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ITALIA

Bruxelles

Xylella, la Corte europea di Giustizia condanna l'Italia: non ha fatto abbastanza

Non ha attuato tutte le misure previste per arginare il contagio

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La Corte europea di Giustizia ha condannato l'Italia, oggi a Lussemburgo, per non aver attuato tutte le misure previste dalle decisioni Ue per impedire la diffusione in Puglia della "Xylellla fastidiosa", il batterio considerato responsabile del disseccamento degli ulivi in Puglia. Secondo la sentenza della Corte, alla scadenza del termine fissato dalla Commissione europea, il 14 settembre 2017, l'Italia aveva omesso di rispettare due degli obblighi che le incombevano in forza di una decisione dell'Esecutivo comunitario: in primo luogo, per non aver proceduto immediatamente alla rimozione, nella "zona di contenimento" (la fascia di 20 km della zona infetta confinante con la "zona cuscinetto"), di almeno di tutte le piante infette; in secondo luogo, per non aver garantito, sempre nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l'anno.

In questo contesto, in particolare, la Corte sottolinea che l'Italia non ha terminato l'ispezione annuale prima dell'inizio della primavera, stagione di volo dell'insetto vettore della Xylella (il "Philaenus spumarius", nota come "Sputacchina"), al fine di consentire la rimozione delle piante infette prima che il contagio potesse diffondersi.

La Corte Ue, tuttavia, ha respinto la domanda della Commissione europea di constatare un costante e generale inadempimento da parte dell'Italia dell'obbligo di impedire la diffusione della Xylella. Un tale inadempimento consisterebbe, secondo la Commissione, nel fatto che l'Italia non ha raggiunto il risultato perseguito dalla decisione della Commissione, che consisteva nell'impedire l'avanzata del batterio.

La Commissione sosteneva che vi fosse stata una ripetuta violazione da parte dell'Italia non solo degli obblighi che le incombono nella zona di contenimento (che effettivamente la Corte ha constatato non sono stati rispettati), ma anche degli obblighi relativi all'eradicazione del batterio nella zona delimitata, che comprende tutto il resto della zona infetta (praticamente tutto il Salento) e la "zona cuscinetto" (una fascia larga 10 chilometri fra la zona dio contenimento e la zona indenne).

Secondo la Corte, la Commissione non ha provato la violazione di quegli obblighi specifici, e la semplice constatazione della diffusione della Xylella non è una prova sufficiente. La Corte ritiene che la Commissione non abbia provato neppure la violazione, da parte dell'Italia, dell'obbligo di adottare tutte le misure necessarie per impedire la diffusione del batterio, né dell'obbligo di leale cooperazione sancito dall'articolo 4 del Trattato sull'Unione europea.
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