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POLITICA

Verso il 7 gennaio

Scuola, Azzolina: per il rientro in classe ora servono test rapidi e tamponi

E sul Tpl la ministra dice: meglio i trasporti locali che quelli delle grandi città

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In attesa del rientro in classe dopo le festività natalizie il 7 gennaio così come indicato dal Dpcm del 3 dicembre, il Ministero dell'Istruzione pensa alle misure da intraprendere. In un'intervista a Sky, Lucia Azzolina ha parlato di implementazione dei tracciamenti e di trasporto pubblico.

"Serve una corsia preferenziale per test rapidi e tamponi, se ci fosse il caso di un positivo in classe i dirigenti scolastici devono avere risposte quasi immediate rispetto alla possibilità dei test rapidi in classe. Quando si è fatto, si è scoperto che i protocolli funzionano e la maggior parte studenti in classe non si è contagiata". "Adesso è possibile ripartire con il tracciamento" nelle scuole. 

E comunque "la scuola non ha contribuito alla seconda ondata dei contagi. Chi dice il contrario o ha sbagliato a sommare i dati o è in malafede". Secondo Azzolina serviva una pandemia per capire l'importanza della scuola: "Il Paese non ha avuto la necessaria considerazione della scuola nel corso degli anni, si è brutalmente tagliato. Oggi la rotta è diversa con una consapevolezza diversa. Tenere il primo ciclo aperto in tutta Italia, eccetto nelle zone rosse, non è stato facile". 

E sul trasporto pubblico locale così strettamente collegato alla riapertura delle aule aggiunge che "sui trasporti, da tempo avevo chiesto misure territoriali, non tanto regionali. Sui trasporti non si possono paragonare le grandi città e le piccole province. Nelle piccole province sarebbero già pronte, nelle città metropolitane invece il flusso di persone è più elevato e ci vorrà un supplemento di lavoro". 

Banchi nuovi
Stamane Azzolina ha scritto un post su Facebook per informare sulla consegna ultimata dei banchi nuovi. "Oggi le scuole hanno 2,4 milioni di banchi nuovi. Le consegne sono state praticamente completate", ha scritto la ministra ringraziando il commissario Domenico Arcuri e l'Esercito, "che ci ha supportato nella consegna durante l'emergenza". "In questi mesi è stata fatta tanta ironia su questi banchi - ha aggiunto - Sulle sedute innovative, che molte scuole hanno richiesto per migliorare la didattica in classe, favorendo, oltre al distanziamento, il lavoro di gruppo per il futuro, sono stati fatti meme, tante battute (alcune anche divertenti, a dire il vero) e attacchi feroci. 

Tanti parlavano e continuano a parlare di scuola senza conoscerla, avendola solo frequentata qualche anno fa. Sui banchi tradizionali monoposto qualcuno ha detto che non servivano, che abbiamo buttato soldi. Senza sapere, magari, che i nostri studenti sedevano su sedie malmesse e spesso utilizzavano banchi di qualche decennio fa". "Dicevano che non ce l'avremmo fatta- ha aggiunto ancora la ministra- Che i banchi non sarebbero mai arrivati. 

Abbiamo letto e ascoltato di tutto, compresi conteggi fuori dal mondo sui costi di questa operazione. Abbiamo risposto con i fatti. Fino a ieri migliaia di studentesse e studenti facevano didattica sugli stessi banchi dei nonni. Questa squadra lascia in eredità alla scuola nuovi arredi, dopo anni di immobilismo. Le chiacchiere passano. I fatti restano - conclude la ministra - Questo è un investimento che resta. Anche durante il periodo della pandemia abbiamo sempre lavorato pensando al futuro, facendo degli investimenti strutturali che non fossero solo legati all'emergenza di oggi. I banchi, di fatto, lo sono. Per la prima volta lo Stato ha fornito quasi 2 milioni e mezzo di nuovi arredi. Le nostre classi oggi hanno una fisionomia diversa. Non era mai successo. Orgogliosi di averlo fatto".
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