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ECONOMIA

Il salvataggio

Banche venete, governo al lavoro sul decreto. Preoccupazioni dal Veneto

La soluzione della crisi di Popolare di Vicenza e Veneto Banca in mano al governo. Grande attesa per il Consiglio dei ministri che deve disegnare la nuova cornice legislativa 

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di Tiziana Di Giovannandrea La soluzione della crisi per le due banche venete, Popolare di Vicenza e Banca Veneta, è  nelle mani del governo italiano. Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare oggi il decreto sul salvataggio delle banche venete mentre prosegue incessantemente il lavoro di limatura del testo del provvedimento. Confermato l'impegno per l'approvazione del decreto entro il fine settimana. 

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, assieme al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, hanno garantito che saranno prese tutte "le misure necessarie ad assicurare la piena operatività bancaria" di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, "con la tutela di tutti i correntisti, depositanti e obbligazionisti senior". Lunedì mattina all'apertura degli sportelli sarà tutto normale per i correntisti e si potrà continuare ad operare senza subire discontinuità nei servizi.

Dopo il via libera da Francoforte (Bce e SRB-Single Resolution Board) alla liquidazione ordinata delle due banche venete, senza la temuta risoluzione prevista dalla disciplina europea che avrebbe azzerato anche i detentori di obbligazioni senior e i depositi sopra i 100mila euro (bail in), Intesa Sanpaolo ha presentato le sue condizioni per rilevare le due ex popolari al prezzo di un euro simbolico. Il provvedimento del governo dovrebbe aprire la strada alla separazione delle "attività malate" dei due istituti da quelle "buone" con la creazione di una bad bank, creando così le basi per la cessione della parte sana a Intesa e garantendo la piena tutela di obbligazionisti senior e depositanti. Con il decreto si dovrà inoltre provvedere all'estensione della possibilità di utilizzare i 20 miliardi messi in campo con il salva-banche anche al di fuori delle ricapitalizzazioni precauzionali. Rimane sempre aperto il nodo degli esuberi e vedremo come si risolverà il braccio di ferro tra Tesoro ed Intesa sulle 4mila persone in uscita.

Intanto i Cda delle due venete hanno nuovamente fatto il punto della situazione mentre rabbia e preoccupazione sono i sentimenti dominanti tra soci e correntisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca; molti non accettano che la parola 'fine' sia posta con un decreto del governo. E c'è chi pensa, tra i soci, di ricorrere alla magistratura in quanto il governo, con un decreto dovrebbe intervenire anche sulle obbligazioni, ossia su un rapporto fra privati, compiendo un atto - sostengono - contrario alla legge. Ma quello che il Veneto, il suo territorio e le Piccole e medie imprese temono principalmente è la 'desertificazione' bancaria se l'operazione Intesa Sanpaolo dovesse andare in porto perché il sistema di Pmi veneto ha necessità di un credito tagliato su misura, e non erogato o negato secondo criteri standardizzati nazionali o europei. 

Risposte dal governo e dal ministro Padoan le chiede anche il governatore Luca Zaia. "Cos'è successo in appena una settimana per passare da una ricapitalizzazione precauzionale da 1,2 miliardi alla vendita di due banche a un euro? Quale posizione ha tenuto il governo in Europa? Se questa prospettiva fosse stata illustrata agli imprenditori in altri tempi probabilmente offerte sul territorio se ne sarebbero trovate. Penso per esempio alla nostra finanziaria Veneto Sviluppo, cui è sempre stato chiesto di trovare capitali sul mercato, ma non di acquistare due banche a un euro. Due condizioni un po' diverse", dice Zaia.  

Anche dal Friuli Venezia Giulia si levano proteste, al termine di un'assemblea degli azionisti ed obbligazionisti di Banche Venete, che non hanno aderito alla proposta di transazione e vogliono, assistiti dalla Federconsumatori, un fondo ad hoc. Presto, hanno annunciato, una protesta di fronte al Parlamento.  
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