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MONDO

Informativa al Senato sull'Afghanistan

Di Maio: "Valutiamo presenza a Kabul con altri partner. Giudicheremo talebani dalle loro azioni"

Domani una nuova riunione a livello ministeriale sull'Afghanistan copresieduta dal segretario di Stato americano Antony Blinken. Guerini: "Abbiamo fallito nell''institution building". Colloquio Draghi-Xi Jinping sulla crisi afghana

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"L'Italia sta lavorando perché in Afghanistan non vengano cancellati i progressi faticosamente raggiunti in 20 anni, soprattutto per le donne", così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nella sua informativa al Senato sulla situazione in Afghanistan. "Quanto sta accadendo ci chiama in causa come donne e uomini", ha detto. "Le immagini strazianti dei profughi e le aspettative di pace e sviluppo di un intero popolo ribaltate in pochi giorni non possono lasciarci indifferenti. Vogliamo rimanere al fianco del popolo afghano".

"Le infrastrutture sono cruciali per lo  sviluppo. Ma quanto si è andato formando nelle menti e nei cuori degli afghani lo è ancora di più. Ed è più difficile da smantellare. La società afghana ha oggi raggiunto un livello di connessione che rende impensabile tornare a una situazione di chiusura e isolamento analoga a quella di un ventennio fa". "La missione internazionale ha garantito per venti anni che l'Afghanistan non fosse più un luogo sicuro per il terrorismo internazionale ma è altrettanto evidente il fallimento nella costruzione di istituzioni solide e rappresentative della società locale. Un tema quest'ultimo che richiede una approfondita riflessione in sede nazionale e a livello internazionale", ha affermato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Di Maio ha ribadito che è necessario il coinvolgimento di "tutti gli attori internazionali che possano contribuire alla definizione di una strategia sostenibile nei confronti dell'Afghanistan". Come Presidenza di turno, ha detto, "abbiamo proposto la piattaforma del G20, più ampia e inclusiva, per affrontare le principali sfide del dossier afghano. Stiamo verificando condizioni, modalità e tempistiche per un vertice straordinario dedicato all'Afghanistan, che potrebbe essere preceduto da riunioni preparatorie dei Ministri degli Esteri". 

"Questa crisi ripropone l'esigenza di un multilateralismo più efficace e inclusivo. E al tempo stesso la necessità di una forte coesione europea e di un'autonomia strategica e operativa dell'Unione nell'alveo delle nostre consolidate alleanze e in piena sinergia con i partner", ha detto ancora annunciando per l'8 settembre una nuova riunione a livello ministeriale con un formato ampiamente inclusivo, co-presieduta dal segretario di Stato, Antony Blinken. 

Di Maio, valutiamo presenza congiunta a Kabul con partner
"Con i Paesi dell'area e con i nostri partner che hanno già dislocato in Qatar i propri punti di rappresentanza competenti per l'Afghanistan, stiamo riflettendo sulla creazione di una presenza congiunta in Afghanistan - un nucleo formato da funzionari di più Paesi sotto l'ombrello dell'Unione Europea o, eventualmente, delle Nazioni Unite - con funzioni prevalentemente consolari e che serva da punto di contatto immediato. Si tratterebbe di una soluzione innovativa, per la quale sarà necessario un efficace coordinamento preventivo", ha detto il ministro che ha spiegato di aver già discusso del trasferimento dell'ambasciata a Doha "con il mio omologo qatarino, che ha confermato massima collaborazione". 

Di Maio, giudicheremo i talebani da azioni non da dichiarazioni
"Il secondo tema al centro del coordinamento internazionale riguarda l'atteggiamento da mantenere nei confronti dei Talebani e, più in generale, della futura dirigenza afghana. L'approccio dell'Italia si inserisce, anzitutto, nel solco di un'impostazione condivisa a livello europeo. Ne abbiamo discusso la scorsa settimana nella riunione informale dei Ministri degli Esteri dell'Unione in Slovenia. Per poter proseguire nel nostro sostegno al popolo afghano, abbiamo convenuto che giudicheremo i talebani sulla base delle loro azioni e non delle loro dichiarazioni", ha detto il ministro degli Esteri 

Di Maio ha precisato che le azioni dei Talebani saranno misurate rispetto a cinque paramenti: il ripudio del terrorismo e la cooperazione nel contrasto al narcotraffico, il rispetto dei diritti umani, in particolare di donne e minoranze, l'istituzione di un governo inclusivo e rappresentativo, la garanzia di incondizionato e sicuro accesso umanitario per le organizzazioni internazionali e il rispetto dell'impegno assunto ad assicurare libero passaggio a coloro che intendano lasciare il Paese. "Sono concetti che trovano ampia condivisione anche nei paesi che ho visitato in questi giorni. Certo ciò che stiamo vedendo in Afghanistan non è affatto incoraggiante", ha precisato.

