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EUROPA

Referendum

​Svizzera, da elettori "No" a legge su riduzione emissione Co2

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Gli elettori svizzeri hanno respinto la proposta di legge sull'anidride carbonica.

La Svizzera ha subìto le conseguenze dei cambiamenti climatici, affrontando un aumento delle temperature due volte più veloce rispetto al resto del mondo. I gas serra, e in particolare l'anidride carbonica, sono indicati tra i principali responsabili.

La proposta di legge avrebbe rafforzato la norma esistente sulla riduzione delle emissioni di Co2 entro il 2030, nuove tasse sui carburanti e sul gas che generano Co2 e sui biglietti aerei.

La proposta di ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 entro il 2030, gli svizzeri l'hanno bocciata di stretta misura, con il 51,59%. Secondo il ministro dell'Ambiente, non è un no alla lotta al cambiamento climatico: "molte persone vogliono aumentare la protezione del clima ma non in questo modo", ha commentato, mentre secondo il Wwf "chi ha vinto oggi dovrà assumersi le proprie responsabilità domani".

Bocciato no a pesticidi
Gli svizzeri hanno votato "no" a larga maggioranza (61%) anche alla proposta referendaria di vietare i pesticidi sintetici, mentre hanno accettato un indurimento delle misure di polizia per il contrasto al terrorismo, nonostante le preoccupazioni di Onu e associazioni di difesa dei diritti umani. Nessun grande Paese ha finora vietato i pesticidi di sintesi: solo il Bhutan aveva annunciato qualche anno fa di volerlo fare, per arrivare a un'agricoltura "100% bio".

La Svizzera è sede di uno dei più importanti produttori mondiali di prodotti fitosanitari, la Syngenta con sede a Basilea, l'unico cantone in cui ha vinto il "sì". Dal 2017, la società è controllata dal gigante cinese ChemChina. "È stata una scelta di buon senso e pragmatismo", ha commentato il presidente della Confederazione Guy Parmelin.

L'inasprimento delle misure preventive a disposizione della Polizia per la lotta al terrorismo è stato votato dal 56,58%. Le forze dell'ordine potranno pedinare, limitare gli spostamenti e convocare per colloqui tutti i sospetti a di sopra dei 12 anni. Secondo gli oppositori, la legge non rispetta di diritti fondamentali, e anche l'Onu, che ha molti dei suoi uffici a Ginevra, è scesa in campo criticandola aspramente in quanto dà alla polizia poteri arbitrari mettendo in discussione la politica sui diritti umani della Confederazione. "La Svizzera - ha detto il relatore Onu sulla tortura Nils Melze - avrà così la legge antiterrorismo meno professionale, più inefficace e più pericolosa del mondo, imbarazzante per lo stato di diritto". 
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