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ITALIA

Verso le dimissioni?

Torino: il Salone dell'auto lascia la città, Appendino furiosa

La sindaca accusa anche il vice e si riserva "qualche giorno per le valutazioni politiche del caso". Lui ribatte: "Mia posizione travisata"

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Il Salone dell'auto lascia Torino per la Lombardia, dopo cinque edizioni, e la decisione, annunciata dagli organizzatori nel tardo pomeriggio, ha l'effetto di una frustata che scuote la politica cittadina e la maggioranza M5s della Città. Il sindaco Chiara Appendino si dice "furiosa per la decisione del comitato organizzatore. Una scelta che danneggia la città". Ma i suoi strali vanno anche a consiglieri della sua maggioranza e al vicesindaco Guido Montanari (M5S). Alla scelta degli organizzatori della kermesse dell'automotive - dice la prima cittadina - "hanno anche contribuito alcune prese di posizione autolesioniste di alcuni consiglieri del Consiglio Comunale - e dichiarazioni inqualificabili da parte del vicesindaco". Poi aggiunge: "Senza sottrarmi alle mie responsabilità, mi riservo qualche giorno per le valutazioni politiche del caso".

Appendino si riferisce alle critiche, anche con parole forti secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, espresse da Montanari sull'organizzazione della rassegna motoristica. Il vicesindaco, però, pochissimi minuti dopo la nota della sindaca, precisato: "Ho sempre ritenuto che il Salone dell'auto sia una ricchezza della città e che si possa fare al Parco del Valentino con una mediazione tra esigenze degli organizzatori e fruizione del parco. Questa mia posizione è stata travisata per giustificare evidentemente scelte già assunte", aggiunge Montanari, che tende la mano ad Appendino: "Comprendo lo sconcerto e il disappunto della Sindaca e mi scuso per aver dato pretesto a polemiche strumentali".

Il trasferimento del Salone dell'auto a Torino - tra l'altro annunciato nel giorno del lancio della 500 elettrica nello stabilimento Fca di Mirafiori - riapre la ferita aperta dalle Olimpiadi invernali del 2026 assegnate a Milano-Cortina e sfuggite al capoluogo piemontese per il no dell'amministrazione cittadina.

"E' un'altra doccia fredda, - commenta Alberto Cirio, governatore del Piemonte - Torino non può continuare a perdere tutto quello che è stato costruito con anni di lavoro e fatica dai suoi cittadini, dalle istituzioni e da tutto il sistema produttivo e territoriale". Contro i M5s si scatenano le opposizioni in Consiglio comunale. Stefano Lo Russo, capogruppo dem, parla di una "furia distruttiva per Torino" come "non era neanche immaginabile. La città è stata saccheggiata e distrutta da amministratori inadeguati e inconcludenti". Osvaldo Napoli, capogruppo Fi, invita il sindaco a dimettersi: "Deve farlo contro la sua maggioranza che è passata sulla vita della città come le sette piaghe d'Egitto. Tre anni di opposizione a tutto, alle Olimpiadi invernali, al Salone del Libro, alla Tav".

Di Maio: "Sono con lei qualunque decisione prenda"
 "Oggi Chiara è giustamente molto arrabbiata per un'occasione di investimento che ha perso Torino, in cui ci sono anche responsabilità dei consiglieri M5S di maggioranza. Alcuni giornali dicono addirittura che voglia dimettersi da Sindaco. Qualsiasi decisione prenderà io starò sempre dalla sua parte. Dalla parte di chi, con il buon senso, ogni giorno passa il tempo a costruire una nuova Italia e non a demolire". Loscrive il capo politico del M5s e vicepremier Luigi Di Maio in un post difendendo la sindaca Appendino.

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