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TECH

Dopo trattative con Google e Facebook

Copyright, l'Australia approva la legge per il rimborso dei contenuti editoriali online

Via libera al testo emendato: è la prima volta che i link ai contenuti vengono risarciti legalmente. Si apre la strada a possibili provvedimenti in Europa e Stati Uniti

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Il Parlamento australiano ha approvato una legge del tutto inedita, che costringe i colossi del web a pagare gli editori per i contenuti condivisi attraverso le loro piattaforme: un provvedimento che ora potrebbe essere preso come esempio in altri Paesi, dagli Stati Uniti all'Europa.

Canberra ha, in teoria, vinto il braccio di ferro con Facebook, che era arrivato a bloccare la condivisione dei contenuti delle testate giornalistiche australiane in risposta all'iniziativa del governo, per poi fare marcia indietro in cambio di alcune modifiche alla legge, ma resta il fatto che il testo definitivo attenua la rigidità dei punti più contestati dalle Big Tech.

In pratica, cessa l'obbligo di trattativa con i media e viene stabilito che i compensi saranno accordati tramite arbitrato in caso di fallimento del negoziato. L'ipotesi di arbitrato, tra l'altro, era già stata richiesta dagli editori europei e Microsoft, con un accordo per studiarne una formula annunciato pochi giorni fa. Microsoft e le rappresentanze dei media europei hanno esortato le autorità di regolamentazione dell'Ue a richiedere alle piattaforme online di stabilire un arbitrato per decidere come condividere i ricavi con gli editori di notizie, un punto nodale nello scontro tra Facebook e il governo australiano. In pratica, sostengono che le norme sul copyright, riviste dell'Ue nel 2019 e che entreranno in vigore a giugno, costringeranno Google e altre piattaforme online a firmare accordi separati di licenza con musicisti, autori e editori di notizie per utilizzare il loro lavoro, ma tali, sottolineano accordi non sono sufficienti senza la possibilità di un arbitrato. 

Google aveva minacciato di sospendere il motore di ricerca in Australia, ma poi ha deciso di puntare su accordi in separato,  con due reti tv locali, Nine Entertainment e Seven West Media per complessivi 60 milioni di dollari australiani l'anno (circa 39 milioni di euro) e, per una cifra non resa nota, con la News corp di Rupert Murdoch, che detiene il 60% dei media nel Paese. Dopo l'approvazione della legge. Google ha annunciato che pagherà per le notizie sul nuovo prodotto 'Showcase', che verrà presentato in Australia quest'anno, e Facebook retribuirà le testate che compariranno su 'News', altro prodotto destinato a essere lanciato nei prossimi mesi. 

La legge australiana incentiva i colossi del web a stringere accordi con gli editori sul pagamento delle news, ma se i negoziati falliscono entra in scena un arbitrato indipendente. Secondo il governo australiano, il processo negoziale è in questo modo "più equo", perché offre agli editori una leva maggiore. L'antitrust australiano (Accc) sostiene che gli editori hanno un potere negoziale molto ridotto o nullo di fronte a monopoli quali Google e Facebook e le dispute sul valore dei contenuti news verranno ora risolte dall'arbitrato, un meccanismo che secondo gli analisti protegge i fornitori di contenuti. Altro punto inedito,  le piattaforme tech dovranno comunicare in anticipo agli editori variazione dei loro algoritmi.

Il testo approvato prevede l'obbligo per il governo australiano di prendere in considerazione retribuzioni già in atto dalle piattaforme digitali per contenuti giornalistici, compresi gli accordi commerciali con gli editori. Inoltre il governo dovrà comunicare alla piattaforma con un mese d'anticipo l'intenzione di ricorrere all'arbitrato. La posizione delle piattaforme è che già ora aiutano i fornitori di contenuti, indirizzando il traffico verso i loro siti. Facebook e Google, ad esempio, sostengono che il loro compito è semplicemente quello intermediazione nell'aiutare gli utenti a trovare contenuti news.  I due colossi hanno promesso che spenderanno un miliardo di dollari ciascuno per le news nei prossimi tre anni. 

Entrambe le società hanno fatto molte pressioie sul governo australiano per cambiare la legge. Una regolamentazione che, afferma il governo australiano in una nota, assicura che gli editori "siano equamente remunerati per il contenuto che generano, aiutando a sostenere il giornalismo di interesse pubblico in Australia". 

Intanto, in Europa, Google nel novembre scorso ha annunciato la firma di un accordo con "un certo numero di editori della stampa quotidiana e di magazine francesi", tra cui Le Monde, Courrier International, L'Obs, Le Figaro, Libération, e L'Express, nel quadro dei negoziati sui cosiddetti diritti connessi al diritto d'autore.  Le news potrebbero presto tornare sul  motore di ricerca anche in Spagna. Il servizio Google News è sospeso  dal 2014, in risposta alla legislazione di Madrid che ha imposto il pagamento di una quota di licenza collettiva obbligatoria per ripubblicare titoli o snippet di notizie.  La questione è tornata sul tavolo anche perché la Spagna deve mettere in atto la direttiva sul copyright dell'Unione europea del 2019 entro giugno, come gli altri Stati, quindi il governo spagnolo potrebbe consentire alle aziende di negoziare accordi individuali con i fornitori di contenuti. Il ministero della Cultura spagnolo ha confermato che il governo sta lavorando a un progetto di legge.
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