La minaccia del terrorismo
"Il Paese non può e non deve tornare a essere un rifugio sicuro per i terroristi. Dobbiamo stringere alleanze e coinvolgere tutti gli attori, specie quelli della regione, che condividono questa stessa preoccupazione, oltre a Russia e Cina". Ha detto il ministro degli Esteri ribadendo che "gli attacchi del 26 agosto all'aeroporto internazionale di Kabul - con il loro pesante bilancio di vittime e feriti -testimoniano come il terrorismo rappresenti una minaccia concreta e immediata. Oltre all'Isis Khorasan, che ha rivendicato gli attacchi, nel Paese operano gruppi estremisti affiliati ad Al Qaeda, con cui i talebani mantengono talvolta un approccio ambiguo", ha spiegato. 

"Bisogna evitare che l'Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per la jihad mondiale e che il deterioramento delle condizioni di sicurezza dell'area si estenda a regioni nelle quali siamo impegnati come Sahel e Iraq", ha sottolineato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Chiaramente - ha sottolineato Guerini - le condizioni di riferimento sono profondamente diverse. In Iraq, ad esempio, sta crescendo in maniera significativa la forza delle istituzioni e la Nato ha l'occasione di rilanciare le proprie capacità di institution building mettendo immediatamente a sistema le criticità emerse nello scenario afgano. E sarà con questa visione d'insieme, in particolare, che l'Italia, a valle di una ponderata e approfondita valutazione anche di quanto avvenuto oggi in Afghanistan, assumerà nel prossimo 2022 il comando della missione Nato in quel Paese". Quanto al Sahel, "regione che è sempre più centrale negli interessi di sicurezza europei ed italiani e nella quale il nostro impegno è significativamente cresciuto", "anche qui dovremo portare le lezioni apprese dalla vicenda afgana - ha concluso il ministro - in termini di modelli di intervento ed approccio a 360 gradi rispetto alle problematiche di quei Paesi". 

Aiuti a chi vuole lasciare il paese
Oltre 120 mila persone hanno già lasciato l'Afghanistan, compresi interi nuclei familiari. Conclusa l'emergenza, ha sottolineato il ministro, è iniziata la fase della pianificazione e gestione della crisi. L'Italia continuerà ad aiutare gli afghani che intendano lasciare il Paese e ne abbiano titolo. Le operazioni dovranno naturalmente essere condotte in modo diverso, data la partenza definitiva dei contingenti militari e la chiusura della nostra Ambasciata a Kabul.

"Una settimana fa si è chiusa la prima fase, quella emergenziale, in risposta ad un succedersi degli eventi ben più rapido di quanto l'intera Comunità internazionale avesse previsto. La priorità è stata l'evacuazione - continua -. Nel giro di pochi giorni abbiamo messo in salvo e trasferito in Italia 5011 persone, di cui 4890 afghani (più della metà, donne e bambini), tra quanti hanno collaborato con le istituzioni italiane e appartengono a categorie vulnerabili. Il ponte aereo ininterrotto, realizzato grazie alla sinergia fra tutti gli alleati, ha consentito di far uscire dall'Afghanistan complessivamente oltre 120mila persone, compresi interi nuclei familiari". E l'Italia è tra i Paesi europei che ha evacuato il maggior numero di cittadini afgani, ha spiegato il ministro che ha ringraziato le forze armate, il corpo diplomatico e l'intelligence".  

"C'è rammarico e forte preoccupazione per chi non è riuscito a partire dall'Afghanistan e la Difesa offre piena disponibilità per eventuali ulteriori operazioni di evacuazione dal Paese". Così il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, nella sua informativa sull'Afghanistan in Aula al Senato. 

120 mln destinati ad aiuti a popolazione
Il Consiglio dei ministri ha destinato 120 milioni di euro a iniziative di resilienza in favore della popolazione afghana, all'assistenza ai rifugiati nei Paesi limitrofi, nonché alla partecipazione italiana all'attuazione di programmi internazionali di risposta alla crisi in Afghanistan. Si tratta di fondi originariamente destinati alla formazione delle forze di sicurezza afghane nell'ambito della delibera missioni.  Di Maio nell'informativa ha chiesto il sostegno del Parlamento "per autorizzare quanto prima l'attribuzione di queste risorse, da utilizzare entro fine anno", precisando che "le risorse per il 2021 verranno portate da 21 a 31 milioni di euro complessivi, destinandole a iniziative per l'assistenza alimentare, per servizi di salute materno/infantile, per la lotta alla malnutrizione infantile, e in generale per la tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione, come donne, minori e sfollati interni.

Infine un lungo applauso si è levato nell'Aula del Senato quando Di Maio ha ricordato il sacrificio dei 54 militari italiani caduti in Afghanistan. "A loro va la nostra gratitudine", ha affermato. Tutti i senatori presenti e i rappresentanti del governo si sono alzati in piedi. 

Colloquio Draghi-Xi Jinping su Afghanistan
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto questa mattina - rende noto palazzo Chigi - una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. La discussione si è concentrata principalmente - viene riferito - sugli ultimi sviluppi della crisi afghana e sui possibili fori di cooperazione internazionale per farvi fronte, ivi compreso il G20. Il Presidente Draghi e il Presidente Xi hanno discusso anche della collaborazione tra i due Paesi sia in vista del Summit di Roma, sia sul piano bilaterale. 
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