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MONDO

L'appello della famiglia

Zaki incontra la madre: "Sono esausto fisicamente e depresso"

"Chiediamo a ogni persona responsabile e a chi prende le decisioni di rilasciare immediatamente Patrick. Restituiteci nostro figlio e restituiteci tutte le nostre vite"

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La madre di Patrick Zaki ha incontrato il figlio sabato 19 dicembre nella prigione di Tora, dove lo studente egiziano dell'università di Bologna è detenuto da mesi, in Egitto. "Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui e mi deprimo a ogni tappa importante dell'anno accademico mentre sono qui invece che con i miei amici a Bologna", le ha detto. 

La donna racconta che "durante la visita, Patrick non era affatto se stesso, era diverso rispetto a qualsiasi altra visita e ci ha letteralmente spezzato il cuore". Inoltre, si legge nella dichiarazione rilasciata a nome della famiglia, "ci ha sconvolto sapere che è diventato talmente depresso da dire: 'Raramente esco dalla mia cella durante il giorno, perché non riesco a capire perché sono qui e non voglio affrontare la realtà per cui posso andare a camminare su e giù nel raggio di pochi metri, per poi essere rinchiuso di nuovo in una cella ancora più piccola'". 

"Nostro figlio - prosegue la nota - è una persona innocente e un brillante ricercatore, dovrebbe essere valorizzato, non rinchiuso in una cella. Dieci mesi fa, Patrick stava lavorando al suo master e pensava di terminarlo per poi proseguire con il dottorato di  ricerca".  "Ora come ora, il suo futuro è completamente incerto; non sappiamo quando sarà in grado di continuare gli studi, di lavorare e persino di tornare alla sua vita sociale, un tempo ricca. Chiediamo a ogni persona responsabile e a chi prende le decisioni di rilasciare immediatamente Patrick. Restituiteci nostro figlio e restituiteci tutte le nostre vite", conclude la famiglia. Il messaggio è stato pubblicato su Facebook da un gruppo a sostegno di Patrick Zaki.

Anche nella sua ultima lettera, datata 12 dicembre, Zaki aveva lamentato problemi alla schiena e parlato del suo stato mentale definito "non un granché".

Ieri, il ministro degli Esteri  Luigi Di Maio, ospite di Che tempo che fa, ha dichiarato: "Siamo al lavoro per far liberare Patrick Zaki e riportare in Italia Chico Forti, siamo impegnati per la verità per Giulio Regeni e Mario Paciolla, morto in Colombia. E' il momento che l'intera Unione europea si schieri sui diritti umani e in particolare sui casi Regeni e Zaky".
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