciali israeliane a una flottiglia che cercava di aggirare il blocco imposto alla Striscia di Gaza. Un episodio che i due governi stanno faticosamente cercando di superare.

La sicurezza nelle miniere turche
La sicurezza nelle miniere di carbone turche è da tempo al centro di polemiche. Nel novembre scorso 300 minatori si erano rinchiusi in fondo alla miniera di Zanguldak, nella regione del Mar Nero, per protestare contro le insufficienti misure di sicurezza dell'impianto. L'anno scorso inoltre il principale partito di opposizione, il Chp di Kemal Kilicdaroglu, aveva chiesto in parlamento un'inchiesta sulla sicurezza nella miniera di Soma. La proposta era stata bocciata dall'Akp, che ha la maggioranza assoluta nella Grande Assemblea di Ankara. 
 
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