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MONDO

Volevano nominare il nuovo ambasciatore

I Talebani non parleranno all'Assemblea dell'ONU

Il dibattito generale dell'Assemblea  generale delle Nazioni Unite a New York terminerà senza un contributo  dall'Afghanistan, come si legge in una lista aggiornata dei relatori  diffusa dall'Onu

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Alle Nazioni Unite va  in scena  una  delle tante fasi dell'ascesa dei Talebani in Afghanistan. Una nota dell'Assemblea ha certificato che il dibattito, al palazzo di vetro di New York, terminerà senza un contributo  dell'inviato di Kabul che avrebbe dovuto parlare  come ultimo dei rappresentanti dei 193 stati membri, ma l'inviato del precedente governo di Ashraf Ghani spodestato dai Talebani, Ghulam Isaczai, ha  ritirato il suo nome. I Talebani avevano chiesto di poter essere loro a parlare  all'Assemblea dell'Onu e di poter nominare un loro ambasciatore, ma la Commissione per le credenziali non si è ancora riunita per discutere  la questione. I membri del comitato sono  Stati Uniti, Russia, Cina, Bahama, Bhutan, Cile, Namibia, Sierra Leone e Svezia. 
In una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierres, il nuovo Ministro degli Esteri del governo talebano, Ameer Khan Muttaqi, ha spiegato che " Ghulam  Isaczai non rappresneta più l'Afghanistan e che i Talebani vorrebbero nominare un nuovo rappresentate permanente alle Nazioni Unite" e il nome propostp è  Mohammad Suhail Shaheen che è stato il portavoce talebano durante i negoziati  in Qatar. Shaheen, lo scorso mercoledì parlando con Associated Press, ha detto "noi speriamo che l'ONU, essendo un organizzazione neutrale, riconosca l'attuale governo dell'Afghanistan". E ha continuato " Quando i Talebani erano al governo, dal 1996 al 2001, le Nazioni Unite rifiutarono di riconoscere quel governo e diedeo il seggio di rappresentanza al "signore della guerra" ed ex Presidente  Burhanuddin Rabbani, ucciso poi nel 2011 in un attentato suicida. Fu proprio il governo di Rabbani, nel 1996,  a portare in Afghanistan, dal Sudan, Osama bin Laden la mente degli attentati dell'11 settembre".
Ma il nuovo governo talebano pone notevoli problemi alle Nazioni Unite perchè molti degli attuali ministri, incluso quello degli esteri Muttaqi,  sono nella blacklist dei terroristi internazionali e finanziatori del terrorismo.  Si attende la riunione del comitato per le credenziali che farà richieste e forti pressioni per i diritti umani e garanzie per quelli di donne e bambine.

I giornalisti in Afghanistan 
Furto di identità da parte di alcuni sfollati  durante l'evacuazione seguita alla conquista di Kabul da parte dei  Talebani. E' la denuncia di un gruppo di giornalisti afghani che, nel  corso di una conferenza stampa, hanno chiesto l'avvio di una indagine  che faccia luce su quanto accaduto e che permetta loro di lasciare il  Paese, dove ora sono bloccati. Alcune istituzioni, hanno proseguito,  stanno rilasciando documenti falsi e tesserini per giornalisti a  cittadini comuni che possono così lasciare l'Afghanistan  gratuitamente. L'emittente Tolo News afferma che gli impiegati di  alcune realtà, così come i loro familiari, sono stati evacuati sotto il falso nome di reporter e operatori delle telecomunicazioni. ''Dopo la caduta del precedente governo, la maggior parte delle donne  ha perso il loro lavoro e ora si trovano a dover affrontare gravi  problemi finanziari'', ha detto la giornalista Farjunda Mohibi. Il  vice direttore della Federazione dei giornalisti dell'Afghanistan,  Hujatullah Mujaddadi, ha detto che si sta indagando sull'emissione di  ''documenti giornalisti falsi'' e dell'uscita fuori dal Paese di  persone ''sotto falso nome di giornalisti''. Secondo il sindacato dei  giornalisti, sono almeno 153 i mezzi di informazione chiusi in  Afghanistan dalla presa del potere dei Talebani lo scorso 15 agosto.

La Chiesa e l'Afghanistan
"A chi detiene il potere oggi a Kabul chiediamo senso di responsabilità, rispetto della persona umana e impegno a garantire l'accesso degli aiuti umanitari necessari a soccorrere la popolazione bisognosa". Così il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, nell'introduzione ai lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 29 settembre. "Benché l'Afghanistan sia già scomparso dalle prime pagine dei mass media", ha detto Bassetti, "assistiamo alle conseguenze di scelte che non hanno portato una pace e uno sviluppo stabili e duraturi, mentre la popolazione soffre pesanti forme di violenza, vendette e violazione dei diritti umani fondamentali, che hanno per vittime in particolare le donne e i minori".     Il cardinale ha poi parlato delle comunità cristiane dell'area, sollecitando "la Chiesa che è in Italia a partecipare ai programmi di sostegno in loco e di eventuale accoglienza dei profughi in accordo con le istituzioni nazionali".
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