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POLITICA

La commissione Bilancio della Camera

Dl fisco: stop emendamenti per ripristino scudo ex Ilva

Per Luigi Di Maio è senza senso un voto sullo scudo penale e l'interlocutore dello Stato è ancora ArcelorMittal. Slitta  il ricorso cautelare urgente, ex articolo 700 del Codice di procedura civile, dei commissari di Ilva per stoppare il recesso

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Stop agli emendamenti al dl fiscale che chiedono di ripristinare lo scudo penale per ArcelorMittal nella realizzazione del piano per l'ex Ilva. La commissione Bilancio della Camera, secondo quanto si apprende, ha dichiarato inammissibili per estraneità di materia gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia.

Di Maio: senza senso voto su scudo
"Non credo si arriverà al voto sullo scudo penale per Arcelor Mittal" in Parlamento. "Non ha senso reintrodurlo perché ci hanno detto che comunque ci sarebbero 5000 esuberi". Ne è convinto il leader M5s Luigi Di Maio intervistato a 24 mattino su Radio24. Il ministro degli Esteri ha annunciato: "Impugneremo il recesso dall'ex Ilva presentato da ArcelorMittal".

Di Maio: interlocutore Stato è ancora ArcelorMittal
"L'interlocutore dello Stato è ancora Arcelor Mittal: abbiamo firmato un contratto e chiediamo di rispettarlo. Arcelor Mittal ha compiuto l'atto unilaterale di andarsene e non possiamo permetterlo", ha detto inoltre Di Maio Radio24. "È prematuro - ha aggiunto - parlare di alternative perché se lo facciamo stiamo già dicendo ad Arcelor 'non ti preoccupare perché i disastri li ripariamo noi', invece va responsabilizzato il soggetto che ha firmato il contratto, va fatta moral suasion e pressione per farla restare qui. Non lo abbiamo consentito a Whirpool di andarsene, non possiamo concederlo a Mittal". L'eventuale "nazionalizzazione non potrebbero vedere il 100% dello Stato perché a norme Ue vigenti non è possibile. Tuttavia il nostro obiettivo anche in sede giurisdizionale è fare in modo che Arcelor non vada via", ha concluso.

Slitta ricorso Ilva in amministrazione straordinaria
E, intanto secondo l'Agi, non sarà presentato nemmeno oggi al Tribunale di Milano il ricorso cautelare urgente, ex articolo 700 del Codice di procedura civile, con cui i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria puntano a stoppare sia il recesso della multinazionale ArcelorMittal dal gruppo ex Ilva, sia le conseguenze che questo recesso determina a valle, cioè su stabilimenti, impianti e personale dipendente. L'Agi lo apprende da fonti vicine al dossier, che specificano che la messa a punto del ricorso cautelare "è una cosa complessa, ci vorrà qualche altro giorno ancora. Poi, mediamente, nel giro di una decina di giorni dal deposito, il ricorso cautelare urgente dovrebbe essere esaminato".
 
Causa a sezione presieduta da Marangoni
La causa civile che ha preso avvio con l'atto di citazione depositato ieri in tribunale a Milano da Arcelor Mittal per chiedere il recesso del contratto di affitto dell'ex Ilva, è stata assegnata dal presidente Roberto Bichi alla sezione a specializzata in materie delle imprese e presieduta da Claudio Marangoni. La prima udienza, come indicato nell'atto di citazione, si terrà a maggio. Il presidente del tribunale Bichi ha assegnato il procedimento alla sezione a delle materie delle imprese non perché il caso ArcelorMittal-ex Ilva sia una materia compresa nella competenza funzionale prevista dalla legge, ma perché a Milano la quattordicesima sezione ha anche competenze su materie ordinarie tra cui le cessioni di azienda per le quali
il giudice è monocratico. È quasi certo che sarà lo stesso presidente Marangoni a occuparsi della causa che, come si legge nell'atto di citazione della società franco-indiana, è fissata per il 6 maggio 2020.

Al Gruppo M5s Senato spunta ok a scudo penale a tempo
Delega al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli di portare avanti insieme al premier Giuseppe Conte la trattativa con Arcelor Mittal, con il mandato di cercare di evitare la reintroduzione di una tutela legale. Ma qualora il gigante franco-indiano dovesse tornare a sedersi al tavolo si potrà valutare eventualmente la possibilità di uno scudo penale a tempo a patto che ci sia un ampio piano di risanamento ambientale. È questo in sintesi, riferiscono fonti parlamentari M5s, la tesi prevalsa ieri sera durante una riunione del gruppo al Senato durata tre ore con il responsabile del Mise Patuanelli. Patuanelli, riferiscono all'Agi alcuni partecipanti all'incontro di ieri, ha spiegato che si farà di tutto affinché Arcelor Mittal non receda il contratto e rispetti gli impegni. Ma per dare maggiori margini di trattativa ci sarebbe stata quindi un'apertura da parte di molti senatori affinché nella controproposta che il governo ha fatto ad Arcelor Mittal ci sia anche il tema dello scudo. Contrari a questa prospettiva alcuni senatori come Giarrusso ("Non possiamo permettere che l'Italia venga trattata come una colonia") e l'ex ministro Lezzi che ha proposto di affidarsi a Jindal oppure ad una soluzione che possa mettere insieme Cdp e una cordata di imprenditori italiani. I senatori hanno comunque sottoscritto un documento nel quale si è concordato che non ci dovrà essere alcuna fiducia qualora si arrivasse a votare la reintroduzione dello scudo penale e che comunque il tema dovrà eventualmente essere oggetto della discussione di un'ulteriore assemblea. Sulla questione ex Ilva si è parlato anche durante la riunione dei parlamentari di ieri, con Di Maio che ha spiegato che al momento occorre aspettare e prendere tempo, costringendo comunque Arcelor Mittal a restare. Molti deputati, spiegano fonti parlamentari, hanno sottolineato che in ogni caso serve una gestione collegiale e occorre muoversi all'interno del governo per cercare una soluzione comune.

Domani sit-in ambientalisti davanti a Prefettura
"Domani, a partire dalle ore 15, mentre a Roma si svolgerà l'ennesimo Consiglio dei Ministri monotematico sulla vicenda ex Ilva, le associazioni che fanno riferimento a Piano Taranto chiamano a raccolta la cittadinanza per un sit in che avrà luogo sotto la Prefettura". Lo annunciato le associazioni che invocato la chiusura del Siderurgico, le bonifiche con il reimpiego degli operai e la riconversione economica del territorio. "Ancora una volta - aggiungono - le decisioni riguardanti il futuro della nostra città e la vita di tutti noi  saranno prese a centinaia di chilometri di distanza. Riteniamo doveroso far arrivare ai tavoli romani la nostra voce, il nostro dissenso verso una politica industriale che ha deciso di sacrificare, sull'altare del profitto, la nostra salute". Le associazioni chiedono "con forza un accordo di programma che preveda la chiusura di ogni fonte inquinante, il successivo smantellamento e la bonifica e decontaminazione del sito su cui insiste il siderurgico.  Saranno gli operai diretti ed indiretti che, opportunamente formati, dovranno svolgere queste opere. Questa è l'unica strada percorribile per tenere insieme salute, ambiente e lavoro".  Il documento è firmato da Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FLMUniti Cub, Giustizia per Taranto, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, Tutta Mia La Città, Giorgioforever, Comitato Niobe, Collettivo Morricella e liberi cittadini.
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