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SCIENZA

Decifrata stenografia su una copia cinquecentesca di Omero

Un italiano risolve il mistero dell'Odissea di Chicago

Il concorso, con un premio di 1000 dollari offerto dalla Fondazione Lang, ha generato una vastissima eco in rete

L'Odissea di Omero della Biblioteca dell'Università di Chicago
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di Stefano Lamorgese Una coppia di ricercatori italiani, Daniele Metilli e Giula Accetta, ha vinto il concorso indetto dalla Biblioteca dell'Università di Chicago per decifrare una scrittura misteriosa utilizzata per commentare un'edizione dell'Odissea di Omero stampata nel 1504 a Venezia.

Si sapeva già che la minuta stenografia disposta intorno al testo risaliva al XIX Secolo, ma nessuno era stato in grado di decifrarla, finora. Per questo era stato indetto un concorso rivolto ad esperti e appassionati di crittografia per risolvere il mistero.

Poi è arrivato Daniele Metilli (ingegnere informatico e studente: di informatica umanistica presso l'Università di Pisa, nonché al primo anno della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell'Archivio di Stato di Milano), che con l'aiuto di Giulia Accetta, ricercatrice specializzata in stenografia e lingua francese, ha svelato il mistero, riuscendo a decifrare l'oscura scrittura che contornava il testo greco.

Si tratta di un sistema di stenografia inventato da Jean Félicité Coulon de Thévenot (1754-1813) nel tardo Settecento ma in uso lungo tutto il XIX secolo; le annotazioni sarebbero per lo più traduzioni in francese di parole e frasi dal testo originale dell'Odissea.

I ricercatori italiani hanno risolto il mistero anche grazie a una data leggibile ("25 Aprile 1854") e a un'edizione del 1819, riveduta da un professore di stenografia, N. Patey, disponibile on-line. Armati di due traduzioni francesi dell'Odissea di Omero, quasi coeve (una del 1842, l'altra del 1854-1866), hanno portato a termine il lavoro di traduzione delle annotazioni prima di tutti gli altri.

Il sistema Thevenot
"Ogni vocale e consonante ha una forma iniziale che si combina con le altre lettere per formare nuove figure: le sillabe", ha spiegato Metilli. "Molto importante l'allineamento verticale, perché la posizione di un segno sopra o sotto la linea, o anche la sua lunghezza, ne possono mutare il significato".
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