Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/bonomi-dati-da-pil-di-guerra-rimbalzo-dovuto-a-industria-1fd885ca-2bc7-43b2-896c-00e5896f6cb7.html | rainews/live/ | true
ECONOMIA

"Dopo blocco licenziamenti serve riforma ammortizzatori"

Bonomi: "Dati da Pil di guerra, rimbalzo dovuto a industria"

"Gli investimenti pubblici dovevano arrivare prima del Recovery fund" sottolinea il Presidente di Confindustria che sul fronte degli stipendi poi avverte: "Non è il momento per l'italia di fare scioperi, i contratti vanno rinnovati, i soldi in tasca vanno messi in maniera sostenibile: se stiamo perdendo il 10% di Pil medio è ovvio che gli aumenti non possono avvenire su una variabile indipendente"

Condividi
"I dati sul Pil sono da situazione di guerra e siamo tornati al Pil pro capite di 26 anni fa. Ma c'è un rimbalzo grazie all'industria manifatturiera''. Lo ha detto il presidente di  Confindustria, Carlo Bonomi, all'assemblea di Assolombarda. "E' un momento di grande difficoltà, ma anche di grande opportunità e di riscatto, possiamo costruire un Paese nuovo. Nessuno si salva da solo - afferma - e noi ci battiamo perché abbiamo la consapevolezza di essere comunità, ci battiamo per la comunità nazionale". 

"I dati che abbiamo presentato sabato del Centro studi Confindustria hanno evidenziato un forte rimbalzo nel terzo trimestre, anche se il dato disaggregato vede una manifattura  che va molto bene e dei comparti che stanno soffrendo molto. Nel quarto trimestre, però, questo clima di incertezza dovuto alla recrudescenza della pandemia non ci fa  ben sperare. Per noi non sarà un quarto trimestre così positivo" sottolinea Bonomi.

La settimana scorsa il Mef "ha replicato alle osservazioni di Confindustria sulla stima futura degli  investimenti pubblici. Ma resta il fatto che quel dato lo scrive il Mef nella  Nadef, raggiungere quel 3%  del piano nazionale di ripresa e resilienza si può fare solo grazie agli investimenti aggiuntivi del Recovery Fund" ha detto ancora il presidente  di Confindustria: "noi ci saremmo aspettati qualcos'altro, ci saremmo aspettati che gli investimenti pubblici arrivassero prima del Recovery Fund".

"I fondi del Recovery Fund dovranno essere restituiti entro il 2058 - ricorda Bonomi - L'ultima rata di questo prestito sarà fatta pagare ai giovani che nasceranno tra 20 anni. Sono i  giovani ancora non nati che stanno prestando soldi a noi per il loro futuro. Abbiamo quindi una responsabilità storica, io me la sento e dovrebbero sentirla tutti".

"Non sono i soldi che cambiano il Paese, questo è il momento di fare riforme, di risolvere il nodi strutturali che hanno bloccato la crescita per anni - ha proseguito - Questa è  occasione per fare riforme di quel paese normale, che chiediamo tutti. Non possiamo ogni volta chiedere una deroga, poteri speciali: noi vogliamo un paese normale che funzioni". 

Bonomi poi ha sottolineato: "C’è grande fase di rinnovi contrattuali alla base della società che vogliamo vivere nel futuro. Una battaglia che stiamo conducendo tutti, non per dare meno soldi. Noi vogliamo fare i contratti, dare soldi ma in maniera sostenibile e intelligente". E avverte: "Non è il momento per l'italia di fare scioperi, i contratti vanno rinnovati, i soldi in tasca vanno messi in maniera sostenibile: se stiamo perdendo il 10% di Pil medio è ovvio che gli aumenti non possono avvenire su una variabile indipendente".

"Noi per primi ci rendiamo conto che nel momento il blocco dei licenziamenti dovesse venire meno, potremmo andare incontro a numeri preoccupanti. Non possiamo pensare di lasciare queste persone senza un reddito, ma dobbiamo guardare al futuro e dobbiamo - rimarca il Presidente di Confindustria - Noi abbiamo presentato a luglio una riforma degli ammortizzatori sociali. Credo che almeno una risposta sia dovuta. Non tanto a Confindustria ma nell'interesse dei lavoratori".

Il Presidente di Confindustria ricorda infine: "Mi viene detto: 'Bonomi critica troppo, farnetica'. Mi viene da sorridere: non appartiene a noi imprenditori lo spirito di polemica tanto per  antagonismo". "Noi - ha continuato - ci battiamo per la comunità internazionale. E   non dimentichiamo che la storia dell'Italia quando esce della guerra la mettiamo in piedi noi, con sforzo, tanto dovere e onestà".
Condividi