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ITALIA

Roma

​Mondo di Mezzo. Appello conferma 6 anni per Alemanno

Corruzione e finanziamento illecito. Ex sindaco, sconcertante  

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Resta di 6 anni di reclusione la condanna per l'ex sindaco di Roma, Giovanni  Alemanno, coinvolto in uno dei filoni della maxi indagine della Procura di Roma sul Mondo di Mezzo. I giudici di Appello hanno ribadito l'impianto accusatorio nel confronti dell'ex primo cittadino a cui sono contestati i reati di corruzione e finanziamento illecito. 

Il procuratore generale Pietro Catalani aveva invece sollecitato una riduzione di pena a tre anni e 6 mesi chiedendo di riconoscere il solo reato di corruzione. 

"Sono sconcertato perché questa sentenza pur di condannarmi -ha commentato Alemanno a caldo - smentisce una decisione della Cassazione secondo cui i miei coimputati sono stati riconosciuti colpevoli di traffico di influenza. A questo punto io sono un corrotto senza corruttore, evidentemente mi sono corrotto da solo. Proclamo la mia innocenza come ho fatto sin dal primo giorno. Ricorrerò in Cassazione", ha aggiunto l'ex ministro dell'Agricoltura.   

I giudici di secondo grado hanno confermato le statuizioni civili e la confisca di oltre 298mila euro, somma ritenuta il frutto della corruzione. Ribadita la provvisionale di 50mila euro in favore di Roma Capitale e altrettanti per Ama, la municipalizzata dei rifiuti.   

La vicenda giudiziaria dell'ex primo cittadino della Capitale, che oggi era presente in aula, inizia nel dicembre del 2014 con una perquisizione domiciliare e l'iscrizione nel registro degli indagati nell'ambito della operazione Mondo di Mezzo. Nei suoi confronti l'accusa iniziale era di concorso esterno nell'associazione di stampo mafioso e corruzione. 

Per l'accusa di concorso esterno i pm chiesero e ottennero l'archiviazione nel febbraio del 2017. La posizione dell'ex sindaco venne, però, stralciata e per lui restò in piedi la corruzione a cui si aggiunse il finanziamento illecito. Secondo l'accusa, tra il 2012 e il 2014, Alemanno avrebbe ricevuto oltre 223mila euro mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. I soldi, in base all'impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno.

Nel corso della sua requisitoria il pg aveva definito come "poderosa" la sentenza di primo grado. Nelle motivazioni di quella sentenza i giudici della seconda sezione collegiale avevano affermato che "il modulo organizzativo utilizzato dall'ex  sindaco non è stato di certo un valido presidio a garanzia della trasparenza, dell'economicità ed efficienza nell'operato dell'Amministrazione comunale ma invece ha contribuito alla formazione di zone d'ombra idonee a ingenerare comportamenti distorsivi e illegittimi". Parlando della Fondazione Nuova Italia, a lui riconducibile, i giudici affermavano che "ha rappresentato per l'imputato un "portamonete" necessario per finanziare la propria attività politica nonché un salvagente per assicurarsi un sostentamento economico personale una volta terminato il periodo della sua sindacatura". 

Proprio oggi, infine, la Cassazione ha confermato la confisca dei beni per un valore di 30 milioni nei confronti di alcuni imputati nel procedimento principale. Il provvedimento riguarda, tra gli altri, l'ex ras delle cooperative romane Salvatore Buzzi e l'ex Nar, Massimo Carminati.
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