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ITALIA

Violenza sulle donne

Torino. Tunisino arrestato per aggressione nuova compagna tenta di impiccarsi

Mohamed Safi ha tentato di suicidarsi all'interno del Reparto detenuti dell'Ospedale Molinette dove è ricoverato. Il pronto intervento dei sanitari e degli agenti della Polizia penitenziaria hanno evitato il peggio

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di Tiziana Di Giovannandrea Mohamed Safi nel pomeriggio ha tentato il suicidio nel repartino detenuti dell'Ospedale San Giovanni-Molinette di Torino, dove è tuttora ricoverato. Il tunisino 36enne è stato arrestato dalla Polizia per il tentato omicidio della compagna che ha provato a sgozzare nella notte tra venerdì e sabato in strada, alla periferia del capoluogo piemontese. L'uomo lavorava come cameriere da due anni in un locale di ristorazione a Grugliasco, a 5 chilometri da Torino, e qui ha conosciuto la donna che avrebbe voluto uccidere.

In ospedale l'uomo ha tentato di impiccarsi con un cappio formato da un camice monouso e da alcuni brandelli di garze utilizzate per fermare al braccio un ago cannula. Nei minuti precedenti il tentativo di suicidio il tunisino avrebbe chiesto insistentemente una sigaretta che gli sarebbe stata negata. A salvarlo il pronto intervento dei sanitari e degli agenti della Polizia penitenziaria.

Nelle prossime ore Safi dovrebbe comparire dinnanzi al Gip per la convalida del suo arresto. 

Come noto Mohamed Safi, durante il permesso di lavoro dal carcere alle Vallette, dove si trovava per scontare una pena di 12 anni per l'omicidio della sua fidanzata, Alessandra Mainolfi, ha cercato di sgozzare l'attuale compagna a Torino verso l'una di notte. Ha colpito ripetutamente la donna al volto con i cocci di una bottiglia di vetro, sfigurandola. Il nervo facciale è stato lesionato e ricostruito al microscopio dai medici dell'Ospedale Maria Vittoria, dove è ricoverata. Se la donna non avesse indossato una sciarpa sarebbe morta. La donna dopo aver scoperto il passato dell'uomo, di cui era totalmente all'oscuro, avrebbe deciso di lasciarlo. Da qui l'assurda e feroce violenza contro di lei.

Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria)  ha commentato il tentato suicidio di Safi dicendo: "Ancora una volta la Polizia penitenziaria dimostra professionalità e spirito di sacrificio attestando, anche in questa occasione, di non fare differenza tra i detenuti, tutti considerati indifferentemente esseri umani". 

La Vicepresidente Telefono Rosa Piemonte, avv. Anna Ronfani considera che ci sono molte riflessioni da fare su casi come questo: "Chiudere un rapporto con un uomo sbagliato non sempre basta a mettersi al riparo dalla vendetta di maschi capaci di pensarsi solo padroni e castigatori". "Ci sono uomini che trattano le donne come oggetti di proprietà, negando il diritto all'incolumità fisica e psichica, fino alla distruzione dell'anima e del corpo - spiega Ronfani - E' il loro modo primitivo, perverso e criminale di accreditarsi come maschi. Ma è troppo superficiale e parziale dire che la ferocia maschile è la risposta immatura all'autonomia femminile, dal momento che colpisce indifferentemente sia le compagne 'disobbedienti' che quelle 'sottomesse'. Silenzio, sacrificio, solitudine e illusione di cambiamento nutrono la violenza maschile". 
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