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SALUTE

Trauma cranico, la radiografia non basta

Intervista col Prof Massimiliano Visocchi, Neurochirurgo dell’Università Cattolica Roma

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-Professore cosa intendiamo per trauma cranico?

Il trauma cranico è una condizione accidentale in grado di provocare lesioni ossee allo scalpo (ferite lacerazioni), alla scatola cranica (fratture aperte e chiuse) ed al cervello. In particolare in questo ultimo caso il trauma cranico può provocare emorragie, edema  o vasoparalisi, rispettivamente accumulo di sangue, acqua negli spazi endocranici  o aumento incontrollato del flusso ematico cerebrale secondario alla perdita del sistema di autocontrollo sul flusso cerebrale denominata "autoregolazione". Da tutte queste condizioni deriva un aumento della pressione all’interno della testa (ipertensione endocranica)

 - Quali sono i sintomi che dovrebbero farci sospettare che aver battuto la
testa non nasconde solo un bernoccolo?


 Naturalmente una perdita di coscienza, uno stato di sopore associato a vomito e forte mal di testa possono essere il segno iniziale di una cosiddetta sindrome da ipertensione endocranica. Ovvero, l'aumento di volume di una o di tutte e tre  i contenuti della scatola cranica:  cervello, sangue e liquido cefalorachidiano (quest'ultimo meglio conosciuto come "liquor " cerebrospinale). Quando si superano certi livelli, il cervello comincia ad andare in ischemia, condizione caratterizzata da una riduzione diffusa e pressocchè omogenea del flusso ematico cerebrale fino alla gravissima conseguenza irreversibile di arresto totale del flusso nota anche come "tamponamento cerebrale". Sopraggiunge allora il coma, che può presentarsi in cinque gradi di profondità, l'ultimo dei quali detto "depassè", profondo o irreversibile, è la cosiddetta "morte cerebrale", che costituisce la condizione medico-legale per l'espianto di organi.

Una lesione limitata (detta focale)  come la lacerazione, la contusione o l'ematoma pericefalico (raccolta di sangue tra cranio  e cervello) o l'ematoma cerebrale propriamente detto può, senza condurre al coma, essere associata ad un deficit di senso (ipoestesia/anestesia), di moto (paresi/paralisi) del corpo e dal carattere più o meno permanente. 

Inoltre, a distanza, dalla cicatrice cerebrale che ne deriva, può conseguire  l'epilessia, espressione di un'abnorme aumentata eccitabilità dell'elemento cellulare costituente del cervello: il neurone.

-Spesso, dopo un incidente, si corre in ospedale, la radiografia risulta
negativa, si torna a casa. Eventuali edemi cerebrali possono svilupparsi
anche in seguito?


Certamente una semplice radiografia non esclude la frattura e non indaga minimamente su eventuali lesioni del cervello che sono invece pertinenza della Risonanza Megnetica Nucleare (RMN) ed, in seconda istanza, della TAC. Quindi se i disturbi come cefalea e vomito persistono a distanza di 48 ore si rende indicato uno studio neuro radiologico più approfondito (RMN e TAC) non solo del cranio ma anche della colonna cervicale che potrebbe avere ricevuto un trauma diretto (frattura, dislocazione) o indiretto  come la distrazione (colpo a frusta)

- Come intervenite sul trauma cranico di lieve, media e grave entità?

Una volta effettuato uno studio attendibile con TAC o RMN e non avendo identificato alcun danno significativo si definisce il trauma lieve. In questo caso il riposo e l’attenta osservazione clinica per almeno 24 – 48 ore risultano fortemente  opportuni. 

Nel caso di un trauma di media gravità (con un danno che non necessita di trattamento  chirurgico (come confermato da TAC o RMN), alla semplice osservazione clinica in regime di  ricovero che può essere  superiore alle 24 – 48 ore. In tal caso si potranno somministrare diuretici al fine di mantenere sotto controllo l’edema cerebrale associato, monitorizzando i parametri vitali come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, respiratoria e la diuresi. Sull’impiego di cortisonici c'è discussione tra gli specialisti, anche se molti medici continuano a somministrarlo fino alla risoluzione dei sintomi. 

Nel caso di un trauma cranico grave invece, la via chirurgica sarà immediata anche se esiste un ampia forbice di condizioni cliniche. Infatti un neurotraumatizzato può presentarsi in Pronto Soccorso in due condizioni estreme: 1) in perfette condizioni neurologiche, situazione tipica dell'ematoma epidurale (sangue tra cranio e meningi cerebrali) che prima di portare alla morte per tamponamento cerebrale presenta un "intervallo lucido di qualche ora; 2) in coma grave.
In entrambe le condizioni si impone l’intervento chirurgico di urgenza che consiste nell’evacuare le raccolte di sangue (ematomi) coagulando i vasi lacerati  oppure addirittura effettuando un’asportazione di metà del cranio al fine di dare spazio al cervello (craniectomia decompressiva) fino alla risoluzione del quadro e poi restituirlo alla sua sede naturale con un secondo intervento. 

Naturalmente in alcuni casi gravi, il danno è considerato irreversibile ed ogni trattamento chirurgico risulterebbe inutile.
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