Italia

Salvini chiede all'Europa di ricollocare i migranti

Approdo negato anche alla nave della Guardia Costiera con a bordo 135 naufraghi

Si stimano tra i cento e i centocinquanta i morti nel naufragio avvenuto al largo della Libia. L'Unione europea in movimento per attivare la solidarietà fra gli Stati membri

La nave Gregoretti (LaPresse)

Porti italiani chiusi per le navi che trasportano persone salvate in mare. Anche se le navi sono della Guardia Costiera italiana come lo è la Gregoretti. Il Viminale guidato da Matteo Salvini nega il porto di Lampedusa ai 135 migranti soccorsi ieri da un peschereccio e trasferiti nella notte sulla Gregoretti. Il vicepremier ha però messo in moto la burocrazia europa. Il governo - fa sapere il Viminale - "ha ufficialmente interpellato la Commissione europea affinché coordini le operazioni di ricollocazione degli immigrati che attualmente sono a bordo di una nave della Guardia Costiera italiana. Si tratta di 135 persone. In attesa di risposte ufficiali, non è stato indicato alcun porto di sbarco". La richiesta è stata confermata da Bruxelles: la Commissione europea fa sapere che "questa mattina ha ricevuto dall'Italia una richiesta di svolgere un ruolo di coordinamento attivo per facilitare lo sbarco dei migranti soccorsi che si trovano attualmente a bordo della nave della Guardia costiera italiana Gregoretti". Un portavoce della Commissione ha precisato che  "come già fatto in molti casi simili in passato" Bruxelles "prenderà ora contatti con gli Stati membri".

Tragedia al largo della Libia
Ancora incerto il numero delle vittime della strage al largo della Libia: si temono 150 morti. Potrebbero essere tanti i morti nel naufragio di due barconi davanti alla Libia. L'allarme è stato lanciato dall'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati. Altre 150 persone sono state soccorse. Il barcone sarebbe partito da Khoms, oltre 100 chilometri a est di Tripoli. Secondo i sopravvissuti, a bordo si trovavano circa 300 migranti. Settanta i cadaveri che galleggiavano. Il comandante della motopesca bloccata in mare aperto: "Non li avremmo mai lasciati alla deriva, torneremo a casa dalle nostre famiglie dopo che avremo conosciuto la loro sorte. Abbiamo salvato cinquanta vite umane, cosa c'è di più importante?". A parlare è Carlo Giarratano, comandante del peschereccio "Accursio" di Sciacca (Agrigento) che in nottata ha soccorso un gommone con una cinquantina di migranti a bordo che in seguito sono stati trasbordati su una nave della guardia costiera che ha fatto rotta verso Lampedusa. Giarratano racconta: "Ci siamo accorti che era un gommone pieno di gente che chiedeva aiuto. Noi marinai di fronte a queste cose non abbiamo dubbi. Se c'è gente in pericolo in mare la salviamo, senza chiederci da dove arrivi, senza guardare il colore della pelle".

Libia recupera i corpi di donne e bambini
Le autorità libiche stanno recuperando i corpi dei migranti morti annegati nel naufragio avvenuto ieri al largo della città libica di al Khoms, costato la vita a oltre 100/150 persone, tra cui donne e bambini. Lo ha detto alla Bbc il portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Tarik Argaz, precisando di aver appreso dai sopravvissuti che erano circa 300 le persone a bordo del peschereccio partito alla volta dell'Europa. Secondo l'agenzia Onu, sono circa 147 i migranti tratti in salvo da pescatori e guardia costiera libica e fatti sbarcare ad al Khoms, a Est di Tripoli. Intanto, l'Unhcr ha riferito di almeno altre tre operazioni di soccorso condotte la notte scorsa al largo della Libia, con oltre 200 migranti sbarcati a Tripoli, Al Khoms e Zwara.   

Ue, ogni vita persa è troppo
"Stiamo seguendo da molto vicino" il caso del naufragio al largo della Libia e "per la Commissione è un terribile promemoria dei rischi che continua ad affrontare chi affronta questo viaggio molto pericoloso verso l'Europa. Ogni vita persa è troppo". Lo ha detto una portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud, rispondendo a Bruxelles alla domanda di un giornalista in merito al naufragio avvenuto al largo di Al-Khoms, per il quale si temono oltre 100 morti. "Il nostro obiettivo è di evitare che queste vite si perdano in mare e continueremo gli sforzi", ha detto la portavoce dell'esecutivo comunitario, concludendo che "al tempo stesso è anche un promemoria del fatto che accordi prevedibili sulla redistribuzione dei migranti dopo lo sbarco restano urgenti e necessari nel Mediterraneo".  

Ue, impedire i viaggi, ma salvare le vite
Il naufragio avvenuto ieri al largo delle coste libiche "ci ricorda in modo tremendo i rischi che ancora affrontano le persone che intraprendono questi viaggi pericolosi verso l'Europa", viaggi che vanno "prevenuti", anche se deve essere contemporaneamente continuato il lavoro "cruciale" di salvare vite in mare. Lo dice la vice portavoce capo della Commissione Europea Natasha Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. L'incidente, secondo quanto riportato da diversi media internazionali e dall'Unhcr, sarebbe avvenuto circa 120 km a est di Tripoli, e potrebbe aver provocato oltre 100 morti tra i migranti a bordo di due imbarcazioni che si sono rovesciate in mare aperto (l'agenzia Onu teme che i morti siano circa 150). 

11 sbarchi in Sardegna
Risale a ieri mattina, ma è stato reso noto solo oggi, un nuovo sbarco di migranti algerini sulle coste sudoccidentali della Sardegna. Attorno alle 10 un gruppo di dieci uomini e di una donna è stato avvistato dai bagnanti mentre camminava lungo la spiaggia di Porto Pinetto, nel comune di Sant'Anna Arresi. Sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Carbonia che hanno preso in consegna i nuovi arrivati, poi trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir (Cagliari) per le procedure di identificazione. L'imbarcazione con cui presumibilmente i nordafricani hanno raggiunto la Sardegna non è stata trovata. 
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