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MONDO

Santa Sede

Vaticano, Macron in visita da Papa Francesco

Il presidente francese è giunto in Vaticano, accompagnato dalla moglie Brigitte e dal seguito. Il Papa dona a Macron medaglia di San Martino e ne sottolinea il significato: "La vocazione dei governanti in aiuto dei poveri". Sui migranti, Macron: cambiamento da accompagnare non con rigidità

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Circa cinquanta minuti di colloquio privato tra Papa Francesco e il presidente francese Emmanuel Macron, oggi in visita dal Pontefice in Vaticano. Bergoglio e il presidente si sono salutati con una cordiale stretta di mano e lo scambio di alcune battute all'arrivo del capo di Stato nella Sala del Tronetto, nel Palazzo apostolico vaticano, prima di entrare nella Biblioteca pontificia dove ha avuto luogo il colloquio privato.  Qui Francesco ha iniziato la conversazione con un sorriso che ha messo il presidente a suo agio. Accanto al Papa un sacerdote della Segreteria di Stato che fa da interprete. Il Papa lo ha presentato a Macron dicendo: "è stato molto tempo in Africa".

Colloqui cordiali
Nel corso dei "cordiali colloqui" che il presidente francese ha avuto col Papa e poi col cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal segretario per i rapporti con gli Stati mons. Paul Richard Gallagher, "sono stati sottolineati i buoni rapporti bilaterali esistenti tra la Santa Sede e la Francia, ed  stato rilevato, con particolare riferimento all'impegno della Chiesa, il contributo delle religioni alla promozione del bene comune del Paese". "Sono state quindi affrontate - riferisce una nota della Santa Sede - questioni globali di interesse condiviso, quali la protezione dell'ambiente, le migrazioni e l'impegno a livello multilaterale per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, specialmente in relazione al disarmo". "La conversazione - si aggiunge - ha inoltre consentito uno scambio di valutazione su alcune situazioni di conflitto, particolarmente nel Medio Oriente e in Africa". Infine, "non  mancata una riflessione congiunta circa le prospettive del progetto europeo". 

L'arrivo in Vaticano
Il presidente francese è giunto in Vaticano, accompagnato dalla moglie Brigitte e dal seguito. Il corteo di auto del capo di Stato francese è entrato in Vaticano attraverso Piazza San Pietro e l'Arco delle Campane e, accolto dal picchetto d'onore delle Guardie Svizzere, è arrivato nel Cortile di San Damaso. A salutare per primo il Presidente francese, il prefetto della Casa Pontificia mons. Georg Gaenswein.  Macron, in completo blu, camicia bianca e cravatta scura, con al fianco la signora Brigitte in abito nero, dopo mons. Gaenswein ha salutato i dignitari in attesa nel Cortile di San Damaso.

Lo scambio di doni
Papa Francesco, in occasione della visita, ha regalato al presidente francese una medaglia di San Martino, vescovo di Tours, tra i grandi santi della Gallia, celebre per l'episodio in cui cedette il suo mantello ai poveri,simbolo di generosità nei confronti dei  più vulnerabili. Nel donare il medaglione papa Francesco ha spiegato al presidente francese: "E' una medaglia realizzata da un artista romano del secolo scorso. Ritrae San Martino. E vuole sottolineare la vocazione dei governanti in aiuto dei poveri. Tutti siamo poveri". Il Pontefice ha anche donato a Macron i suoi documenti Evangelii gaudium, Laudato Si', Amoris Laetitia, Gaudete et exsultate e l'ultimo Messaggio per la Giornata mondiale della pace. 
Da parte sua, il presidente francese ha regalato a Francesco una rara edizione in italiano del 'Diario di un curato di campagna' di Georges Bernanos. 
Dopo la presentazione al Papa della delegazione francese e lo scambio dei doni, il presidente Macron e la moglie Brigitte si sono congedati dal Pontefice. La delegazione d'Oltralpe è  quindi andata a colloquio col cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.

L'appuntamento in Laterano per il titolo di protocanonico
Il presidente francese è arrivato poco dopo le 15 alla Basilica di San Giovanni in Laterano per ricevere il titolo di 'protocanonico d'onore del capitolo lateranense', rinnovando così un'antica tradizione del 1604, inaugurata da re Enrico IV dopo aver abiurato il protestantesimo. Risale al medioevo la tradizione che lega basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, alla Francia - "figlia prediletta della Chiesa" fin dai tempi di Clodoveo I - e ai suoi regnanti. Dopo che Enrico IV donò alla basilica di San Giovanni l'abbazia di San Pietro di Clairac, il capitolo, per ringraziare il sovrano, fece scolpire una sua stata in bronzo. Non solo: il capitolo insigne Enrico IV del titolo di protocanonico d'onore e ancora oggi, ogni anno, il 13 dicembre, data di nascita di Enrico IV, nella cattedrale si celebra la "Missa pro natione gallica".

Nell'ultima che è stata celebrata, il 13 dicembre scorso, l'arcivescovo vicario De Donatis ha ricordato le antiche tradizioni che legano la basilica alla Francia. "Da quando il re Enrico IV ha istituito questa Messa - ha scritto monsignor De Donatis in un messaggio letto in francese da un diacono - essa non ha mai cessato di essere qui celebrata, richiamando la comunità francese a Roma che viene alla sede del successore di Pietro a pregare per la prosperità del proprio Paese". Negli anni Cinquanta del XX secolo, la tradizione di prendere possesso del titolo  è stata ripresa dal presidente Ren Coty. Ne hanno poi seguito l'esempio Charles De Gaulle, Valery Giscard d'Estaing, Jacques Chirac e in tempi recenti Nicolas Sarkozy, che ricevette il titolo il 20 dicembre 2007. 

Sui migranti, Macron: cambiamento da accompagnare non con rigidità
La nostra epoca sta vivendo un cambiamento che va accompagnato con il dialogo e non con la rigidità. Lo ha affermato il presidente francese, Emmanuel Macron, nel suo intervento alla Basilica di San Giovanni Laterano, dove ha ricevuto oggi il titolo di protocanonico d'onore del capitolo lateranense. Il capo dell'Eliseo ha invitato, sempre in riferimento all'accoglienza, a fare prevalere il senso filosofico e trascendentale e quindi a evitare la chiusura verso gli altri. Nel suo intervento ha inoltre elogiato la laicità, come scelta di credere o non credere, affrontando così un tema per cui era stato criticato in patria.
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